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Mostre

Per ARCOmadrid un’edizione all’insegna del dialogo

Direzione condivisa tra il direttore uscente Carlos Urroz e la subentrante Maribel López

Una veduta dell’edizione 2018 di ARCOmadrid. Foto: © Rosa Rodríguez

Madrid. L’originalità e il talento delle giovani generazioni di artisti e la ricerca di nuovi incentivi per collezionisti e galleristi, sono i concetti chiave della trentottesima edizione di ARCOmadrid, la più importante fiera d’arte contemporanea di Spagna, che quest’anno si svolge un poì  più tardi del solito, dal 27 febbraio al 3 marzo. In totale partecipano 205 gallerie (46 le new entry) di 31 Paesi: 167 fanno parte della sezione principale della mostra e le restanti si suddividono in tre sezioni: «Diálogos» con 13 gallerie, «Opening» (riservata alle gallerie attive da meno di sette anni) con 22 e Perù, il Paese invitato, con 15 gallerie che rappresentano 23 artisti.

Continuano a diminuire gli stand con opere di autori diversi e più del 40% dei partecipanti preferisce puntare su uno o due nomi, privilegiando una presentazione più curata e approfondita. La formula «Solo/Dúo» è una delle eredità che lascia Carlos Urroz, il direttore uscente che dopo 8 anni concluderà la sua esperienza ad ARCO, guidandone l’ultima edizione insieme a Maribel López, che gli succede al timone.

Benché tutti in seno all’organizzazione di ARCO assicurino di essere soddisfatti di questa scelta che dovrebbe facilitare la transizione, l’opzione di una direzione condivisa non convince. Molti la considerano addirittura una mancanza di rispetto verso Urroz che in questi anni ha migliorato la qualità e la professionalizzazione della fiera e ha contribuito a incrementare le vendite nonostante la crisi economica, anche se, su richiesta delle gallerie, ha considerevolmente ridotto gli spazi destinati all’arte più sperimentale e meno commerciale, così come gli eventi collaterali che secondo i galleristi distraevano il pubblico: un problema, del resto, comune a molte altre fiere d’arte moderna e contemporanea.

Come novità si potranno ammirare disseminate nei due padiglioni 20 opere di grandi dimensioni che confermano la volontà di presentare progetti ambiziosi di artisti come Waqas Khan (Sabrina Amrani), Jaume Plensa (Lelong) o Fernando Bryce (Espaivisor). Dopo il fiasco della sezione a tema dell’anno scorso affidata a Chus Martínez e dedicata a un futuro troppo simile in modo sospetto al passato, si ritorna alla formula del Paese invitato con il Perù che consolida la proiezione latinoamericana della fiera e la riconferma come referente europeo dell’arte di questo continente.

Il 70% delle gallerie sono straniere e di queste il 29% (40 gallerie di 12 Paesi) proviene dall’America Latina. L’Italia mantiene le 13 gallerie del 2018. Dieci espongono nella sezione principale: P420, Persano, Federica Schiavo, Prometeo Gallery, Raffaella Cortese, Studio Trisorio, Tiziana Di Caro, la nuova arrivata Thomas Brambilla, Continua (con un solo show di Antony Gormley) e Gentili con il duo Ulrich Erben/Ignacio Uriarte. Tre sono state selezionate da Ilaria Gianni per «Opening»: Car Drde con Joseph Montgomery, Operativa con Emiliano Maggi e Clima con Jason Gómez e Valerio Nicolai.

Roberta Bosco, da Il Giornale dell'Arte numero 394, febbraio 2019


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