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Parma 2020+21 | Capitale Hospitale

Riparte il programma della Capitale italiana della Cultura: l’assessore Guerra spiega le novità

La città di Parma

«Certo, spiega l’assessore comunale alla Cultura Michele Guerra, responsabile istituzionale per Parma 2020+21 Capitale italiana della Cultura, non riusciremo ad avere il milione di visitatori che avevamo immaginato per la nostra città prima della pandemia. Ma, dopo l’allungamento al 2021, abbiamo attivato energie nuove e allargheremo il cartellone con numerose iniziative, in parte riprogrammate e in parte nuove. Indubbiamente si tratta di una sfida culturale e gestionale non semplice». Guerra, insieme alla coordinatrice dei progetti Francesca Velani e al resto dello staff, sta dunque riprogrammando il cartellone che ha già visto la presentazione di una nuova piattaforma e un’app relativa alle iniziative oltre a una nuova Parma Card 2020+21 cui si aggiunge un sito dedicato al volontariato.

Assessore Guerra, partiamo dai mesi di sospensione causa Covid-19. Com’è andata per voi?
Con l’inaugurazione del presidente Sergio Mattarella eravamo partiti molto bene soprattutto grazie alla condivisione del programma con la città, grazie alla marcia dei 15mila parmigiani che in pieno inverno vennero in centro seguendo l’iniziativa. Altro buon segno, a rafforzare la nostra muscolatura culturale, erano i dati delle prime mostre aperte. Poi, a inizio marzo, il tracollo, la frustrazione di associazioni e istituzioni: in quattro mesi da un sold out del sistema alberghiero siamo passati a quota zero. È stato scioccante.

Su che cosa avete ragionato per la ripartenza?
Dal giorno stesso della chiusura ci siamo messi a lavorare, da remoto, sulla riprogrammazione e oggi, per quanto riguarda le capacità organizzative e creative, siamo più maturi e consapevoli: a Parma la gente sta tornando, ovviamente non come in precedenza.

Che cosa avete perso?
Con le scenografie montate del «Pelléas et Mélisande» di Claude Debussy, il Teatro Regio ha annullato tutta la programmazione di questi mesi. Abbiamo congelato ogni attività, compresa la mostra di apertura a Palazzo del Governatore, «Time Machine», che ci stava dando soddisfazioni. Ora rimettiamo fuori la testa e, ad esempio, le mostre della Pilotta sono già ripartite, il resto riparte ora, a settembre. L’estate è stata un test e continueremo a organizzare in estrema sicurezza.

Come riprenderà il Regio, un simbolo di Parma?
Visto che lo stato di emergenza continuerà, ci preoccupa un po’ la nuova inaugurazione del Teatro fissata il 12-13 gennaio 2021: dovremo capire come portare la gente in teatro perché oggi si possono ospitare 200 persone e ciò è altamente diseconomico. In estate comunque il Regio ha offerto iniziative all’aperto, nel Parco Ducale.

Il 5 settembre invece l’evento ufficiale è Hospitale.
La scelta che abbiamo compiuto è legata all’ambizioso recupero dell’Ospedale Vecchio, grande come un quartiere, oltretorrente, lungamente abbandonato. Studio Azzurro metterà in collegamento tempo antico e tempo moderno, con la storia che viene rimodulata dalla tecnologia contemporanea. In attesa del 2021.

Che cosa accadrà?
A dicembre l’installazione chiude perché l’Ospedale tornerà un cantiere visto che occorre concludere il restauro, in attesa che nel 2022 si riapra con un museo multimediale della memoria. Abbiamo però molto altro, come la mostra dedicata a Luigi Magnani alla Fondazione Magnani Rocca, quella di Franco Maria Ricci al Labirinto di Masone nel 2021 e le rassegne di Parma e Fidenza dedicate a Benedetto Antelami che rimarranno aperte fino al prossimo anno.

L’allungamento ha previsto nuovi fondi?
Finora il Mibact non ha garantito nuove risorse per il 2021 dopo il milione di euro fornito per il 2020 mentre ci sono altri fondi per il settore spettacolo. Inoltre abbiamo i fondi del Comune di Parma e della Regione, oltre a tanti sponsor privati. Il budget complessivo è di circa 6 milioni di euro.

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