Nell’Hyperinascimento di Luca Pozzi tutto è connesso

Alla Fmav un progetto espositivo sperimentale ed esperienziale tra ambienti analogici, ibridi e digitali

Luca Pozzi, «Hyperinascimento». Foto: Alberto Sereni
Valeria Tassinari |  | Modena

Accostarsi con poche parole alla dimensione interdisciplinare, polisensoriale, interattiva e olistica di un progetto espositivo sperimentale ed esperienziale innovativo come quello proposto fino al 31 gennaio con «Hyperinascimento» da Luca Pozzi nella sede di Palazzo Santa Margherita della Fmav-Fondazione Modena Arti Visive è impresa complicata.

Curato da Lorenzo Respi, il percorso tra ambienti immersivi analogici, ibridi e digitali crea un’interazione tra storia dell’arte, gravità quantistica, cosmologia multimessaggera e intelligenza artificiale, ma nasce da una prospettiva interdisciplinare che affonda le radici umanistiche nel modello di pensiero del Rinascimento, per sondarne la possibile espansione nel mondo della scienza e delle tecnologie contemporanee.

Si fonda così l’ipotesi di un Hyperinascimento in cui tutti i saperi e le pratiche tecnologiche sono concatenati e generano un flusso di connessioni percettibili e impercettibili, travalicando i singoli ambiti sensoriali e i modelli convenzionali di pensiero.

All’ambiente immersivo reale «The Grandmother Platform», un tappeto serigrafato da collage digitale con opere iconiche della cultura rinascimentale e manufatti di alta tecnologia, segue «Rosetta Mission 2020» (postazione Oculus VR) prodotto dal progetto Erc An-Icon in collaborazione con Casa degli Artisti, che si configura come un giardino zen in 5D.

Eventi fisici invisibili, accessi a siti internet e piattaforme social, sculture ibride e spazi digitali si legano in un modello espansivo, emblematico della ricerca indipendente di un artista che, formatosi all’Accademia di Brera, ora collabora con comunità scientifiche internazionali.

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