Nagasawa è tornato sotto l’albero di ginkgo

Ricostruita nel suo luogo originario l'opera che l'artista giapponese aveva realizzato nel 2001 in occasione del 45mo Premio Campigna

Nagasawa al lavoro prima del collocamento dell'opera «Sotto l'albero del ginkgo» nel comune di Santa Sofia (2001)
Valeria Tassinari |  | Santa Sofia (Fc)

L’albero non è esattamente quello originario e diversa è anche la collocazione, ma l’opera di Hidetoshi Nagasawa (uno scheletro di cubo in bianca pietra d’Istria seminterrato che contiene e custodisce un poliedro in rosso di Verona) è la stessa che l’artista aveva concepito e installato sotto un secolare ginkgo biloba in occasione del 45mo Premio Campigna nel 2001.

Medesima materia prima, naturale e minimale, semplicemente restaurata per l’occasione, e stessa poesia elusiva e misteriosa (un invito sommesso alla meditazione sul rapporto tra natura e cultura) ritrovata grazie alla ricollocazione in un piccolo pianoro appartato nel Parco di Sculture di Santa Sofia, un luogo che l’artista stesso aveva individuato fin dal 2010 come idoneo per dare continuità al progetto, a seguito della rimozione della prima installazione.

Così «Sotto l’albero del ginkgo» torna a figurare tra le numerose testimonianze dell’operato di Nagasawa in Italia, completando un immaginario itinerario dedicato alla contemplazione e alla rilettura concettuale e filosofica della relazione tra pensiero orientale e occidentale, un percorso diffuso di importanti opere ambientali che l’artista ha potuto tracciare nel tempo a livello internazionale, grazie a un’intensa relazione con committenti istituzionali e privati.

Pioniere della ricerca di una relazione osmotica tra ricerca visiva contemporanea e cultura asiatica, nato in Manciuria nel 1940 ma cresciuto in Giappone a causa della guerra, l’artista è giunto in Occidente nel 1967 e si è stabilito in Italia, dove si è affermato tra i più importanti artisti dell’area concettuale, lavorando in particolare a Milano sino alla morte nel 2018.

Ora a celebrare in maniera quasi rituale l’operazione di restituzione della sua scultura alla pubblica fruizione, esattamente vent’anni dopo la genesi del progetto originario, il 18 dicembre nella cittadina romagnola si è tenuto un convegno con contributi di Fabio Cavallucci, Renato Barilli, Claudio Spadoni, in occasione del quale alla Galleria d’Arte Contemporanea Vero Stoppioni è stata inaugurata una mostra di bozzetti e documentazione relativa all’opera, oltre a lavori su carta dell’artista concessi dalla galleria Il Ponte di Firenze. A introdurre la raffinata ricerca estetica di Nagasawa contribuisce un video-racconto di cui sono protagonisti i suoi famigliari, intervistati dallo studio Veronesi Namioka, che ha realizzato il documentario.

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