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Restauro

Peggio del terremoto

Riapre dopo 51 anni la quattrocentesca Chiesa Madre di Sambuca. Il consolidamento dopo il sisma del Belice è costato, tra varie ruberie, 4,5 miliardi di lire

La Chiesa Madre a Sambuca in provincia di Agrigento

Sambuca (Ag). Vittima del terremoto del 1968 e dei restauri degli anni ’70 che hanno contribuito al collasso dei muri riempiti con micidiali iniezioni di cemento, è stata finalmente restaurata e riaperta dopo 51 anni la straordinaria Chiesa Madre di Sambuca. Costruita nel XV secolo su una fortezza islamica, la chiesa era stata più volte trasformata. Oggi rivela l’antico l’aspetto grazie ai restauri che devono ancora rimettere in piedi il campanile crollato e riportare in luce le pitture seicentesche affiorate sotto la scialbatura durante i lavori. Anni di incuria e furti hanno spogliato l’edificio di quadri, bronzi, altari, arredi, pavimenti e dell’organo dell’Ottocento.

L’intervento di recupero ha preso avvio nel 2016, anno in cui Sambuca è stato eletto «Borgo dei Borghi», ma poco dopo a causa di forti piogge crollò il tetto, paradossalmente la parte su cui sembrava aver prodotto i danni minori il consolidamento degli anni Settanta per il quale erano finiti in tribunale amministratori e operatori delle ditte responsabili (molti dei 4,5 miliardi di lire erano finiti nelle tasche di tanti).

Fortunatamente arrivarono presto i finanziamenti dall’ufficio per i Beni ecclesiastici della Curia di Agrigento con cui si poté provvedere al rifacimento del pavimento, al recupero dell’altare maggiore e agli interventi più urgenti tra cui la ricostruzione del soffitto con materiali forniti dai laboratori artigianali della zona: calce, legno e pietra. Per la ricostruzione di quali fossero gli arredi preziosissime sono risultate alcune tesi di laurea della Facoltà di Architettura dell’Università di Palermo. In particolare quella di Francesca D’Antoni, che aveva raccolto documenti, testi e vecchie fotografie, rendeva possibile ricostruire l’aspetto perduto degli interni, ad esempio la forma della volta centrale a botte lunettata dove a ogni lunetta corrispondeva una finestra.

Di grande aiuto per architetti e tecnici sono state anche le descrizioni degli antichi affreschi poi scialbati. Non solo: altri documenti reperiti dagli studenti negli archivi del territorio hanno permesso di rintracciare in depositi dimenticati, quadri, statue, cimeli e arredi della Chiesa Madre e di altri edifici religiosi di Sambuca e dintorni. È così nato nella Chiesa del Purgatorio il ricco Museo Diocesano del borgo in cui è esposto un patrimonio scomparso da mezzo secolo.

Tina Lepri, da Il Giornale dell'Arte numero 395, marzo 2019


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