Né scimmia né camaleonte

Guglielmo Gigliotti |  | Basilea

Alla Fondation Beyeler un’antologica di Jean Dubuffet, che copiava dai bambini e detestava imitatori e voltagabbana

Oltre 100 opere di tutti i periodi di Jean Dubuffet (Le Havre, 1901-Parigi, 1985) sono in mostra, dal 31 gennaio all’8 maggio, presso la Fondation Beyeler per un’antologica che offre nel titolo una prospettiva inedita sul suo lavoro: «Metamorfosi del paesaggio». Veri e propri paesaggi Dubuffet non ne dipinse mai, ma è la sua idea di immagine che fa della pittura un vibrante paesaggio di segni.

L’artista amava dire di avere imparato a dipingere dai bambini. E l’arte infantile lo aveva condotto a trovare nell’arte inconsapevole delle persone con disturbi mentali, da lui chiamata Art brut, una condizione di purezza e di verità che non riusciva a trovare, non tanto nella cultura, quanto nel suo mondo, che per lui era abitato, come disse, da «scimmie» (perché capaci solo di imitare) e
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