Nervi è salvo, Michelucci non ancora

Il caso dello stadio Franchi riporta l’attenzione sul complicato rapporto tra Firenze e l’architettura degli anni Trenta

Elena Franzoia |  | Firenze

Lo Stadio Artemio Franchi, capolavoro di Pier Luigi Nervi realizzato tra 1929 e 1932, è salvo. Nei giorni scorsi infatti, su sollecitazione del Comune di Firenze che chiedeva esatte indicazioni finalizzate all’applicazione del Decreto Semplificazioni, il Ministero Bb Cc ha risposto con una relazione che non solo conferma, ma addirittura amplia i vincoli di tutela apposti dalla Soprintendenza. Il sindaco Dario Nardella ha quindi annunciato un’inversione di rotta, aprendo  alla realizzazione di un concorso internazionale, più volte suggerita da ingegneri e architetti, che partendo dall’adeguamento dello stadio promuova la riqualificazione dell’intero settore urbano del Campo di Marte fiorentino. Lo Stadio Franchi era assurto alle cronache internazionali all’inizio del novembre scorso.

Un appello lanciato da Marco Nervi (presidente della Pier Luigi Nervi Project Association) e Ugo Carughi (presidente dell’Associazione Do.Co.Mo.Mo. Italia) invitava a «portare aiuto al Soprintendente di Firenze Andrea Pessina, impegnato per la sopravvivenza di un'icona dell'architettura del Novecento non solo italiano ma internazionale: lo Stadio Artemio Franchi di Firenze, che rischia di essere fatto letteralmente a pezzi in base a un emendamento inserito nel Decreto Semplificazione:l’art.55-bis del DL n.76/2020».

Precisa Carughi: «Il Decreto rappresenta un pericoloso cavallo di Troia che apre alla manomissione del patrimonio architettonico, in esplicita deroga al Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio e all’art.9 della Costituzione. Opera paradigmatica della modernità, il Franchi subisce la scarsa considerazione troppo spesso riservata all’architettura pubblica del XX secolo, valutata edilizia corrente e quindi soggetta a rigidi requisiti di conformità che, in caso di opere di pregio, andrebbero assolti in modo non letterale ma prestazionale. Attraverso cioè la gestione e non lo stravolgimento, la mutilazione o lo smontaggio».

Individuato da Icomos come International Heritage Alert, il caso del Franchi riporta clamorosamente l’attenzione sul complicato rapporto tra Firenze e l’architettura moderna. Ne è prova il razionalista Palazzo Mazzoni, non demolito ma sventrato dal passaggio della tramvia. «È ora di scindere il giudizio politico sull’epoca fascista da quello culturale sull'architettura degli anni Trenta, in particolare della Scuola Fiorentina» afferma Pier Matteo Fagnoni, Presidente dell’Ordine Architetti PPC di Firenze (OAF). «Gli stessi organi politici e amministrativi ne ignorano o sottovalutano le valenze sperimentali, progettuali e funzionali. A parte alcuni casi virtuosi come la riqualificazione della nerviana Manifattura Tabacchi, intervento privato promosso da un investitore straniero, o le cure riservate dal Ministero della Difesa all’Istituto di Scienze e Militari Aeronautiche delle Cascine, realizzato in pochi mesi da Raffaello Fagnoni nel 1937, manca una reale e organica volontà di valorizzazione. Si tratta spesso di edifici che hanno goduto finora della sola manutenzione ordinaria e necessitano oggi di maggiori attenzioni. Per questo in collaborazione con altri enti e istituzioni Oaf intende promuovere, anche attraverso un convegno scientifico, il restauro dell’architettura moderna, ampliando e aggiornando quella vocazione al restauro che rende già Firenze una delle capitali del settore».

Aggiunge Andrea Aleardi, direttore della Fondazione Giovanni Michelucci: «Fare vivere le architetture d’autore significa certo adeguarle e l’unica via è mobilitare le migliori energie progettuali attraverso il concorso di architettura, auspicato anche per il Franchi. Alcune opere di Michelucci rappresentano casi paradigmatici di questa generale disattenzione. Concepita come spazio urbano la Stazione di Santa Maria Novella è invece sempre più stretta dal prevalere pervasivo di interessi commerciali e forzature in termini di sicurezza, affrontati con troppo approssimative soluzioni progettuali e di conservazione, dimenticando il contesto. A fatica si difende la Palazzina Reale, soprattutto perché meritoriamente presidiata da OAF come propria sede. Analogamente la proposta certamente demagogica di Sgarbi di demolire le Poste di Via Pietrapiana bene esemplifica un processo tendente a incolpare gli edifici (e la loro manutenzione) del degrado di interi settori della città. Dovrebbe invece accadere l’opposto: ripensare le architetture d’autore, recuperate e rifunzionalizzate, come catalizzatori di rigenerazione urbana».

Intanto alcuni eventi di sensibilizzazione contribuiscono a tenere alta l’attenzione sul problema. In pole position Manifattura Tabacchi, che in partnership con la Soprintendenza ospiterà la tappa fiorentina della mostra itinerante «Pierluigi Nervi Architettura come Sfida» organizzata da Associazione Pier Luigi Nervi Research and Knowledge Management Project (Bruxelles) e Laboratorio Nervi del Politecnico di Milano. Sempre Manifattura promuove in collaborazione con il gruppo Parasite 2.0 il progetto di video arte Cinema Nervi, fruibile online e dedicato ai capolavori dell’ingegnere torinese.

Da sempre sensibile ai temi del contemporaneo, il direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt ospiterà invece sempre a fine gennaio nell’ambito dei «Dialoghi di arte e cultura» il Soprintendente Pessina con un intervento dedicato allo stadio e Claudia Conforti, che indagherà il problematico rapporto di Firenze con l’architettura contemporanea. Michelucci infine sarà protagonista fino a giugno del programma di iniziative «Michelucci30», lanciato dalla Fondazione a lui dedicata per ricordarne il trentennale dalla scomparsa.

© Riproduzione riservata
Altri articoli di Elena Franzoia
Altri articoli in LUOGHI