New York, a Zanele Muholi l'Infinity Award dell'Icp

L'artista sudafricana premiata per il suo «attivismo visivo»

Zanele Muholi, Mutsa Honnor, Harare, Zimbabwe, 2011
Chiara Coronelli |

New York. «Dietro ogni ritratto c’è una storia. È importante non solo scattare fotografie, ma anche includere il nome, il luogo – per rompere l’estetica».
Da oltre dieci anni l’artista sudafricana Zanele Muholi (nata nel 1972 a Umlazi, vicino a Durban, e residente a Johannesburg) combatte contro la violenza subita ogni giorno in Sud Africa dalla comunità Lgbti-Lesbian, Gay, Bisexual, Transgender and Intersexual, utilizzando la fotografia per denunciare l’orrore di cui sono abitualmente vittima le donne che ritrae nei suoi lavori in bianco e nero.

La forza senza compromessi del suo «attivismo visivo», l’ha portata ad aggiudicarsi lIcp Infinity Award for Documentary and Photojournalism 2016, che le è stato da poco consegnato durante la cerimonia a New York. L’impegno politico in difesa dei diritti umani è da sempre cardine della sua esistenza: collabora con la rivista online Behind
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(l'articolo integrale è disponibile nell'edizione su carta)

© Riproduzione riservata Zanele Muholi, Tumi Nkopane, Kwathema Springs, Johannesburg, 2010 Zanele Muholi, Katlego Mashiloane and Nosipho Lavuta Ext. 2, Lakeside, Johannesburg 2007 Zanele Muholi, Lesedi Modise, Mafikeng, North West, 2010 Zanele Muholi, «Zinzi + Tozama»
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