Ni-Maat-Ra veste in tulle di nylon

La mummia con la colonna vertebrale riposizionata all’interno delle due valve in resina. Da sinistra Francesco Mallegni, Ulderico Santamaria, Antonio Paolucci e Alessia Amenta
Francesca Romana Morelli |

Città del Vaticano. Ha il carattere di un restauro sperimentale l’intervento sul corpo della mummia femminile di Ni-Maat-Ra proveniente dal Fayyum, condotto dal Reparto per le Antichità Orientali dei Musei Vaticani, cui afferisce il celebre Museo Gregoriano Egizio. Il progetto è il primo passo di una campagna volta alla conservazione e allo studio delle sette mummie umane conservate nel museo sotto la regia del direttore del Reparto per le Antichità Orientali, l’egittologa Alessia Amenta. Per i Musei Vaticani hanno così collaborato l’intero Gabinetto di ricerche scientifiche (Grs) e il formatore Andrea Felice del Laboratorio per il Restauro marmi e calchi, per il Dipartimento di Biologia dell’Università di Pisa il paleoantropologo Francesco Mallegni con Barbara Lippi e l’entomologo Massimo Masetti, per il Dipartimento di Bioimmagini e Scienze radiologiche della romana Università Cattolica
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