Non c’è motore migliore del mercato per riattivare il turismo

Intervista con il Ministro del Turismo Massimo Garavaglia

Massimo Garavaglia
Alessandro Martini, Edek Osser |

Il neonato Ministero del Turismo non ha ancora una propria sede ed è ospite provvisorio nella vecchia Direzione Turismo del Ministero della Cultura (MiC) in spazi della Biblioteca Nazionale, a Roma. Aspetta che sia pronta quella definitiva, accanto al parco di Villa Ada. Dal 2 marzo Massimo Garavaglia, 53 anni, politico della Lega, è a capo del Ministero dopo l’esperienza come sottosegretario e quindi viceministro del Ministero dell’Economia e Finanza (Mef) nel primo governo Conte. Il turismo è tra i settori chiave della nostra economia, per l’Istat vale circa il 6% del Pil, il 13% compreso l’indotto. Garavaglia è già di fronte a una duplice sfida: rendere operativo al più presto il nuovo Ministero e stabilire una strategia efficace per i prossimi fondi del Recovery Plan europeo e per quelli stanziati dal Governo. Tra turismo e cultura, il Recovery Plan prevede una spesa di 6,6 miliardi ma non esiste ancora un piano dettagliato per i singoli interventi. Si attende di sapere come saranno suddivisi i fondi disponibili.

Ministro Garavaglia, lei ha dichiarato che proprio il turismo, settore strategico colpito duramente dalle norme antipandemia, sarà il primo a ripartire. Ma molti imprenditori hanno già chiuso l’attività: bar, alberghi, ristoranti, agenzie di viaggio, guide turistiche ecc. Il suo scopo immediato, ha detto, è quello di «tenere in vita più aziende possibile». Diciamo le cose come stanno: fino a che punto riuscirà a farlo davvero? Ha i mezzi per farlo?

Da marzo a oggi, il Governo ha stanziato a favore delle aziende del turismo poco più di 5 miliardi di euro. Con il primo Decreto Sostegni sono stati resi disponibili 1,7 miliardi al settore montano, agli esercizi commerciali dei centri storici, ai lavoratori stagionali, le agenzie di viaggio e i tour operator. Con il secondo Decreto, sono arrivati altri 3,3 miliardi: quasi il doppio del precedente provvedimento. A questi si aggiungono oltre 500 milioni stanziati dal Governo precedente e non utilizzati. Quindi, i mezzi ci sono, eccome. Di una cosa però sono sicuro: non c’è motore migliore del mercato stesso per riattivare il settore. E il mercato si sta muovendo, a giudicare dalle prime indicazioni che arrivano dalle prenotazioni.

La creazione del Ministero del Turismo rischia di spezzare lo strettissimo e necessario legame tra turismo e cultura, del resto mai del tutto integrati e a volte in conflitto. Il turismo è il denaro dell’arte. L’arte è la ragion d’essere del turismo. Come pensa di superare questo pericolo e come riuscirà a coordinare i programmi dei due Ministeri divisi?

Credo che la scelta del presidente Draghi di creare un Ministero del Turismo sia stata una scelta azzeccata; al di là della mia persona chiamata a guidarlo. Per un motivo molto semplice. Quando il turismo era agganciato ad altri Ministeri, era un po’ la «Cenerentola» di quei Dicasteri: una quarantina di persone della Direzione del Turismo per gestire il 14% del Pil. Un po’ poco. Un importante personaggio del secolo scorso diceva: la Politica cammina sulle gambe degli uomini. Ne sono convinto. I rapporti personali tra me e il ministro Franceschini sono ottimi, anche se abbiamo storie politiche diverse alle spalle. Pertanto, il coordinamento viene naturale: non solo per motivi istituzionali, ma anche per stimoli personali.

Quali sono i suoi primi progetti per il rilancio?

È una domanda che mi sento rivolgere spesso. E la risposta è la solita. Soltanto nelle Repubbliche socialiste sovietiche esistevano piani pluriennali di sviluppo per avviare rilanci (che poi non c’erano mai). Personalmente, la vedo in maniera un po’ diversa. Sono fermamente convinto che non siano i Governi a fare il Pil: lo fanno le aziende, gli operatori. I Governi possono fare regole e norme che agevolino il mercato verso la produzione di ricchezza. E credo che questo Governo si stia muovendo proprio in questa direzione.

Come interverrà il Pnrr elaborato dal Governo con finanziamenti dedicati al suo settore? Quanti fondi le servono?

Il Pnrr del Governo ha una sezione specifica per il turismo, per cui sono previsti 2,4 miliardi di investimenti che, con una facile leva finanziaria, possono diventare 5 miliardi. Nello specifico, ci sono 1,8 miliardi di prestiti per la creazione di un Fondo destinato a sostenere gli investimenti sostenibili per le strutture recettive. Il resto serve a creare un importante hub digitale e a finanziare il progetto Caput Mundi, in vista del Giubileo del 2025. Le risorse sono sufficienti, ma ancora più importante è la tempistica: devono essere spese entro il 2026.

Tra i compiti primari del suo Ministero, secondo i progetti di Governo e del Pnrr, ci sono la «digitalizzazione e ammodernamento delle agenzie di viaggio» e lei promette su questo «una vera rivoluzione». Quale? Le tecnologie digitali come miglioreranno i servizi e la qualità della vita dei turisti in Italia?

La sesta linea guida approvata durante il G20 Turismo, che si è tenuto a Roma il 4 maggio scorso, riguarda proprio la transizione digitale, necessaria perché siamo molto indietro in questo ambito, pur avendo potenzialità enormi che dobbiamo assolutamente riuscire a mettere in rete: da qui la necessità di creare un hub digitale, un ecosistema comune, che abbiamo finanziato nel Pnrr. Le tecnologie digitali non miglioreranno solo la vita dei turisti nel nostro Paese, ma anche quella di noi italiani: come ha spiegato anche il premier Draghi, il turismo dà lavoro a tanti, in particolare a giovani e donne, due categorie purtroppo ingiustamente svantaggiate.

Quali vantaggi verranno ai turisti dal nuovo portale italia.it? Come riuscirà ad aggregare «la filiera turistica pubblica e privata»?

C’è un proverbio inglese che dice: solo quando sei sul ponte saprai se riuscirai ad attraversarlo. Credo che il portale «Italia.it» debba essere profondamente rivisto proprio per renderlo maggiormente fruibile dai turisti italiani e stranieri. Ci stiamo lavorando, grazie anche all’attivazione delle risorse del Pnrr e nazionali.

Uno dei problemi che frena il nostro turismo è la mancanza di una promozione coordinata e unitaria, soprattutto all’estero. Secondo le norme attuali, «compiti e funzioni spettanti allo Stato in materia di turismo» devono comunque rispettare le decisioni delle singole Regioni che hanno spesso provocato sprechi, duplicazione di iniziative e perfino concorrenze dannose. Come risolverà questo problema?

Stiamo lavorando in squadra con le Regioni e con gli operatori: solo così possiamo recuperare quote di mercato. La vera sfida è il digitale che ci permetterà enormi passi avanti, soprattutto nella promozione: ora siamo molto più organizzati. È il discorso che facevo prima: una Direzione di un Ministero non può gestire il 14% del Pil.

Quale ruolo avrà l’Enit, ente pubblico economico che in passato si è dimostrato così poco efficace nel migliorare la nostra offerta turistica all’estero?

Non scopro certo l’acqua calda quando dico che l’Enit deve essere rafforzata e potenziata. Per queste ragioni, sono state avviate le procedure per la nomina di un amministratore delegato che avrà proprio il compito di migliorare il marketing dell’Italia nel mondo.

Lei ha scritto che il rilancio del nostro turismo, dopo il difficile 2020, resta frenato dalla carenza di infrastrutture: scarsa ricettività soprattutto al Sud, trasporti e strade inadeguati a raggiungere luoghi bellissimi ma ai margini dei grandi flussi turistici, isolamento di centinaia di borghi, parte del nostro grande «museo diffuso» sul quale agisce anche il MiC. A disposizione il MiC ha un miliardo dal Piano Nazionale dei Borghi e 500 milioni per il cosiddetto «turismo lento» con il progetto «Percorsi nella storia». Il Pnrr prevede anche 1,5 miliardi per ricettività e servizi turistici. Quali accordi avete preso con il MiC per agire insieme?

Le confido un segreto: il principio del «concerto» fra diverse amministrazioni. Le iniziative sia del Turismo sia della Cultura per l’utilizzo delle risorse a favore di questa o quella iniziativa vengono prese con il «concerto» dell’altro Ministero. Pertanto, ogni misura del Turismo, così come ogni misura della Cultura, è fatta d’intesa con l’altro Ministero. Mi lasci fare una battuta rubata a uno stratega militare prussiano: marciare divisi per colpire insieme.

Il «bonus vacanze» 2020 è stato un insuccesso. Sono stati richiesti e spesi meno del 10% dei 2,6 miliardi stanziati. Perché? Che cosa è mancato? Che cosa cambierà per il 2021 e per il 2022?

Il bonus vacanze aiuta le famiglie con un reddito basso per andare comunque in vacanza. C’era già l’anno scorso ma ora c’è una piccola grande novità: oltre agli alberghi lo abbiamo semplificato ed esteso alle agenzie di viaggio, proprio nell’ottica di spendere tutte le risorse. Non possiamo permetterci di aver risorse non spese dopo averle stanziate. Pensi che di quelle previste per il 2020, la metà è rimasta in cassaforte.

Il Ministero del Turismo non ha ancora una sede e l’organico del personale è insufficiente. Farete nuovi concorsi? Quando avrà una sede e una struttura pienamente operative?

Al momento, siamo ospitati presso la Biblioteca Nazionale. Ma è già stata individuata la sede definitiva in via di Villa Ada 55. Contiamo di trasferire gli uffici entro luglio. Per quanto riguarda l’operatività, il Ministero è pienamente attivo. Ho scelto uno per uno i dirigenti che mi accompagneranno in questa sfida. Il Consiglio dei Ministri ha approvato da pochissimo il regolamento del Ministero. Senza quell’atto non potevamo bandire i concorsi. Siamo in contatto con il Ministro della Funzione pubblica per avviarli il prima possibile.

© Riproduzione riservata
Altri articoli in OPINIONI