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Mostre

Nel nome del figlio

Un affascinante gioco di specchi tra padre e figlio, Ettore e Michelangelo Pistoletto

L’installazione «I mobili di mio padre nel mio studio, 1976» di Michelangelo Pistoletto nel suo studio a San Sicario (To) nel 1976. Foto P. Mussat Sartor

C’è un momento nella vita in cui i figli diventano padri. Non è solo una questione biologica, ma piuttosto un fatto esistenziale. Arriva un giorno in cui guardando i nostri «vecchi» l’ammirazione diventa tenerezza, la rabbia comprensione, l’apprendimento insegnamento. Quello tra padre e figlio non è un rapporto univoco, come illustra la mostra «Padre e figlio. Ettore Pistoletto Olivero. Michelangelo Pistoletto Olivero», curata in tre sedi da Alberto Fiz, con un centinaio di opere tra dipinti, quadri specchianti, installazioni, lightbox, video e fotografie (dal 17 aprile al 13 ottobre).

Il confronto tra il noto esponente dell’Arte povera e suo padre, apprezzato restauratore e pittore figurativo tradizionale, comincia a Palazzo Gromo Losa (Biella). Al centro di un grande tela su specchio è serigrafato il ritratto di Michelangelo Pistoletto a tre mesi, disegnato dal padre. È «Autoritratto attraverso mio padre», l’immagine con cui Michelangelo Pistoletto conosce e riconosce se stesso, come accade ai bambini quando in braccio ai genitori davanti allo specchio hanno per la prima volta coscienza di sé. Alcuni autoritratti realizzati da Ettore (1898-1981) e Michelangelo Pistoletto (1933) a diverse età spezzano la linearità del tempo: i due sono coetanei, i ruoli svaniscono. L’allievo diventa maestro e su sua indicazione, nelle nature morte dipinte a olio nel 1973, Ettore Pistoletto riproduce l’ambiente circostante riflesso su bottiglie di vetro e brocche d’argento.

A Casa Zegna (Trivero) e nell’adiacente Lanificio c’è il ciclo «L’Arte della Lana», dipinto da Ettore Pistoletto nel 1947-49, più una serie di tele inedite del 1952-53 raffiguranti la realizzazione della Panoramica Zegna, accompagnate da foto d’epoca. Ancora una volta passato e presente s’incontrano, grazie a «Metamorfosi», grande installazione di Michelangelo Pistoletto che si riappropria dei paesaggi dipinti e fotografati.
A Cittadellarte Fondazione Pistoletto (Biella) c’è infine una lunga infilata di sale. La parola «figlio», scritta sopra ogni soglia, si riflette nella parola «padre», innescando una potente reciprocità.

Accompagnano la mostra videoclip sul tema (con cittadini biellesi), un catalogo (Magonza) e tre video con interventi di Michelangelo Pistoletto, Alberto Fiz e Anna Zegna.
Quella tra padre figlio è una relazione complessa su cui Michelangelo Pistoletto (che pure esordì come pittore-pittore di figure baconiane)  si interroga con mostre e opere fin dagli anni Settanta. La conclusione a cui giunge è sempre la stessa: la necessità di «lasciare un’eredità ai padri».

Jenny Dogliani, da Il Giornale dell'Arte numero 396, aprile 2019


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