Nessun banco su rotelle a Notre-Dame. Però...

In discussione le proposte «kitsch» della Diocesi di Parigi per rifare l’allestimento interno della Cattedrale, già devastata dal fuoco nell’aprile 2019

L'interno di Notre-Dame oggi © RNDP. David Bordes
Luana De Micco |  | Parigi

«Ciò che l’incendio ha risparmiato, la Diocesi lo vuole distruggere», scrivevano il 7 dicembre scorso più di cento personalità, storici, universitari, architetti, scrittori, lanciando un appello dalle pagine di «La Tribune de l’Art» per «salvare» Notre-Dame. In discussione le proposte «kitsch» della Diocesi di Parigi per rifare il nuovo allestimento interno della Cattedrale, già devastata dal fuoco nell’aprile 2019.

«La Diocesi, scrivono, vuole approfittare del restauro per snaturare i decori e lo spazio liturgico, mentre l’incendio, limitatosi al tetto e alla guglia, non ha distrutto nessun elemento di valore storico all’interno». Da Londra il «Daily Telegraph» ha scritto che la Diocesi vuole trasformare Notre-Dame in una sorta di «Disneyland»: «Ciò che propongono di fare a Notre-Dame non oserebbero mai farlo all’abbazia di Westminster o a San Pietro a Roma. È come un parco a tema, infantile e triviale», ha dichiarato l’architetto Maurice Culot al giornale britannico.

Il progetto controverso è stato elaborato da padre Gilles Drouin, direttore dell’Istituto superiore di liturgia di Parigi. Il religioso vuole sostituire le tradizionali sedie di paglia con dei banchi di legno con le rotelle per poterli facilmente spostare nei giorni di maggiore affluenza dei visitatori. Ha anche pensato di far cambiare l’illuminazione in funzione delle stagioni e di proiettare delle frasi in diverse lingue alle pareti. «Dei dispositivi alla moda, denuncia la petizione, che si trovano in tutti i progetti culturali immersivi».

Il piano della Diocesi prevede di far entrare i visitatori dalla grande porta centrale e non più dalle porte laterali e quindi di far seguire un nuovo percorso di visita. Propone quindi di rinnovare l’arredamento delle cappelle facendo intervenire degli artisti contemporanei. «Gli autori di questo progetto, si legge ancora nel testo, vogliono fornire una nuova esperienza del monumento che ha già un discorso proprio. Rispettiamo l’opera di Viollet-le-Duc».

Dopo le polemiche, padre Drouin si è difeso dicendo che non è vero che la sua proposta sia così radicale e che bisogna ripensare Notre-Dame perché accolga al meglio tutti i visitatori, «che non sono sempre di cultura cristiana». Il suo progetto alla fine ha ricevuto un primo parziale via libera il 9 dicembre scorso. In una nota del Ministero della Cultura è indicato che la Commissione nazionale del patrimonio e dell’architettura (Cnpa), composta da storici e architetti, ha dato «un parere globalmente favorevole agli orientamenti proposti».

Ma con «alcune riserve»: «La scelta delle opere e del design dell’arredamento resta da vedere e sarà seguito con attenzione dai servizi del Ministero incaricati dei monumenti storici, si legge. L’architettura esterna e interna sarà restaurata nella sua integrità». Non è detto che questo basti a rassicurare storici e architetti, che in linea generale vogliono che la Cattedrale venga ricostruita esattamente come era prima e con gli stessi materiali.

La proposta di realizzare un «gesto architettonico» per ripensare la guglia, suggerito da Emmanuel Macron, dopo che quella ottocentesca di Viollet-le-Duc era andata in fiamme, è stata scartata tra le polemiche. La ministra Roselyne Bachelot ha già in passato detto no alla Diocesi che avrebbe sostituito le antiche vetrate con delle vetrate contemporanee.

Il dibattito non si chiude sicuramente qui. Il nuovo allestimento della chiesa (che comprende dunque impianti per suono e luci e l’arredamento, oltre che il restauro della sala del Tesoro e la creazione di uno spazio per la preghiera) è interamente a carico della Diocesi: il budget previsto è di 6 milioni di euro. Di questi, 1,3 milioni sono già stati raccolti. La Diocesi ha già lanciato un appello ai donatori per raccogliere i 4,7 milioni mancanti.

Non è previsto infatti che i lavori per arredamento e scenografia interni siano finanziati con le donazioni e le promesse di dono per oltre 850 milioni di euro raccolti tramite la colletta internazionale scattata dopo l’incendio, destinati esclusivamente al restauro vero e proprio della Cattedrale (che partirà nel 2022). Più di 150 milioni di euro sono stati spesi finora per la messa in sicurezza della chiesa.

Se la tabella di marcia dei lavori verrà rispettata, Notre-Dame, che accoglieva 12 milioni di visitatori all’anno prima dell’incendio, riaprirà al pubblico nel 2024, in tempo per le Olimpiadi di Parigi. Una scadenza molto difficile da rispettare. Fino ad allora un altro cantiere sarà oggetto della vigilanza dagli esperti: quello, voluto dal Comune, per ripensare interamente il sagrato. Quattro team di architetti sono già al lavoro. Il progetto vincitore sarà rivelato a giugno 2022.

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