Nel Chiostro del Bramante l’arte contemporanea dà Emotion

Da Solakov a Kimsooja, da Masbedo a AES+F, venti opere, molte realizzate appositamente, allestite in «un dialogo fitto e inatteso fra verità e apparenza, un confronto guidato dalla sorpresa e dall’emozione»

«Ancora qualche millimetro di libertà» (2023) di Pietro Ruffo. Cortesia l’artista. Foto adicorbetta
Arianna Antoniutti |  | Roma

«L’arte contemporanea racconta le emozioni», è questo il sottotitolo della nuova mostra «Emotion», curata da Danilo Eccher al Chiostro del Bramante di Roma e visibile dal 29 novembre 2023 al 7 gennaio 2025. Una durata eccezionalmente lunga per un’esposizione che arriva dopo i successi di pubblico di «Love» (2016-17), «Enjoy» (2017-18), «Dream» (2018-19) e «Crazy» (2022-23). Eccher ha scelto stavolta il tema dell’emozione per allestire un percorso di 20 opere, dispiegate negli spazi cinquecenteschi del Chiostro. Molti dei lavori esposti sono stati appositamente realizzati per l’occasione espositiva, come i «bramantedoodles» di Nedko Solakov, disegni e testi nascosti lungo le scale che portano dal piano terra al piano superiore del Chiostro.

Gli artisti in mostra propongono un viaggio attraverso i sentimenti, ma soprattutto si offrono di fornire risposte a domande quali: quante emozioni ispirano un artista? E quante vengono trattenute dentro l’opera? Quali emozioni prova uno spettatore davanti a quell’opera? Si mantengono nel tempo, cambiano? A tutto questo cercheranno di rispondere, ad esempio, i viaggi immaginari di Pizzi Cannella (che ha dipinto una grande «Mappa del mondo per andare via») o l’installazione video di Masbedo, «Sinfonia di un’esecuzione», in cui assistiamo all’abbattimento di abeti rossi, il cui legno sarà utilizzato per realizzare pregiati violini. Ancora, di stanza in stanza, lo spettatore si imbatte nei prismi scomponibili di Kimsooja, o nel supereroe, che sbuca dal muro, di Adrian Tranquilli. Luigi Mainolfi, Paolo Scirpa, Gregor Schneider, Tony Oursler, Pietro Ruffo, Luigi Ontani, Laure Prouvost, Matt Collishaw, Eva Jospin, Annette Messager, Subodh Gupta, Paul Morrison e, infine, il collettivo AES+F, sono gli altri autori disposti negli spazi aperti del Chiostro, o installati nei piccoli ambienti interni, contraddistinti dallo stemma cardinalizio di Oliviero Carafa.

Per Eccher, il senso della mostra è nel suo stare sospesa fra verità e apparenza: «La verità non è mai un traguardo ma un lungo e accidentato percorso che non può escludere gli errori e gli inganni. Ogni verità si accompagna al proprio inganno, Abele al suo Caino, ogni esistenza al suo peccato originario. Verità e Inganno sono fratelli siamesi che non si possono separare e l’arte è il metro del loro confronto. Sono gli artisti che agiscono in tale territorio e sono loro che accendono il brivido dell’emozione. Emotion è un dialogo fitto e inatteso fra verità e apparenza, è il segno di un confronto guidato dalla sorpresa e dall’emozione».

© Riproduzione riservata «Giant Triple Mushroom» (2015) di Carsten Höller. Cortesia l’artista e Galleria Continua. Foto adicorbetta
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