Musealia Americana | Whitney Museum of American Art

Viaggio negli Stati Uniti alla scoperta di musei poco noti in Italia. Manhattan, New York

Thomas Clement Salomon |  | New York

La grande arte americana, dai primi del Novecento ad oggi, è la protagonista del Whitney Museum of American Art di New York, la più importante istituzione museale al mondo dedicata all'arte statunitense del XX secolo. Con uno sguardo particolare rivolto alla produzione contemporanea, il Whitney è anche la sede della Biennale, una rassegna espositiva che indaga sugli sviluppi più recenti dell'arte americana.

Il museo è situato nel Meatpacking District, nella West Side di Manhattan, un quartiere contraddistinto da una vivace attività di gallerie e studi d'artista. Si trova a pochi passi dalla High Line, una ferrovia merci riconvertita a parco pubblico, e dal Greenwich Village, di fronte al fiume Hudson. Nella valorizzazione di questo quartiere, oggi meta prediletta per chi visita New York, il nuovo e straordinario edificio del Whitney, progettato da Renzo Piano, ha ricoperto un ruolo primario.

L'idea di Piano per il Whitney era quella di realizzare spazi per lo più rialzati per non prendere possesso del terreno, ma farsi invadere dalla strada, riconoscendo il valore civico del luogo di cultura valorizzandone l'accessibilità. L'avveniristico edificio, inaugurato nel 2015, è alto più di 80 metri suddivisi in 9 piani. È caratterizzato da forme sorprendentemente dinamiche e asimmetriche che conferiscono all'insieme un aspetto scultoreo e che dialogano con gli edifici industriali del circondario.

Al piano terra, delle alte vetrate abbracciano una sorta di «piazza» aperta al pubblico che costituisce il fulcro della struttura. L'edificio è articolato in due parti principali che si sviluppano ai lati del tronco centrale che ospita gli impianti, le scale e gli ascensori. L'area esposta a sud ospita la collezione permanente, l'area nord è dedicata ai laboratori e alle mostre temporanee.

Un teatro multifunzionale che può contenere 170 persone occupa il secondo e il terzo piano. Da esso una scenografica vetrata offre un'incantevole vista sull'Hudson. Ai piani superiori le gallerie sono caratterizzate dal doppio affaccio sul fiume e sullo skyline di New York. Al quinto piano vi è la sala di maggiori dimensioni: è ampia 1.675 mq, priva di alcun pilastro o colonna, lunga 81 metri e larga 22,5.

Le origini del Whitney risalgono al 1914, anno in cui la scultrice Gertrude Vanderbilt Whitney inaugurò uno spazio espositivo finalizzato all'incontro e alla promozione degli artisti americani: il Whitney Studio, situato nel Greenwich Village. Il successo dell'iniziativa fu tale che, nel 1930, Gertrude prese la decisione di fondare un suo museo. La sua scelta scaturì anche in seguito al rifiuto del Metropolitan di prendere in carico un cospicuo numero di opere che la scultrice avrebbe voluto donare. In quegli anni, la sua collezione era composta da ben 500 pezzi.

Il Whitney Museum of American Art è stato fondato nel 1930 e aperto al pubblico l'anno successivo sulla West 8th Street. La sua missione era la promozione dell'arte e degli artisti americani viventi. Nel 1954 venne trasferito in uno spazio più ampio sulla 54th Street e, dal 1966, le collezioni vennero esposte nella nuova struttura progettata da Marcel Breuer su Madison Avenue. Questo spazio espositivo fu la sede del Whitney per oltre quarant'anni, fino al trasferimento nella sede attuale, avvenuto nel 2014.

La collezione del Whitney è oggi composta da circa 25mila opere realizzate da più di 3.500 artisti americani tra XX e XXI secolo. Il nucleo fondamentale è quello creato dalla fondatrice, composto da circa 600 pezzi di Stuart Davis, Mabel Dwight, Peggy Bacon, George Bellows, Edward Hopper e altri artisti che la Whitney promosse e lanciò nel corso della sua vita. La raccolta prende avvio con il movimento pittorico della «Ashcan School» che traeva ispirazione dalla vita quotidiana dei quartieri proletari newyorkesi. I suoi punti di forza sono il Modernismo, il Precisionismo, l'Espressionismo Astratto, il Minimalismo e la Pop Art.

Camminando nelle sale del museo si possono dunque ammirare alcune tra le opere più celebri di Alexander Calder, Jasper Johns, Georgia O'Keeffe, Ed Ruscha, Cindy Sherman e non solo. Tra la moltitudine di dipinti e disegni di Hopper è qui custodita «Una donna nel sole», opera del 1961, in cui un raggio di luce radente illumina il profilo di una donna nuda. L'ambientazione è ridotta ai minimi termini, i pochi oggetti presenti nella stanza non fanno che accentuare l'aridità della rappresentazione. La donna ritratta è Josephine Nivison Hopper, la moglie del pittore, che ha posato come modella per molte sue opere.

Nel più importante museo dedicato alla produzione artistica statunitense non poteva mancare l'opera «Tre bandiere» di Jasper Johns. Realizzata nel 1958, rappresenta il frutto di una lunga riflessione sul soggetto della bandiera americana iniziato quattro anni prima dall'artista statunitense. Secondo Johns il simbolo del suo Paese veniva costantemente visto, ma raramente esaminato o osservato con la dovuta attenzione. Quest'opera invece ha l'intento di suscitare un'attenta ispezione da parte dello spettatore. Attraverso la sua peculiare tecnica dell'encausto su tela, Johns ha qui esplorato il limite tra astrazione e rappresentazione.

Marchio distintivo del Whitney, sin dai suoi primi anni di attività, è stata l'innovazione. Quale prima istituzione museale dedicata alla produzione degli artisti americani viventi, ha costantemente acquistato opere nello stesso anno in cui venivano create, anche se realizzate da nomi non ancora noti. Qui si sono tenute le prime mostre complete di artisti quali Jay DeFeo e Jasper Johns. Qui, nel 1982,  è stata presentata la prima grande mostra newyorkese dedicata a un videoartista: Nam June Paik.

Non è un caso che, anche grazie all'adiacente High Line e allo straordinario edificio di Renzo Piano, il Whitney si sia imposto quale una delle principali attrattive di New York, il cui sviluppo è sempre più guidato da istituzioni culturali in grado di incidere non solo sull'aspetto urbano, ma anche sul tessuto sociale.

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