Non chiamatelo museo, è una Reggia

Il neodirettore Mario Epifani riapre il «nuovo» Palazzo Reale di Napoli

La Stanza Murat di Palazzo Reale
Olga Scotto di Vettimo |

La riapertura di Palazzo Reale di Napoli ha un valore particolare, consentendo al nuovo museo autonomo di ripartire nel segno dei propositi dichiarati dal direttore Mario Epifani all’atto del suo insediamento lo scorso autunno, successivamente condivisi con il neonominato Consiglio di Amministrazione (Marta Ragozzino, Alessandro Barbano, Guido Clemente di San Luca, Arturo De Vivo).

«L’autonomia del museo è l’occasione per restituire al Palazzo Reale la funzione di cuore pulsante della città», dichiara Epifani. «Vorrei quasi evitare l’etichetta di “museo”: il Palazzo non nasce come tale, è stato per secoli il centro del potere e la residenza di diverse dinastie. L’obiettivo è di recuperare la percezione di un luogo vissuto, nonché di un complesso architettonico intimamente legato alla città da un punto di vista storico, urbanistico e paesaggistico».

La strategia di valorizzazione prevede anzitutto una precisa e riconoscibile identità di Palazzo Reale, da costruire sia nel rapporto con la città sia nell’ambito di una più ampia rete che metta in relazione la reggia napoletana con le altre prestigiose residenze reali europee. Un segnale concreto in questa direzione proviene dall’Associazione delle Residenze Reali Europee, network internazionale che ha scelto Palazzo Reale come location della prossima Assemblea Generale (23-24 settembre).

La centralità del palazzo nel tessuto urbanistico e culturale di Napoli l’ha resa sede ideale per un Museo della città, progetto avviato nel 2013 la cui inaugurazione è prevista per la fine dell’estate. Nelle Scuderie borboniche recentemente restaurate si ripercorrerà lo sviluppo architettonico, artistico e sociale di Napoli, dall’antichità all’età contemporanea, attraverso supporti digitali e tradizionali associati a manufatti e documenti (tra gli altri, le lastre del Santuario dei Giochi isolimpici e del preesistente Gymnasium ritrovate durante gli scavi della stazione della metropolitana di piazza Nicola Amore). Approfondimenti su storie e vicende del palazzo saranno affidati a focus espositivi.

A settembre saranno esposte tre tele di Tommaso De Vivo raffiguranti «Episodi della Divina Commedia» (1863). Il nucleo di opere, commissionato per celebrare l’anniversario della nascita di Dante e destinato agli ambienti al secondo piano del palazzo, fu successivamente smembrato tra Palazzo Reale di Napoli («Inferno»), Biblioteca Nazionale di Napoli («Purgatorio») e Reggia di Caserta («Paradiso»).

Restaurate lo scorso marzo nei laboratori di Palazzo Reale in previsione dell’esposizione a Forlì («Dante. La visione dell’arte», Musei San Domenico, fino all’11 luglio), le tele si ricongiungeranno temporaneamente nella sede per cui furono realizzate. Altro approfondimento espositivo sarà a fine anno in collaborazione con l’Instituto Cervantes.

Dopo molti anni verrà esposto il ciclo completo delle 38 tele con «Storie di Don Chisciotte», conservate a Palazzo Reale (19 nei depositi), che servirono da modello per la serie dei famosi arazzi di manifattura reale napoletana (1758-79), in origine destinati alla Reggia di Caserta. Assieme ai cartoni preparatori saranno esposti anche alcuni pregevoli arazzi, attualmente allestiti nelle sale del Palazzo del Quirinale.

In attesa di realizzare questo programma, Palazzo Reale sarà la sede della terza edizione di «Napoli Città Libro» (1-4 luglio), il salone del Libro e dell’editoria di Napoli nell’ambito della Fiera del libro della Campania, promossa dalla Regione e da Scabec e dedicata a Luis Sepúlveda, lo scrittore cileno scomparso a causa del Covid, che avrebbe dovuto essere il testimonial di questa edizione.

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