Oggi è il domani di ieri

Allo Spazio Bianco per il festival di fotografia PhMuseum Days autrici e autori che rifuggono da stili didascalici

Dal ciclo «Ukrzaliznytsia» di July Poly
Stefano Miliani |  | Bologna

Dai migranti nell’isola greca di Lesbo alla rutilante e colorata vita nei treni ucraini prima della guerra vista da Julie Poly, per passare alla minaccia delle armi nucleari con l’argentino Marcelo Brodsky, il festival internazionale di fotografia PhMuseum Days allo Spazio Bianco di DumBO (dal 23 settembre al 2 ottobre) affronta temi che vedono il nostro tempo e il futuro messi a repentaglio.

La rassegna, dal titolo «Today is Yesterday’s Tomorrow», alla sua seconda edizione, rifugge da stili didascalici presentando il lavoro di autrici e autori che con inventiva formale vogliono conferire forza all’immagine e alla storia.

Lo suggeriscono mostre come «Asphodel Songs» dove i francesi Agathe Kalfas e Mathias Benguigui, a Lesbo, accostano le migrazioni odierne a tracce della classicità e dell’esodo dei greci dalla Turchia nel 1922. O la svedese Arvida Byström, che con «Mythic Humanoids» riflette su immagini stereotipate ed edulcorate di ragazze dal timbro fantasy.

Se ha toni onirici la «Linea d’acqua» di Sara Palmieri, sulla memoria dell’alluvione del Polesine nel 1951, con «The Weight Of The Word» il fotografo Piero Martinello e lo storico Piero Casentini documentano disturbi e sindromi che da poco non hanno più il nome degli scopritori perché erano medici e ricercatori nazisti macchiatisi di crimini orrendi nei lager.

Completano il programma letture, proiezioni, incontri, performance e la personale «Neuromantic» della colombiana Ana Vallejo al Cassero Lgbti+ Center.

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