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Gallerie

Per Artissima l’online è fondamentale

La fiera mette in rete 194 gallerie con opere sino a 15mila euro

Jonathas De Andrade, «O espírito das águas / The water spirits», 2017, stampa a getto d'inchiostro pigmentato su carta fotografica Hahnemunle Fine Art Rag Baryta 215g 63 x 100 cm Ed. 10. Courtesy the artist and Continua, San Gimignano, Pechino, Les Moulins, L'Avana, Roma

Artissima è pimpante e dà segnali di attività, mentre a Miart, la sua agguerrita concorrente milanese, ancora tutto tace riguardo alla fiera che dovrebbe tenersi in settembre. E pimpante è anche la direttrice di Artissima, Ilaria Bonacossa, che racconta il progetto online Artissima Fondamenta, visibile dal 5 giugno al 5 luglio su artissima.art/fondamenta, il sito web di Artissima. «Di solito in aprile iniziamo le selezioni delle gallerie, ma ovviamente quest’anno era tutto fermo. Con i curatori delle varie sezioni della fiera abbiamo deciso di realizzare un progetto da sviluppare sulla nostra piattaforma, grazie al contributo della Compagnia di San Paolo. Avevamo già gli strumenti pronti e così è partita Artissima Fondamenta: le gallerie sono le fondamenta della fiera ma soprattutto del mercato ed è giusto sostenerle in questo frangente, racconta la Bonacossa. Forti degli studi su quel che è stato fatto online da gallerie e istituzioni durante la pandemia ma fedeli alla nostra identità, abbiamo chiesto alle gallerie di lavorare ognuna con un artista; sono così 194 con il tetto massimo di spesa di 15mila euro: non è la fiera online ma un distillato per allargarne il progetto. Venduto il primo lavoro, noi mettiamo online il secondo, ma i contatti e le vendite avvengono direttamente tra collezionista e galleria».

L’intento è anche quello di avvicinare nuovi acquirenti, soprattutto Millennials, per i quali la trasparenza è un requisito fondamentale e che spesso sono in imbarazzo a chiedere i prezzi, anche se le gallerie hanno posto qualche resistenza a vedere esposte cifre che di solito si sussurrano all’orecchio. Tre le fasce di prezzo: fino a 3mila euro, da 3mila a 10mila e da 10mila a 15mila.

Tutto è chiaro, il sito è di facile consultazione con le opere divise in sezioni come in fiera. «Sono un po’ penalizzate le opere più costose come quelle di Maria Lai, ad esempio, ma era importante rimanere nel range stabilito, è più invogliante, mentre sui social abbiamo deciso niente cifre, aggiunge la direttrice. Non stiamo facendo secondary market, sono spesso opere nuove: alla galleria Monitor non avevano nemmeno visto i lavori di Ian Tweedy; Mazzoleni propone Rebecca Moccia che aveva realizzato in primavera un progetto su Instagram, e con artisti italiani che finalmente lavorano con gallerie internazionali. Bea Bonafini lavora con la tedesca Bosse&Baum così come Luca Francesconi con Pedro Cera a Lisbona e Umberto di Marino a Napoli».

Michela Moro, edizione online, 5 giugno 2020

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