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Nell'Oman un nuovo grande museo entro l’anno

Il nuovo sultano vuole più arte e più cultura

Il sultano Haitham bin Tariq Al Said

Mascate (Oman). Tra i compiti che si trova ad affrontare il nuovo sultano Haitham bin Tariq Al Said vi è la presentazione del museo nuovo di zecca che celebra la «rinascita» del Paese durante i cinquant’anni di regno del suo predecessore e cugino, il sultano Qaboos bin Said Al Said. Ancora in progetto, il «Museo dell’Oman attraverso i secoli» è una «V» tracciata nel deserto, e sarà il più grande della nazione. Il sultano Qaboos, la cui morte è stata annunciata il 10 gennaio scorso, ha costruito la fama dell’Oman nella regione come un Paese «amico di tutti e nemico di nessuno».

Ora ci si aspetta che Haitham, che ha studiato a Oxford, prosegua con questa politica dopo la sua successione al potere, oltre agli investimenti in arte e cultura, budget permettendo, che hanno già dotato la capitale Muscat di un nuovo Teatro dell’opera e di un Museo Nazionale. Il Museo Nazionale dell’Oman, con i suoi 14mila metri quadrati, ha aperto nel 2016, e la Bait Muzna Gallery, la Stal Gallery e il Bait Al Zubair Museum completano l’elenco dei migliori luoghi d’arte del Paese.

Il sultano Haitham è ministro del Patrimonio e della Cultura dal 2002. Diversi artisti locali hanno accolto positivamente la nomina di un leader ritenuto profondamente impegnato nelle arti. Un primo obiettivo potrebbe essere di portare la scena delle arti visive dell’Oman al livello dell’Arabia Saudita, del Qatar e persino degli Emirati Arabi Uniti. «La scena museale è abbastanza buona, spiega il curatore di arte mediorientale Janet Ray. È di dimensioni contenute, forse da questo punto di vista simile a quella del Bahrain, ma il Paese ha molti artisti di grande talento, ottime gallerie e una piccola base di collezionisti».

L’Oman non ha lo stesso numero di collezionisti internazionali degli Emirati, ma è un punto di riferimento per i qatarioti che vivono in un clima di continue divisioni politiche. Al sultano Qaboos si deve la posa della «prima pietra», nel 2015, del «Museo dell’Oman attraverso i secoli». La famiglia reale, proprietaria del museo, ha lanciato un appello ai cittadini perché donino «qualsiasi oggetto culturale collegato all’Oman», dai manufatti tradizionali alle fotografie rare. L’edificio, progettato dallo studio australiano Cox Architecture, dovrebbe aprire quest’anno.

Quando Qaboos salì al potere nel 1970, il Paese aveva appena tre scuole e pochi chilometri di strade asfaltate. Cinquant’anni dopo, «Il flauto magico» di Mozart ha inaugurato la stagione della Royal Opera House Muscat, una delle prime produzioni operistiche locali. Lo scorso ottobre, quando iniziavano a circolare voci sul tumore del sultano Qaboos, il Governo istituì il nuovo Ministero delle Arti, affidato a Suad bint Mohammed Al Lawati. Accademica ed ex vicepresidente del Consiglio di Stato, ha sempre lottato per una maggior influenza delle donne nella politica del Paese.

Il sultano Qaboos era celebre per la sua politica indipendente all’interno della regione e la sua azione in campo culturale ne è stata il riflesso. A dicembre Lawati ha incontrato l’ambasciatore dell’Iran e a ottobre il sultano Haitham ha firmato un accordo con la Siria per il prestito di manufatti siriani e interventi di restauro in Oman.

Il Paese ha anche cercato una cooperazione con musei occidentali. Il Museo Nazionale dell’Oman ha collaborato con il Victoria & Albert e la Tate di Londra, la Smithsonian di Washington e la Fondazione Gulbenkian di Lisbona. La Smithsonian è stata reclutata per l’ammodernamento del Museo di storia naturale dell’Oman, mentre il Galata di Genova è stato consultato per il previsto Museo di storia marittima a Sur.

Uno degli obiettivi di Qaboos, esposto nel suo progetto «Vision 2040», era di diversificare l’economia del Paese, basata interamente sul petrolio. Ma il crollo del prezzo del greggio ha avuto un impatto negativo sulle attività culturali dell’Oman così come quelle degli Emirati. «Speriamo che la situazione migliori, ha affermato Salman Alhajri, artista e professore d’Arte alla Sultan Qaboos University. Ci aspettiamo. ora che è sultano, che faccia di più per la cultura e per le arti».

La famiglia del nuovo regnante colleziona opere di artisti locali e internazionali, afferma l’artista Saleh Al Shukairi. «Il Ministero delle Arti dimostra che il sultano Qaboos teneva particolarmente a questo settore. Siamo sicuri che il nuovo sultano seguirà i suoi passi. Sappiamo che, come famiglia, si prendono cura l’uno dell’altro. Crediamo in loro».

Tim Cornwell, da Il Giornale dell'Arte numero 406, marzo 2020


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