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Opinioni

Neppure l'arte evolve

Achille Bonito Oliva: «Si evidenzia l’impotenza dell’arte rispetto all’economia, e la sua caduta da qualità a quantità»

La pandemia si espande senza sosta e senza confini. Un «global trend» abita il nostro pianeta. Dalla salute alla politica, dall’economia alla cultura. Una crisi antropologica, un punto di rottura e verifica di un possibile nuovo modo di essere. Anche nell’arte.

Hegelianamente, per morte dell’arte s’intende il superamento delle categorie del fare artistico da parte della filosofia, quale scienza del pensiero che comprende e assorbe l’intuizione artistica. Più modernamente, la morte dell’arte rimanda alla constatazione che questa non riesce più a intaccare i livelli della realtà.

Oggi, in senso stretto, si intende invece la crisi nell’evoluzione dei linguaggi artistici. Infatti, l’avanguardia ci ha abituati a un’idea evoluzionistica, darwinistica, dell’arte, nel senso di una crescita e di uno sviluppo in avanti del linguaggio. Se da una parte si evidenzia l’impotenza della sovrastruttura (l’arte) rispetto all’economia, dall’altra si afferma la sua caduta da qualità a quantità.

Achille Bonito Oliva, da Il Giornale dell'Arte numero 414, febbraio 2021

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