PARTE TERZA | Biaf, qualità museale in vendita

Molto elevato il livello delle proposte alla Biennale internazionale di antiquariato di Firenze che ha appena aperto. Fra i primi acquisti c’è quello di Vittorio Sgarbi, che sceglie da Sperone un bassorilievo di Casorati a 120mila euro per il Mart

Daybed del 1815 ca. di Tettamanti Antichità
Michela Moro |

I fuochi d’artificio sull’Arno hanno salutato in modo pirotecnico l’avvio della 32esima Biennale internazionale dell'antiquariato di Firenze, Biaf per gli addetti ai lavori, negli antichi e irregolari spazi di Palazzo Corsini che meglio di qualsiasi fiera si adattano alle opere esposte.

Buona energia tra i galleristi, recepita dal sindaco Dario Nardella, che ha sostenuto con piglio l’importanza della manifestazione, cui fa da corollario una intensa Florence Art Week densa di mostre ed eventi. Fabrizio Moretti, segretario generale Biaf, ha detto «siamo un museo in vendita, con le opere d’arte è un rapporto d’amore: questo mercato, di nicchia, dà la possibilità al pubblico di conoscere cose che non potrebbero avvicinare altrimenti».

In effetti, gli stand rigurgitano di opere notevolissime, i settantanove galleristi espongono il meglio delle loro ricerche. «È il lavoro di due anni almeno, racconta Alessandra Di Castro, stirpe di antiquari di razza, frequentatrice di Biaf col padre sin da piccola. Io, e tutti i miei colleghi, siamo molto scrupolosi nella scelta delle nostre offerte, questa è un’occasione troppo importante». Già il giorno della preview Di Castro ha venduto quattro raffinate consolles piranesiane, intagliate e dipinte e mostra il celebre ritratto di Giovan Pietro Bellori, uno dei padri autorevoli della storia dell’arte italiana, dipinto da Carlo Maratti intorno al 1672, anticipazione delle celebrazioni del 2025, quarto centenario della nascita dell’artista.

Anche Carlo Orsi, che espone Tiepolo e un divertentissimo fiammingo «Le Tentazioni di Sant’Antonio», ha venduto velocemente un dipinto di Gaspare Landi al suo dirimpettaio Gian Enzo Sperone, per 80mila euro. La vendita è stata lamentata, in maniera ironica, da Vittorio Sgarbi che l’avrebbe voluta per se stesso, mentre per il Mart di Rovereto, di cui è presidente, ha acquisito proprio nello stand di Sperone per 120mila euro «La dormiente», 1924, bassorilievo in gesso di Felice Casorati.
«La dormiente» (1924) di Felice Casorati, acquistata da Vittorio Sgarbi per il Mart da Gian Enzo Sperone
Nel medesimo corridoio delle gallerie appena menzionate (questo rende bene l’idea della qualità offerta) troneggia da Laocoon Gallery il monumentale Laocoonte di Vincenzo de’ Rossi (1525-1587), due tonnellate di marmo, celebrato a suo tempo tanto quanto il Laocoonte antico. L’antiquario Marco Fabio Apolloni racconta: «L’ho scoperto molti anni fa nel Château de La Mercierie, in Francia, ne ho intuita subito l’importanza. L’ho portato apposta perché vorrei venderlo in Italia, sono disposto a ribassare la richiesta di due milioni di euro se potesse trovare posto a Palazzo Vecchio».

Denominatori comuni a tutti i galleristi sono la competenza, la passione e il desiderio che le istituzioni pubbliche acquisiscano quanto offerto. «Gli unici che qui acquistano veramente sono gli Uffizi», dice Francesca Antonacci, galleria Antonacci Lapiccirella Fine Art di Roma, «noi addirittura esponiamo un’opera notificata di Antonio Canova, una delle poche in mani private. È l’Autoritratto di Giorgione, del 1792. Sarebbe bello se finisse in un museo italiano, noi vendiamo ai musei internazionali ma con tutte queste notifiche l’arte italiana non è veicolata abbastanza. Quest’opera era stata data per acquisita due anni fa, con prezzo accettato, dalle Gallerie dell’Accademia di Venezia, ma poi non se n’è fatto nulla». La valutazione odierna, con notifica, si aggira sui 700mila euro.

Spettacolari crocifissi sono i protagonisti da Robilant+Voena, Enrico Frascione e Moretti. Il primo è di Giovanni del Biondo, seconda metà del XIV secolo, da Frascione la «Croce dipinta» del 1295 ca., con S. Francesco e S. Chiara ai lati, di pittore umbro-marchigiano, e il Maestro del Crocifisso Corsi, primo quarto del XIV secolo, prende il nome dall’opera stessa. Tutte le opere sono offerte tra uno e due milioni di euro.
«Autoritratto di Giorgione» di Antonio Canova, AL Fine art Antonacci Lapiccirella
Seria ma non certo monotona, Biaf offre manufatti di ogni genere. Da Attilio Cecchetto Antiquario, il trumeau laccato a cineserie, Luigi XV (200mila euro), e le poltroncine dorate, Luigi XVI (45mila), riassumono il XVIII secolo; sono esposti vasi in marmo, ceramica e terracotta da Bacarelli; una testa di bambino in marmo di Adolfo Wildt da Matteo Lampertico; la riconciliazione con il paesaggio ottocentesco nei quadri di marine esposti da Parronchi; il daybed Regency, di gusto neoegizio, utilizzato da Audrey Hepburn sul set di «Guerra e pace», con tanto di foto, da Tettamanti Antichità; i ritratti di cani da Società di Belle Arti; da Roberto Campobasso ci si immerge in Napoli, siano le figurine da presepe che «L’Eruzione del Vesuvio del 1771» de Il Cavalier Volaire, offerto a 230mila.

Tra una galleria e l’altra si percorrono le sale di Palazzo Corsini, si attraversa un fascinoso grotto in stile tardo barocco, si arriva nella Sala del Trono, si riparte per la Sala da Ballo, incontrando da Pierluigi Pizzi, grande scenografo ed eccellente conoscitore, alla coppia Gimmo e Roberta Etro, collezionisti di lungo corso.

Benché Biaf sia la mostra mercato più importante al mondo per l’arte antica italiana, non mancano le gallerie contemporanee come Continua, che espone gli artisti classici, come Kapoor e Gormley, e Poggiali, con la parte più moderna del proprio repertorio. Gianluca Berardi ha lavorato sull’autoritratto tra ‘800 e ‘900, sul Realismo Magico con Cagnaccio di San Pietro e sull’eredità che ha lasciato l’Impressionismo, rielaborato da artisti come Nomellini, Moggioli e Sartorio.
«Mina da Fiesole» di Juana Romani, Galleria Berardi
Clara Santini, di Reve Art gallery, si focalizza sulle prime Biennali e sulla pittura veneta del periodo, con Marussig, Galileo Chini e altri artisti legati a Cà Pesaro. Si passa dai teatrini per marionette della fine del XIX secolo, riallestiti dai fratelli Colla da Robertaebasta, e si conclude la visita tornando ai caravaggeschi di Giorgio Baratti, che espone, e vende per 120mila euro, anche un misterioso e intenso «Ritratto di uomo ebreo», di Maestro norditaliano del XVI secolo. C’è tempo per meditare sui possibili acquisti, la Biennale chiude il 2 ottobre.

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