Operazione «Ritorno a casa»

Dai depositi di Roma e Milano ai musei di Matera e di località minori: 100 opere d’arte e archeologia tornano ai luoghi in cui (e per cui) furono realizzate. È il progetto del MiC per i «borghi» e il turismo lento

«Madonna con il Bambino e i santi Agostino e Maddalena» di Pomarancio (particolare)
Edek Osser |

Ha preso il via una complessa operazione di politica culturale che, per ora, restituirà 100 opere d’arte ai musei statali dei territori nei quali erano state concepite e realizzate. Ad oggi sono custodite nei depositi di 14 tra i maggiori musei del Paese e andranno a 28 musei di 13 regioni.

Questo «ritorno a casa» è soltanto la fase iniziale di un più ampio programma lanciato dal Ministero della Cultura, «fortemente voluto» dal ministro Dario Franceschini fin dal 2015 e curato da Caterina Bon Valsassina, già direttore dell’Istituto centrale di restauro e dal 2020 consigliere del ministro in materia di circolazione delle opere d’arte.

In questi anni, la Direzione Generale Musei ha selezionato 3.652 opere dei depositi di 90 musei statali che dovrebbero tornare nei luoghi d’origine per essere esposte nelle sedi nelle quali un tempo si trovavano. Di questa ampia selezione fanno parte le 100 opere già in corso di restituzione. Questo progetto fa parte di una più vasta e precisa politica culturale del Ministero: valorizzare una serie di musei periferici che in passato sono stati privati di alcuni dei loro tesori, trasferiti nei maggiori musei del nostro Paese dove, però, sono in gran parte relegati nei depositi e non più in mostra.

In totale, i 480 musei italiani dello Stato riescono a esporre circa un decimo del loro sterminato patrimonio artistico, composto da oltre 4,5 milioni di opere. La maggior parte di esse restano quindi invisibili, custodite in depositi dai quali hanno scarse possibilità di uscire. Spesso si tratta di opere «identitarie», legate alla particolare storia artistica di città e territori periferici. Il «ritorno a casa» delle prime 100 opere, già iniziato con il trasporto di due paesaggi di Salvator Rosa dal Palazzo Barberini di Roma al Museo Nazionale di Matera, si completerà entro il 2022 e sarà, per ora, un prestito della durata di 10 anni: si dà per scontato che diventerà poi soluzione permanente.

Parecchi dei quadri che «tornano a casa» vengono dalla Pinacoteca di Brera di Milano: tra questi, due Federico Barocci, «Ecce homo» e «Madonna con il Bambino in gloria»; un’altra «Madonna con il Bambino e i santi Agostino e Maddalena» del Pomarancio sono destinati alla Galleria delle Marche di Urbino; un’«Immacolata concezione» di Giovanni Baglione andrà al Palazzo Altieri di Oriolo Romano (Vt); il «Ritratto di Carlo V» di Tiziano e bottega, passerà invece dai depositi delle Gallerie degli Uffizi di Firenze alla Direzione Regionale Musei della Lombardia e verrà esposto per un anno al Palazzo Besta di Teglio (So). Torneranno a casa anche alcuni reperti archeologici (scelta curata dal direttore generale Musei del Ministero, Massimo Osanna): tra gli altri, la magnifica «Cista Prenestina» del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, che sarà esposta al Museo archeologico nazionale di Palestrina (Rm).

Questa prima fase dell’operazione «Ritorno a casa», è stata finanziata dal MiC con un milione di euro. Serviranno per le spese di imballaggio e trasporto e l’eventuale restauro. In accordo con il MiC, l’intero programma sarà seguito dalle telecamere della Rai che realizzerà una serie di trasmissioni di circa 20 minuti e un documentario finale che avrà diffusione internazionale.

© Riproduzione riservata «Ecce Homo» di Federico Barocci «Ritratto di Carlo V» di Tiziano e bottega «Madonna con il bambino in Gloria» di Federico Barocci
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