Murakami multimediale, tra pop e filosofia nipponica

The Broad di Los Angeles e la sede newyorkese di Gagosian Gallery dedicano due mostre e un catalogo al sessantenne artista di Tokyo

«DOB in the Strange Forest (Blue DOB)» (1999) di Takashi Murakami © 1999 Takashi Murakami / Kaikai Kiki Co., Ltd. All Rights Reserved
Viviana Bucarelli |  | Los Angeles e New York

Takashi Murakami ha portato il Giappone contemporaneo, quello degli anime (i film di animazione, Ndr), delle margherite e dei panda, sul piedistallo dell’arte contemporanea. Ha raccontato le sue ossessioni di bambino e il suo Giappone, un Paese traumatizzato dalla tragedia di Hiroshima e Nagasaki e che, per questo, in un certo senso, come ha detto lui stesso, si rifiuta di crescere. Ha mescolato la cultura pop con la «high art», collaborato con Louis Vuitton, Christian Dior e l’acqua Perrier, realizzando una varietà di prodotti reperibili dai supermercati ai musei.

The Broad di Los Angeles dedica ora al sessantenne artista di Tokyo la mostra «Takashi Murakami: Stepping on the Tail of a Rainbow» (fino al 25 settembre) in contemporanea alla pubblicazione del catalogo. Organizzata per temi, esplora questioni relative alla globalizzazione, al Giappone dopo la Seconda guerra mondiale, alla cultura pop e all’iconografia religiosa, con sculture, dipinti, carte da parati, disegni e installazioni multimediali, tra opere recentissime e lavori storici. Non manca «DOB in the Strange Forest (Blue DOB)», emblematico della produzione di Murakami dedicata al personaggio di Mr. DOB, ispirato agli anime, ma con riferimenti anche ad Alice nel paese delle meraviglie.

Cuore della mostra sono però i due monumentali «100 Arhats», del 2013, e «In the Land of the Dead Stepping on the Tail of a Rainbow», 2014, basato sull’opera dei pittori settecenteschi Soga Shohaku e Ito Jakuchu, con colti riferimenti agli eremiti taoisti.

Quasi in contemporanea, a New York, la Gagosian Gallery fino al 25 giugno presenta nelle due sedi di Madison Avenue «An Arrow through History», con nuovi lavori dell’artista che spaziano tra analogico e digitale. Del resto, commenta Murakami, «La cultura giapponese originariamente proviene dal continente eurasiatico. Ho pensato quindi di andare oltre, nel metaverso, scagliando nella storia dell’arte un’unica freccia».

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