Non compro più, regalo tutto: tutti felici, nessuno geloso

Il collezionista greco Dimitris Daskalopoulos dona 350 opere a Tate, Guggenheim, Mca Chicago e Emst di Atene: «Si trattava di un nucleo troppo grande per un solo museo»

Dimitris Daskalopoulos ha donato 350 opere, tra cui «Current Disturbance» (1996) di Mona Hatoum (a destra) alla Tate di Londra. Foto Natalia Tsoukalas. Cortesia White Cubee Alexander and Bonin. Foto Geoff Craddick/PA/Whitechapel Gallery
Gareth Harris |

Il collezionista greco Dimitris Daskalopoulos (Atene, 1957) ha donato a quattro diversi musei oltre 350 opere di arte contemporanea di sua proprietà. Si tratta di una delle maggiori donazioni mai realizzate, e le quattro istituzioni beneficiarie sono il Museo Nazionale di Arte contemporanea (Emst) di Atene (140 opere), la Tate di Londra (110), il Guggenheim Museum di New York e il Museum of Contemporary Art di Chicago, che condivideranno la proprietà di circa 100 lavori.

Daskalopoulos, che è a capo della Damma Holdings, società di investimenti e servizi finanziari, e che ha avviato la sua raccolta personale nel 1994, ci racconta: «Sono sempre stato convinto della mia scelta, quella di voler mettere a disposizione del pubblico le opere che ho acquisito nel tempo e con le quali ho instaurato un rapporto che ora culmina in questo passaggio. Non ho mai voluto creare un museo personale, non si addice alla mia personalità, e poi so che i musei che riceveranno le opere sapranno comprenderle, curarle e conservarle nel modo migliore. Daremo vita anche a una nuova rete di curatori che lavoreranno per gestire le varie anime della collezione e interagiranno per valorizzarla: spero che in questo modo si possano creare sinergie transoceaniche».

A lungo socio della Tate e in stretti rapporti con l’ex direttore Nicholas Serota, Daskalopoulos con il suo team era ben consapevole che «si trattava di un nucleo troppo grande per un solo museo», e quindi la collezione è stata analizzata e sezionata a seconda dei temi, degli artisti e dei musei di destinazione. «Ogni museo è stato libero anche di non accettare alcune delle proposte, ma pochissime opere hanno dovuto cambiare destinazione per evitare sovrapposizioni». Parte dei lavori, tra l’altro, sono anche già stati esposti in un museo, come la Whitechapel Gallery di Londra nel 2010, «segnale che si tratta effettivamente di una selezione coerente».
«Fillette (Sweeter Version)» (1968-99, cast 2001) di Louise Bourgeois © The Easton Foundation
Il Museo di Atene è certamente quello che beneficerà in misura maggiore del «regalo», dopo anni di traversie e proprio ora che la Grecia sta lentamente ripianando i propri debiti internazionali: «Queste opere, che ci aiuteranno a colmare lacune importanti, non potevano arrivare in un momento migliore», osserva Katerina Gregos, direttrice artistica del museo.

Oltre a molti artisti greci come Stathis Logothetis, tra gli autori rappresentati ci sono Louise Bourgeois, Steve McQueen, Sarah Lucas e Kiki Smith, che per Daskalopoulos restano, come d’altronde ogni creatore, coproprietari dei lavori, mentre chi come lui acquista è solo un intermediario, un facilitatore di connessioni. Il magnate greco, che ha anche voluto precisare di non beneficiare di alcuno sgravio fiscale in alcun Paese a seguito di questa donazione, ha comunque tenuto per sé altre opere, da cui non vuole staccarsi, anche se, dice, «ho smesso di collezionare, non vado più alle fiere d’arte, e le email delle gallerie le elimino senza neanche leggerle».

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