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Archeologia

Nel 2020 è il turno di Patara

In Licia le attività di scavo e di restauro non si sono mai fermate e i ritrovamenti si susseguono

Veduta dell’area archeologica di Patara con il teatro e il bouleuterion. © Anadolu Ajans

Dopo Troia e Göbeklitepe, nel 2020 è la volta di Patara. Dal 2018, la Turchia ha istituito una formula per attirare l’attenzione mediatica internazionale sui suoi siti archeologici più rappresentativi attraverso iniziative culturali e pubblicistiche condensate in un anno solare. Già a febbraio, il presidente Recep Tayyip Erdoğan ha annunciato per quest’anno la scelta di Patara: città e porto sulla costa mediterranea della Licia sommersa dalla sabbia e immersa in un parco nazionale tra dune e macchia, alla foce del fiume Xanthos, pazientemente scavata da archeologi turchi a partire dal 1988.

Le prime tracce di insediamenti umani risalgono al III millennio a.C.; la città è stata fondata secondo la tradizione da Patarus figlio di Apollo, ha vissuto la dominazione dei satrapi achemenidi, è stata conquistata da Alessandro Magno e inglobata negli imperi tolemaico e seleucida, è diventata poi romana con vie colonnate e piazze oltre a teatri e terme, ha elaborato codici culturali originali nati dalla confluenza di influssi sia autoctoni sia esterni.

Diventata ricchissima grazie alla produzione agricola e ai traffici marittimi, nella sua storia spicca l’esperimento della Lega licia di cui era capitale e il cui consiglio si riuniva in un edificio (nel «bouleuterion») quasi integralmente ricostruito per anastilosi pochi anni fa. Era la sede di un famoso tempio di Apollo non ancora localizzato, anche se è ben visibile l’annesso laghetto con palmeto citato dalle fonti; in epoca bizantina è stata ricoperta di chiese. È stata completamente abbandonata solo nel XVI secolo ottomano.

È l’anno di Patara
La scelta di Patara per il 2020, a differenza delle precedenti edizioni, non è stata ispirata da una particolare occasione o ricorrenza: «Patara è sulla costa tra l’Egeo e il Mediterraneo e ci consente di coinvolgere nel progetto nuove aree di grande richiamo», fanno sapere dall’Agenzia turca per la promozione e lo sviluppo del turismo.

Il Covid-19 ha però rovinato i piani. L’auspicio del presidente turco, «spero che l’anno di Patara si riveli positivo per il nostro Paese e per il settore turistico», è ormai compromesso: il sito ha totalizzato poco meno di 200mila visitatori nel 2019, l’obiettivo di raddoppiarli già quest’anno è ormai irrealizzabile (le statistiche sono però fuorvianti, perché il dato comprende anche i turisti diretti solamente verso la spiaggia). Al momento neanche esiste un programma di eventi e iniziative, o un sito web dedicato.

Gli archeologi non hanno però mai cessato le loro attività, sia di scavo sia di restauro: non ci sono ancora state scoperte sensazionali, ma il flusso di nuovi ritrovamenti, iscrizioni, statue, sta tenendo costantemente impegnata la stampa locale. Ci siamo fatti illustrare i nuovi progetti, per quest’anno e per il futuro, da Havva Iskan Isik, docente all’Università del Mediterraneo di Antalia, impegnata sin dalla prima campagna di scavi a Patara, direttrice dal 2009: anche lei ha insistito sul fatto che, dopo il ritorno alla normalità post Covid, «l’obiettivo per il 2020 è di far conoscere Patara a quante più persone possibile».

Il teatro si riusa
Le iniziative più rilevanti in corso sono essenzialmente tre e hanno raggiunto stadi molto diversi di completamento: il restauro della porta di ingresso monumentale della città, ne è simbolo e logo, ormai terminato; lo scavo integrale del teatro, che verrà utilizzato di nuovo per rappresentazioni; la ricostruzione completa del foro di Nerone, di cui è stato al momento riallestito il basamento.

La porta d’ingresso a tre fornici del I secolo, poi abbellita in età traianea con statue della coppia imperiale, ha la peculiarità di essere anche un castellum aquae: «Abbiamo colmato dei vuoti con pietre originali, abbiamo restaurato pietre deformate da terremoti, abbiamo cancellato una scritta degli anni ’80», così ha spiegato la professoressa Isik a «Il Giornale dell’Arte». Gli scavi dentro e attorno il teatro, quest’anno, hanno portato alla scoperta di dieci statue che lo decoravano e di una grande iscrizione dedicatoria; la cavea verrà ripristinata riutilizzando le pietre originali, recuperando 4mila degli originari 5mila posti a sedere.

Partirà poi a breve la ricostruzione, sempre utilizzando gli elementi originali crollati, della torre del faro alta circa 26 metri, con una scala a spirale all’interno e un’iscrizione in lettere d’oro (il saluto di Nerone ai marinai) sulla sommità. Verrà anche recuperata la stazione telegrafica di inizio Novecento, distrutta da bombardamenti italiani durante la guerra del 1911-12, per trasformarla in piccolo museo scientifico.

Giuseppe Mancini, da Il Giornale dell'Arte numero 409, agosto 2020



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