Per capire un maestro un’opera non basta

Alla Ricci Oddi di Piacenza Klimt è affiancato dai «maestri segreti» Carrà, Casorati, Marussig, Tosi e Usellini

Carlo Carrà, «I Pagliai», 1929
Valeria Tassinari |  | Piacenza

Da quando la vicenda del furto e del fortunato ritrovamento del «Ritratto di signora» di Gustav Klimt ha riacceso l’attenzione sulla bella raccolta d’arte otto-novecentesca piacentina, la grande visibilità dell’opera klimtiana nella collezione ha ispirato un progetto di valorizzazione di cui questa mostra costituisce la seconda tappa.

Parte dunque dall’affascinante signora viennese di Klimt e dal suo «Ritratto di vecchio» (1917), un toccante disegno poco visto prima d’ora, la mostra «Klimt e i maestri “segreti” della Ricci Oddi. Opere di Carlo Carrà, Felice Casorati, Pietro Marussig, Arturo Tosi e Gianfilippo Usellini» (fino al 9 gennaio) che Elena Pontiggia, con taglio attento e «sartoriale», ha cucito intorno ad altre cinque opere della Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi per inoltrarsi nella poetica dei loro autori, tutti italiani.

Per la verità non si tratta di maestri «segreti», perché Arturo Tosi (1871-1956), Carlo Carrà (1881-1966), Pietro Marussig (1879-1937), Felice Casorati (1883-1963) e Gianfilippo Usellini (1903-71), seppur con diversi livelli di notorietà, sono certamente riconosciuti tra le figure di spicco del panorama novecentesco; ma, dietro all’aggettivo, giustamente virgolettato come sottolinea la stessa Pontiggia, si intende la volontà di lavorare intorno alla sola opera della collezione per creare, attraverso prestiti privati mirati e non scontati, una cornice che favorisca la comprensione e la valorizzazione delle singole poetiche di personalità di cui vale la pena riconoscere l’originalità della ricerca.

L’allestimento crea per ciascun autore piccole isole inserite nelle sale della collezione, offrendo così al pubblico la possibilità di intrecciare i percorsi monografici con la visione di una raccolta molto varia, tra le più rappresentative del periodo tra il 1830 e il 1930, un secolo particolarmente «sensibile», specie per l’arte italiana. Un panorama ricco di suggestioni, di cui in mostra si ritrovano pienamente la varietà e la fragranza, tra declinazioni paesaggistiche e atmosfere sospese di realismo magico, visioni domestiche, amore per la figura e prime esperienze di trasgressione, come nella sorprendente pittura «alcolica» di Tosi, qui rappresentata da un nudo materico e informale che anticipa di oltre mezzo secolo le ricerche internazionali.

© Riproduzione riservata Arturo Tosi, «Estate», 1930
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