New York, a Zanele Muholi l'Infinity Award dell'Icp

L'artista sudafricana premiata per il suo «attivismo visivo»

Zanele Muholi, Tumi Nkopane, Kwathema Springs, Johannesburg, 2010
Chiara Coronelli |

New York. «Dietro ogni ritratto c’è una storia. È importante non solo scattare fotografie, ma anche includere il nome, il luogo – per rompere l’estetica».
Da oltre dieci anni l’artista sudafricana Zanele Muholi (nata nel 1972 a Umlazi, vicino a Durban, e residente a Johannesburg) combatte contro la violenza subita ogni giorno in Sud Africa dalla comunità Lgbti-Lesbian, Gay, Bisexual, Transgender and Intersexual, utilizzando la fotografia per denunciare l’orrore di cui sono abitualmente vittima le donne che ritrae nei suoi lavori in bianco e nero.

La forza senza compromessi del suo «attivismo visivo», l’ha portata ad aggiudicarsi lIcp Infinity Award for Documentary and Photojournalism 2016, che le è stato da poco consegnato durante la cerimonia a New York. L’impegno politico in difesa dei diritti umani è da sempre cardine della sua esistenza: collabora con la rivista online Behind
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(l'articolo integrale è disponibile nell'edizione su carta)

© Riproduzione riservata Zanele Muholi, Katlego Mashiloane and Nosipho Lavuta Ext. 2, Lakeside, Johannesburg 2007 Zanele Muholi, Lesedi Modise, Mafikeng, North West, 2010 Zanele Muholi, «Zinzi + Tozama» Zanele Muholi, Mutsa Honnor, Harare, Zimbabwe, 2011
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