Non terrò la bocca chiusa!

Nella mostra «Turning Pain into Power» alla Kunst Meran Merano Arte 13 artisti consapevoli delle ingiustizie sociali denunciano violenza di genere, razzismo e discriminazioni

Una veduta dell’allestimento alla Kunst Meran Merano Arte. Foto: Ivo Corrà
Camilla Bertoni |  | Merano (Bz)

«I Won’t Shut Up», non terrò la bocca chiusa. Inizia con il monito di Monica Bonvicini la mostra «Turning Pain into Power» aperta alla Kunst Meran Merano Arte fino al 29 gennaio. Curata da Judith Waldmann, 13 gli artisti selezionati, è portatrice di un messaggio di consapevolezza in relazione alle ingiustizie sociali, punto di partenza per un lavoro sui rapporti tra arte, attivismo e formazione inteso a mettere in discussione pregiudizi e discriminazioni.

Un messaggio che riecheggia in Alto Adige con la mostra «Kingdom of the Ill» aperta al Museion di Bolzano e declinato nella Kunsthalle meranese su violenza di genere, razzismo e discriminazioni legate all’orientamento sessuale che possono indurre a conseguenze estreme.

Il diritto/dovere di «aprire la bocca» viene ribadito dai disegni a biro di Giuseppe Stampone, riproposizione di scatti storici e gesti epici nel percorso di rivendicazione di tale diritto, come quello inneggiante al black power di Tommie Smith durante la sua premiazione alle Olimpiadi del 1968, o quello del manifesto femminista di Agnese De Donato pubblicato nel 1973 nella rivista «Effe».

Philipp Gufler torna sulla violenza mediatica ispirandosi alla storia di Daniel Küblböck/Lana Kaiser, mentre il corpo dell’artista e poetessa guatemalteca Regina José Galindo diventa lo schermo su cui si proietta l’orrore della scomparsa di una trentina di donne al giorno nel Paese. Così come in Italia vengono uccise 200 donne all’anno.

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