Peggy e l’arte migrante

Per la prima volta in mostra la collezione non occidentale della Guggenheim

Veronica Rodenigo |

Venezia. «Migrating Objects» sono quelli che Peggy Guggenheim cominciò a collezionare tra gli anni ’50 e ’60. Del primo piccolo nucleo acquistato dal mercante d’arte newyorkese Julius Carlebach nel 1959 (poi ampliato) Peggy stessa parla con entusiasmo nell’autobiografia Una vita per l’arte: «Mi ritrovai orgogliosa proprietaria di dodici fantastici oggetti [...] si trattava di maschere e sculture della Nuova Guinea, del Congo belga, del Sudan francese, del Perù, del Brasile, del Messico e della Nuova Irlanda. Mi ricordai dei giorni in cui Max [Ernst] e io ci stavamo separando… e [lui] staccava dalle pareti tutti i suoi tesori, uno dopo l’altro: ora tornavano tutti da me».

Dal 15 febbraio al 14 giugno con il sottotitolo «Arte dall’Africa, dall’Oceania e dalle Americhe nella Collezione Peggy Guggenheim» una mostra presso la fondazione veneziana (a cura di Christa Clarke, R. Tripp
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