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Libri

Nel sonno più divino

Un esauriente studio di Graziella Becatti sull'iconografia della «piccola morte»

L'Ermes raffigurato da Raffaello nella Loggia di Psiche della Villa Farnesina a Roma

Nel mondo delle specializzazioni, il libro di Graziella Becatti rappresenta una rarità. Scritto dopo decenni di ricerche sul tema del sonno, tanto noto quanto negletto dalla ricerca storico artistica, al di là dei risultati cui giunge, affascina per il metodo utilizzato.

L’esperienza del sonno è nota a tutti, ma le implicazioni culturali, iconografiche e artistiche che hanno accompagnato nei secoli la sua rappresentazione, sono appannaggio di pochi studiosi che, per altro di rado, hanno avuto le competenze per affrontare in un unico studio l’evoluzione generale e tutti gli aspetti del problema.

Del resto, basta scorrere i titoli della nutrita bibliografia in fondo al libro per constatare che gli studi sono tutti settorializzati, dalla riflessione sui sogni della tarda antichità di Cox Miller, del 1993 allo studio di Vaquerizo sulla bellissima statua bronzea di «Hypnos» (il dio del sonno), scoperta nella villa romana di Almedinilla non lontano da Cordova (1994) fino all’ipotesi presentata da Gaborit nel 2000 che ritiene di aver ritrovato il famoso «Cupido» di Michelangelo.

C’è voluto un lavoro certosino come quello della Becatti per ricucire tutti gli argomenti e fornire finalmente una visione d’insieme per un tema iconografico che ebbe una fortuna secolare e mutazioni importanti d’immagine e di contenuto, specchio di cambiamenti epocali, di tipo religioso e anche scientifico.

Non è un caso che l’autrice, nipote di quel Giovanni Becatti che è stato un faro degli studi archeologici italiani, prenda le mosse dalle conoscenze della fisiologia del sonno nella Grecia antica. Tanto i presocratici quanto gli ippocratici pensavano che il sonno insorgesse per uno scambio fra i fluidi del corpo, a cominciare dal sangue e da un riequilibrio del caldo e del freddo, mentre Empedocle riteneva che dipendesse dalla diminuzione degli atomi dell’anima.

Da sempre considerato una sorta di piccola morte (Hypnos è il fratello di Lete e di Thanatos), il torpore viene osservato e divinizzato, fino a dedicargli un inno nel VI secolo a.C. che ne esalta la funzione e ne canta il ruolo risarcitorio delle fatiche, ma pure di mezzo di conoscenza per gli iniziati. Il profondo studio della Becatti mette insieme arte e letteratura, medicina, religione e filosofia: non è  però una mera opera di cucitura fra gli studi altrui.

La sua panoramica a volo d’uccello, che nulla toglie alla puntigliosa disamina dei dettagli, le permette di ribaltare idee consolidate spiegando, per esempio che, a dispetto di una riflessione profonda del pensiero greco sul tema, la nascita dell’iconografia e la diffusione furono soprattutto di epoca romana.

Questa si sviluppò in due direzioni. La prima è l’immagine di Hypnos raffigurato come un giovane con le ali alle tempie (così la ricordata statua di Almedinilla, ma pure quella degli Uffizi e la celeberrima testa del British che affascinò Khnopff) in atto di spiccare il volo tenendo in mano i fiori di papavero e una fiala o un corno che porta in avanti a versare liquido soporifero. Queste figure comparivano in ville signorili e avevano la funzione di garantire l’amenità del luogo e la pratica dell’otium nel senso latino del termine. L’altra è quella del bimbetto (l’erote) addormentato, nata in ambito ellenistico, ma di fatto sviluppata come Somnus nella cultura della Roma imperiale. Alcuni esempi recano inequivocabilmente la presenza delle capsule di papavero (Firenze, Uffizi). Quest’iconografia ebbe un ruolo nelle raffigurazioni funerarie e assunse funzione protettiva del defunto. Il tema del sonno sopravvisse durante il Medioevo, anche se in maniera marginale, soprattutto in ambito letterario, ma con il XV secolo e la riscoperta dell’Antico, si recuperò la figura del fanciullo addormentato, che finì poi per saldarsi alla teologia ficiniana che vedeva nel sonno un mezzo per avvicinarsi al divino (hypnoteoria), passando per una serie di declinazioni, anche poetiche, che affascinano figure come Lorenzo il Magnifico.

È da questo ambito neoplatonico e letterario che nasce la celeberrima scultura del Cupido di Michelangelo che costituisce un po’ l’apice del tema, anche se la raffigurazione del sonno seguitò ad avere fortuna, come appare dal piccolo capolavoro di Alessandro Algardi in pietra nera (Galleria Borghese), ma pure dalla decorazione delle stanze da letto. L’iconografia dell’Hypnos gradiente, ossia quello adulto nell’atto di spiccare il volo, invece, si perse e finì per confondersi con quella di Mercurio, cui cedette l’atteggiamento dinamico e l’ebrezza del volo, come ben dimostra l’Ermes affrescato da Raffaello e dalla sua bottega nella volta di Villa Chigi, oggi Farnesina, a Roma.

Hypnos-Somnus: il demone custode e l’erote dormiente. Studio iconologico dall’Antichità all’epoca moderna, di Graziella Becatti, 216 pp., ill., Istituto Storico Belga di Roma, Bruxelles-Roma 2018, € 65,00

Marco Bussagli, da Il Giornale dell'Arte numero 393, gennaio 2019


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