P.P.P. La voce di Pier Paolo Pasolini

Nei sei video della mostra a cura di Casa Testori in occasione del Meeting di Rimini

Pier Paolo Pasolini
Redazione |  | Rimini

«Manca sempre qualcosa, c’è un vuoto in ogni mio intuire. Ed è volgare, questo non essere completo, è volgare, mai fui così volgare come in questa ansia, questo “non avere Cristo”, una faccia che sia strumento di un lavoro non tutto perduto nel puro intuire in solitudine».

Sono parole di Pier Paolo Pasolini. Perché Pasolini oggi? Perché è un capitolo aperto nella nostra storia. Un intellettuale il cui scrivere, pensare, filmare, dibattere è sempre stato segnato da una ferita profonda. Si può pensare che si trattasse di una ferita personale.

In realtà se Pasolini è ancora così parola viva che brucia a quasi 50 anni di distanza è perché, per destino, si era fatto carico di una ferita collettiva. Pasolini è stato il testimone ferito di un mutamento antropologico, dove un mondo veniva spazzato via violentemente da un altro, sul quale convergevano i consensi di mercato e ideologia.

Ma che cosa si è perso nel passaggio da un mondo all’altro? Non si tratta solo di un problema sociologico: è un cambiamento che ha investito innanzitutto la sua identità e la sua persona. E che ha il segno drammatico di una «mancanza». Pasolini ha saputo far forza sulla nostalgia di ciò che era perduto, mettendo in azione un’intelligenza capace di smascherare senza temere lo scandalo, tutte le ipocrisie del nuovo mondo vincitore.

La forza di Pasolini sta dunque in questa coincidenza tra piano personale e pubblico. Per questo le sue parole, per quanto scaturite dalla sua esperienza di intellettuale senza patria, sono parole che pesano ancora sulla storia collettiva.

Il percorso della mostra a Rimini durante il Meeting per l'amicizia fra i popoli 2021 riaggancia questi due piani, facendo ricorso soprattutto alla presa diretta: sarà la voce di Pasolini, così tagliente e lucidamente dolorosa, a raccontarlo. Sei video mettono in scena altrettanti capitoli dell’agire pasoliniano, dal rapporto con sua madre alla morte, alla sua idea di città, all’educazione, alla poesia del creato. Una mostra non per parlare di Pasolini, ma per sentir parlare Pasolini.

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