Ora il MaXXI è anche abruzzese

La «succursale» del museo romano apre nel restaurato Palazzo Ardinghelli

Stefano Miliani |  | L'Aquila

Con l’intento dichiarato di prestare molta attenzione alla fotografia, di creare progetti in loco e di intrecciare rapporti con le istituzioni culturali del territorio, dopo i rinvii per la pandemia il 3 giugno parte il MaXXI L’Aquila nel restaurato Palazzo Ardinghelli, su piazza Santa Maria Paganica. «Punto di equilibro. Pensiero spazio luce da Toyo Ito a Ettore Spalletti» è la rassegna d’esordio curata da Bartolomeo Pietromarchi e Margherita Guccione della Fondazione MaXXI di Roma, presieduta da Giovanna Melandri.

«Sarà un laboratorio di futuro, aperto al territorio e alle sue energie, centro di produzione artistica e culturale, attento alle questioni del nostro tempo grazie alle intuizioni degli artisti, agli incontri, ai programmi di approfondimento e ai progetti educativi», scrive la presidente della Fondazione Giovanna Melandri. E per evitare il rischio che il museo venga percepito come un’astronave aliena? «Confidiamo nella rete che abbiamo attivato con le realtà locali e che continueremo a potenziare, spiega Pietromarchi. Mantenendo questo approccio, unito a una programmazione espositiva diversificata che proponga linguaggi ed espressioni diverse della creatività contemporanea, contiamo di guadagnare presto la fiducia del pubblico e di rendere Palazzo Ardinghelli un importante e aggiornato riferimento nel panorama culturale italiano».

La tappa inaugurale comprende opere commissionate appositamente a otto artisti: Elisabetta Benassi, Daniela De Lorenzo, Alberto Garutti, Nunzio, Ettore Spalletti (con una scultura eseguita seguendo le direttive dell’artista morto nel 2019), i fotografi Paolo Pellegrin e Stefano Cerio con progetti realizzati nel territorio abruzzese, e la russa Anastasia Potemkina; nel debutto espositivo i lavori degli otto si confrontano con oltre 60 pezzi della collezione del museo a firma di Alighiero Boetti, Yona Friedman, Piero Manzoni, Giulio Paolini, Michelangelo Pistoletto, Superstudio e molti altri.

Che cosa si aspetta Ester Coen, che per una ventina d’anni ha insegnato Storia dell’arte contemporanea all’Università aquilana? «Può essere una straordinaria occasione se accolta nella maniera giusta e se sarà un punto di una rete più complessa che unisce tutte le istituzioni artistiche ed espressioni culturali della città e della regione». Dipende quindi anche da come reagiscono L’Aquila e gli abruzzesi? «Non dipende solo dalle reazioni. Dipende da quanto il MaXXI L’Aquila proporrà, dal potenziale di energie che riesce a comprimere e diramare. Penso debba essere un museo aperto 24 ore su 24 come centro di diffusione di cultura e di accoglimento: i giovani aquilani non hanno più un luogo. Dovrebbe essere un vero laboratorio di idee e progetti, un motore alimentato di continuo, capace di creare un network internazionale innovativo: se rimane una vetrina d’esposizione non avrà utilità sociale e culturale».

E che cosa si aspetta Achille Bonito Oliva, nel 1970 tra i fondatori, docente e vicedirettore dell’Accademia di Belle Arti aquilana? «Che qui apra un museo d’arte contemporanea è positivo e non solo per la città. Il contemporaneo può far rivivere anche il passato, ce n’è bisogno. Alla distruzione del terremoto si risponde con la costruzione, l’arte è un atto di vitalità creativa che può incidere anche nel tempo. Vedo bene questo progetto». Per il primo anno gli abruzzesi e chi ha la card «myMAXXI» entrano gratis.

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