Nella riserva di caccia di Cecco Beppe i padiglioni dell’Expo 1873 ospitano 23 atelier d’artista

A Vienna iniziano i lavori di restauro dei due grandi, identici, padiglioni nel bosco del Prater che diventeranno «un luogo in cui arte, design e protezione del clima si compenetrino in armonia»

Uno dei due padiglioni che ospitarono l’Esposizione Universale del 1873 nel bosco del Prater
Flavia Foradini |  | Vienna

Sono gli ultimi resti dell’Esposizione Universale del 1873 nel bosco del Prater i due grandi, identici, padiglioni dall’indubbio fascino retrò. La grande kermesse che richiamò nella capitale asburgica sette milioni di visitatori da tutto il mondo era stata resa possibile grazie alla decisione dell’imperatore Francesco Giuseppe di aprire al pubblico la propria riserva di caccia. Erano stati così costruiti 194 padiglioni, che in larga parte vennero demoliti dopo la fine dell’Expo.

Non così i due edifici oggi situati fra lo stadio e l’ippodromo, che vennero invece assegnati all’Accademia di Belle Arti per destinarli ad atelier, in particolare, ma non solo, per scultori. Ancor oggi il complesso ospita 23 atelier immersi in una tenuta di quasi due ettari e mezzo, l’80% dei quali a verde. L’esterno dei padiglioni è ancora giallo Asburgo, ma i muri scrostati denunciano la necessità di un restauro, cui lo Stato austriaco ha deciso di dedicare un anno e mezzo, con un investimento complessivo di 15 milioni di euro.

Il finanziamento del progetto è per due terzi in capo ai fondi europei del piano NextGenerationEU: «Gli atelier del Prater sono un significativo ponte fra epoche. Sono testimoni dell’Esposizione Universale che ebbe luogo a Vienna 150 anni fa e sono diventati luoghi pulsanti della scena artistica e culturale. Per il progresso dell’Europa, un settore artistico e culturale vivace e variegato è imprescindibile perché offre risposte creative alle grandi sfide del nostro tempo, ha dichiarato Martin Selmayr, direttore della rappresentanza della Commissione Europea in Austria, all’avvio dei lavori di restauro. È dunque positivo che l’Austria faccia uso delle sovvenzioni europee per creare per il futuro un luogo in cui arte, design e protezione del clima si compenetrino in armonia».

Il progetto, firmato da Marie-Therese Richter dell’Architekturbüro Palme, prevede il risanamento delle strutture per traghettarle verso odierni standard di sicurezza e sostenibilità, fra l’altro con la creazione di un ampio impianto fotovoltaico, nonché di nuovi spazi polifunzionali: nei complessivi 3.500 mq di superficie utile previsti alla fine del restauro, troveranno posto anche 6 atelier per soggiorni temporanei di artisti e curatori, via via assegnati con bandi internazionali, una sala multifunzionale da 200 mq e un atelier collettivo. «Vogliamo dare adeguate condizioni di lavoro agli artisti e allo stesso tempo trasformare i due edifici in un moderno centro per l’arte contemporanea»: è l’intento del Governo, esplicitato dalla sottosegretaria alla cultura, Andrea Mayer. Attualmente i due padiglioni di proprietà della Big (Bundesimmobiliengesellschaft), la società che gestisce il patrimonio immobiliare dello Stato, sono ancora utilizzati da 13 artisti. I restanti 10 atelier sono stati liberati perché verranno interessati dalla rimodulazione degli spazi. Il termine dei lavori è previsto per la fine del 2025.

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