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Old Masters: vis-à-vis tra Christie's e Sotheby's

A Londra una sfida con autori (Van Dyck in primis), soggetti e date identici

Un «Paesaggio costiero» di Jan Brueghel il Vecchio. © Sotheby's

Londra. Anche quest’anno le grandi vendite di dipinti antichi a Londra propongono quello che è ormai diventato il consueto vis-à-vis fra Sotheby’s (5 e 6 dicembre) e Christie’s (6 e 7 dicembre) in cui la sfida tra le due si combatte con opere degli stessi autori (qui Van Dyck e Jan Brueghel il Vecchio), dello stesso soggetto (Mary Stuart figlia di Carlo I per Van Dyck, paesaggio per Brueghel) e dello stesso anno (il 1641, anno di morte di Van Dyck).

Accanto allo «Studio per ritratto maschile» di Rembrandt, datato 1650 ca e fino a pochi mesi fa esposto alla Rembrandthuis di Amsterdam (stima 6,8-9 milioni di euro), al «Paesaggio costiero» di Jan Brueghel il Vecchio (2-2,8 milioni) e al «Paesaggio invernale con pattinatori» di Pieter Brueghel il Giovane, firmato P Breughel e perciò successivo al 1616 (800mila-1 milione), la vendita di Sotheby’s presenta i due ritratti dei figli maggiori di Carlo I Stuart, il futuro Carlo II e Mary, principessa d’Orange, di Anton van Dyck, del 1641 (2,3-3,4 milioni e 690-910mila euro), provenienti dalla medesima collezione privata e negli ultimi cent’anni mai presentati sul mercato.

Con la figura dell’undicenne principe di Galles in piedi con l’armatura e le insegne dell’Ordine della Giarrettiera, la mano sinistra appoggiata sull’elsa della spada e la destra sul pomo di un bastone di comando, il ritratto segna un cambiamento nell’iconografia dell’erede al trono, quasi un passaggio all’età adulta evocato dalla «gravitas» più marziale e consapevole, a fronte dei celebri ritratti infantili accanto ai fratelli. Dello stesso 1641 il ritratto della sorella Mary, dipinto poco dopo il suo matrimonio con il principe Willem d’Orange il 2 maggio 1641, è verosimilmente la più tarda delle tre versioni note, tutte dipinte da Van Dyck nella primavera-estate del 1641. Qui la princessa è raffigurata ancora una volta in abito di seta arancio con collo e polsi di pizzo e ornato da nastri blu e con indosso l’anello nuziale e i gioielli ricevuto dal marito. Tuttavia, abito e dettagli non presentano la plastica brillantezza tipica di Van Dyck e, poiché nell’estate 1641 l’artista versava già in gravi condizioni di salute, è probabile che questa parte del ritratto sia opera del suo studio.

Il 6 dicembre Christie’s propone due aste allo stesso modo centrate sui maestri del Seicento olandese e fiammingo, per la prima provenienti dalla collezione di Eric Albada Jelgersma: da Frans Hals (coppia di Ritratti in nero, 1637, 9-13,5 milioni), Van Dyck («Doppio ritratto di George Villiers, duca di Buckingham e della moglie Katherine Manners come Venere e Adone», 1620-21, 2,8-4 milioni), Judith Leyster («L’allegra compagnia», 1629 ca, 1,7-2,8 milioni), Frans Snyders («Cacciagione, fiori, frutta, aragosta, cani e pappagallo», 1,1-1,7 milioni) a Jan Brueghel il Vecchio («Paesaggio boscoso», 3,4-5,6 milioni).

Nell’asta serale, accanto a «I proverbi olandesi» di Pieter Brueghel il Giovane del 1607 (4-6,2 milioni) il secondo dei tre ritratti (il primo e identico oggi nella Royal Collection, il terzo presentato da Sotheby’s) di Mary, figlia Carlo I d’Inghilterra, opera di Van Dyck, completamente autografo (5,6-9 milioni).

Giovanni Pellinghelli del Monticello, da Il Giornale dell'Arte numero 392, dicembre 2018


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