Mostre in Italia e nel mondo: che cosa non perdere quest’anno

Il 150mo anniversario dell’Impressionismo e il centenario del Surrealismo a Parigi, i cent’anni di Tàpies a Madrid, la Biennale a Venezia, l’Arte povera da Pinault, Michelangelo e i suoi rivali a Londra

Visitatori al Museo del Louvre. © photoeverywhere.co.uk
Redazione |

Febbraio
BILBAO, Guggenheim «Giovanni Anselmo: Beyond the Horizon», 9 febbraio-19 maggio
«Senza titolo (Il cotone bagnato viene buttato sul vetro e ci resta)» (1968), di Giovanni Anselmo. © Giovanni Anselmo. Foto © Filipe Braga
Curata da Gloria Moure in collaborazione con l’artista, scomparso lo scorso 18 dicembre a Torino all’età di 89 anni, la mostra rivela l’approccio creativo di Anselmo (il cui lavoro, come quello della maggior parte degli altri poveristi, si avvicina alla natura per scoprirne le potenzialità fisiche ed energetiche) attraverso una cinquantina di opere tra fotografie, proiezioni, disegni, sculture e lavori in situ. Il percorso evidenzia la straordinaria importanza dell’opera di Anselmo per i suoi contemporanei e la sua persistente attualità. Il rapporto tra le sue opere e lo spazio in cui sono collocate, l’unicità dell’architettura dell’edificio del Museo basco costituiscono un palcoscenico per arricchire i dialoghi tra le opere.

MADRID, Museo Reina Sofía «Antoni Tàpies. Retrospectiva», 20 febbraio-24 giugno
«Gran Relleu Negre» (1973), di Antoni Tàpies. © Comissió Tàpies/VEGAP, 2023
Tra gli appuntamenti più importanti del centenario della nascita di Antoni Tàpies (Barcellona, 1923-2012), c’è la retrospettiva curata da Manuel Borja-Villel che dal 17 luglio 2024 al 12 gennaio 2025 si trasferirà nella Fundació Antoni Tàpies di Barcellona. Un’ampia selezione di opere di musei nazionali e internazionali e di collezioni private copre la carriera dell’artista dal 1943 al 2011, mettendo in relazione opere a lungo disperse e ora ricollocate nei momenti creativi in cui sono nate: dai primi disegni e autoritratti a opere legate al gruppo Dau al Set, alle indagini materiche degli anni Ottanta, passando per i materiali degli anni Cinquanta e i tentativi più oggettuali della fine degli anni Sessanta e dell’inizio degli anni Settanta. La mostra si conclude con le opere degli ultimi due decenni. 

MILANO, Pirelli HangarBicocca «Chiara Camoni», 15 febbraio-21 luglio
Una delle figure antropomorfe dalla serie «Sisters» (2017-23), di Chiara Camoni
A cura di Lucia Aspesi e Fiammetta Griccioli, la mostra riunisce il corpus più ampio delle opere di Camoni (Piacenza, 1974) mai presentato e, insieme a una serie di nuove produzioni, dà vita a un’architettura fatta di collettività e raccoglimento, ispirata nelle forme al giardino all’italiana tardorinascimentale e agli anfiteatri antichi. Il disegno simmetrico e radiale della planimetria crea corridoi e stanze che dividono lo spazio in aree dove i visitatori possono sostare. Questa grande installazione ospita numerose opere dell’artista, tra cui un’ampia selezione di sculture in terracotta policroma o smaltata come le figure antropomorfe dalla serie «Sisters» (2017-23) e i «Vasi Farfalla» (2020-22), reinterpretazione dei canopi egizi. Insieme alle «isole scultoree», come i pavimenti in ceramica, «Pavimento (For Clarice)» (2021) e le tende composte di stampe vegetali «Senza Titolo (una Tenda)» (2019), sono esposte nuove opere figurative ispirate ai bestiari medievali in materiali come onice, pietra leccese e alluminio.

Marzo
FIRENZE, Palazzo Strozzi, «Anselm Kiefer. Angeli caduti» 22 marzo-28 luglio
«Engelssturz» (2022), di Anselm Kiefer. Foto Georges Poncet. © 2023 Anselm Kiefer
Con la cura di Arturo Galansino, Anselm Kiefer (Donaueschingen, 1945) presenta a Palazzo Strozzi un percorso tra opere storiche e nuove produzioni, in un dialogo originale con l’architettura del Rinascimento. Celebre per opere di forte impatto che attraverso pittura, scultura e installazione investigano i temi della memoria, del mito, della guerra e dell’esistenza, Kiefer è un protagonista assoluto dell’arte tra XX e XXI secolo. La mostra di Palazzo Strozzi intende restituire la vitale complessità della produzione dell’artista tedesco, celebrandone l’intreccio tra figura e astrazione, natura e artificialità, creazione e distruzione, in un forte coinvolgimento per il pubblico nello spazio fisico e concettuale delle sue opere.

FRANCOFORTE, Städel Museum «Käthe Kollwitz», 20 marzo-9 giugno
«Donna con bambino morto» (1903), di Käthe Kollwitz. © 2023 Artists Rights Society (ARS),  New York/VG Bild-Kunst, Bonn
Nei primi decenni del XX secolo Käthe Kollwitz (1867-1945), concentrandosi sui temi della maternità, del dolore e della resistenza, si fece espressione del punto di vista femminile e scelse le stampe e i disegni come mezzi di comunicazione di messaggi imperniati su una forte critica sociale. Lo Städel Museum, che possiede una vasta collezione di sue opere, tra cui quasi tutte le incisioni, le litografie e le xilografie, oltre a stampe e disegni rielaborati a mano, presenta, per la cura di Regina Freyberger, più di 110 opere su carta, sculture e dipinti giovanili dell’artista, provenienti anche da importanti musei (Kupferstichkabinett di Berlino, Käthe Kollwitz Museum di Colonia, Neue Nationalgalerie di Berlino e Staatsgalerie di Stoccarda). Dal 31 marzo al 20 luglio anche il MoMA dedica all’artista la prima grande retrospettiva organizzata in un museo di New York; è anche la più grande rassegna del suo lavoro negli Stati Uniti in più di trent’anni, riunendo circa 120 disegni, stampe e sculture provenienti da collezioni pubbliche e private del Nord America e dell’Europa. 

LONDRA, Royal Academy of Arts «Angelica Kauffmann», 1 marzo-30 giugno
«Autoritratto con busto di Minerva» (1780-81), di Angelica Kauffmann. Berna, Museo di Belle Arti
Conosciuta per i suoi ritratti dei personaggi più influenti del suo tempo (regine, contesse, attori e «socialite»), Angelica Kauffmann (Coira, Svizzera, 1741-Roma, 1807) ha anche reinventato il genere della pittura di storia concentrandosi su protagoniste femminili della storia classica e della mitologia. La mostra ne ripercorre la vita e l’opera: la sua ascesa di bambina prodigio e la fama raggiunta a Londra, il suo ruolo di membro fondatore della Royal Academy nel 1768 e la sua successiva carriera a Roma, dove il suo studio divenne un fulcro della vita culturale della città. Sono esposti dipinti e disegni preparatori di Kauffmann, tra cui alcuni dei suoi autoritratti più belli, i suoi celebri dipinti per il soffitto della prima sede della Royal Academy a Somerset House, nonché dipinti storici di soggetti come Circe e Cleopatra.

ROMA, Museo dell’Ara Pacis «Theatrum», 29 marzo-29 settembre
Uno degli oggetti in mostra al Museo dell’Ara Pacis, nell’esposizione «Theatrum». © Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali
La forza vitale degli spettacoli teatrali, le vite a volte difficili degli attori e degli altri grandi protagonisti del mondo dei «ludi» a Roma sono alcuni dei temi della mostra a cura di Claudio Parisi Presicce, Lucia Spagnuolo, Orietta Rossini. Per offrire un taglio «drammatico» in senso filologico, la rassegna propone una ricostruzione viva, in cui gli stessi protagonisti delle scene antiche, presenti in filmati creati ad hoc, fanno rivivere le atmosfere che si respiravano tra le gradinate dei grandi teatri romani. Un racconto che parte dalle radici greche, magno greche, etrusche e italiche del teatro romano, dall’origine religiosa del «ludus» e dai primi palcoscenici in legno, per arrivare allo splendore dalla «frons scenae» dei grandi teatri per decine di migliaia di spettatori, architetture che, come il foro o il tempio, hanno caratterizzato la forma urbis dell’impero.

PARIGI, Musée d’Orsay «Parigi 1874. Inventare l’Impressionismo», 26 marzo-14 luglio
«Papaveri» del 1873 ca, di Claude Monet. © RMN-Grand Palais (Musée d’Orsay)/Hervé Lewandowski
Il 15 aprile 1874 si inaugurava a Parigi la prima mostra impressionista. Per celebrare i 150 anni della nascita del movimento, il Musée d’Orsay presenta circa 130 opere e propone un nuovo sguardo su questa data considerata il giorno di avvio delle avanguardie. La mostra, curata da Anne Robbins e Sylvie Patry, con Mary Morton e Kimberly Jones, ripercorre le circostanze che portarono questi 31 artisti (solo 7, Monet, Renoir, Degas, Morisot, Pissarro, Sisley e Cézanne, sono noti in tutto il mondo) a esporre insieme: una selezione di opere presenti nella mostra impressionista del 1874 viene accostata ai dipinti e alle sculture esposti al Salon ufficiale dello stesso anno per un confronto senza precedenti che ricrea lo shock visivo provocato dalle opere esposte dagli impressionisti, oltre a sfumarlo con paralleli e sovrapposizioni inaspettate tra la prima mostra impressionista e il Salon. Questa mostra è organizzata dal Musée d’Orsay, dal Musée de l’Orangerie e dalla National Gallery of Art di Washington, dove sarà presentata dall’8 settembre 2024 al 20 gennaio 2025.

Aprile
VENEZIA, Giardini e Arsenale Biennale Arte 2024, 20 aprile-24 novembre
Adriano Pedrosa. Foto Andrea Avezzù. Cortesia di La Biennale di Venezia
La 60ma Esposizione Internazionale d’Arte s’intitola «Stranieri Ovunque-Foreigners Everywhere», titolo tratto da una serie di lavori realizzati dal collettivo Claire Fontaine, ed è curata da Adriano Pedrosa, primo curatore latinoamericano, e primo dell’emisfero meridionale, a dirigere la Biennale di Venezia, che ha dichiarato: «Si parla di artisti che sono essi stessi stranieri, immigrati, espatriati, diasporici, esiliati e rifugiati, in particolare di coloro che si sono spostati tra il Sud e il Nord del mondo. La mostra si concentra sulle opere di ulteriori soggetti connessi: l’artista queer, l’artista outsider, l’autodidatta o il cosiddetto artista folk, e l’artista indigeno, spesso trattato come uno straniero nella propria terra. La produzione di tali artisti costituisce il “Nucleo Contemporaneo” dell’Esposizione. Il “Nucleo Storico” è composto da opere del XX secolo provenienti dall’America Latina, dall’Africa, dall’Asia e dal mondo arabo. Una sezione speciale di questo nucleo è dedicata alla diaspora degli artisti italiani nel mondo nel corso del XX secolo, quegli italiani che si sono trasferiti all’estero costruendo le loro carriere in Africa, Asia, America Latina, e nel resto d’Europa».

Intorno alla Biennale
Pierre Huyghe. Foto: Ola Rindal
La Biennale di Venezia è sempre l’occasione per l’apertura di importanti mostre in musei e istituzioni private della città. Si comincia il 17 marzo con una doppia inaugurazione: per Punta della Dogana Pierre Huyghe ha concepito, con la curatrice Anne Stenne, la sua più grande mostra trasformando il luogo in un medium dinamico, dove il tempo e lo spazio come tutto ciò che lo attraversa, visibile o invisibile, diventano parte integrante delle opere d’arte (fino al 24 novembre). Palazzo Grassi presenta invece un progetto dedicato a Julie Mehretu (Addis Abeba, 1970), a cura di Caroline Bourgeois in collaborazione con l’artista: oltre 60 dipinti e incisioni realizzati in venticinque anni, accanto a opere di artisti amici di Mehretu o personalità che l’hanno influenzata come Nairy Baghramian, Huma Bhabha, Robin Coste Lewis, Tacita Dean, David Hammons, Paul Pfeiffer e Jessica Rankin (fino al 6 gennaio 2025). Dal 6 aprile al 29 settembre Palazzo Ducale ospita l’evento capofila delle celebrazioni per i 700 anni della morte dell’autore di Il Milione (Venezia, 1254-1324): «I mondi di Marco Polo. Il viaggio di un mercante veneziano del Duecento», che, come chiarisce Giovanni Curatola, curatore della mostra con Daniele D’Anza e Chiara Squarcina, «illustra quello che Marco Polo ha visto ma non ha raccontato partendo da Venezia e attraversando il Caucaso, l’Iran, l’Asia Centrale, la Cina e l’India». Dal 13 aprile al 16 settembre la Collezione Peggy Guggenheim presenta «Jean Cocteau. La rivincita del giocoliere», la più grande personale mai realizzata in Italia sullo scrittore, poeta, drammaturgo, saggista, disegnatore, regista, attore (1889-1963). Curata da Kenneth E. Silver, riunisce oltre 150 lavori, tra disegni, opere grafiche, gioielli, arazzi, documenti storici, libri, riviste, fotografie, documentari e film. Dal 16 aprile al 15 settembre le Gallerie dell’Accademia presentano «Willem de Kooning e l’Italia». I curatori Gary Garrels e Mario Codognato approfondiscono l’influenza esercitata dai viaggi in Italia (nel 1959 e nel 1969) sui successivi dipinti, disegni e sculture realizzati dall’artista in America attraverso 75 opere circa tra dipinti, sculture e disegni, che documentano quattro decenni della produzione di de Kooning, dagli anni Cinquanta agli anni Ottanta. Dal 20 aprile al 15 settembre Ca’ Pesaro presenta un approfondimento sull’opera di Armando Testa, mentre nello stesso periodo Francesco Vezzoli sarà protagonista al Museo Correr.

LOS ANGELES, Getty Center «Hippolyte Bayard: un pioniere persistente», 9 aprile-7 luglio
«Autoritratto in giardino» (1847), di Hippolyte Bayard
Hippolyte Bayard (Breteuil-sur-Noye, 1801-Nemours, 1887), impiegato parigino di giorno, inventore e artista tenace di notte, è uno dei pionieri meno conosciuti della fotografia. La mostra presenta un’opportunità straordinariamente rara di vedere alcune delle fragilissime fotografie di Bayard risalenti agli anni Quaranta del XIX secolo, il primo decennio del nuovo medium, e di esplorare i suoi primi esperimenti, i suoi soggetti e le strategie attuate per ottenere il riconoscimento critico. La mostra mette in evidenza uno dei fondi fotografici più preziosi del Getty: l’album di oltre 150 stampe di Bayard, uno dei primi album fotografici mai realizzati.

Maggio
LONDRA, British Museum «Michelangelo: gli ultimi decenni», 2 maggio-28 luglio
Il «Tondo Taddei» di Michelangelo
Nel 1534 Michelangelo (Caprese, 1475-Roma, 1564) lasciò per sempre Firenze per Roma. La mostra analizza gli ultimi trent’anni della sua attività ed espone i disegni preparatori per il «Giudizio Universale», il cartone dell’«Epifania» (1550 ca), recentemente restaurato, i progetti architettonici per la ricostruzione della Basilica di San Pietro a Roma e gli studi per gli affreschi della Cappella Paolina in Vaticano, oltre a lettere, poesie. Al contrario, la mostra «Michelangelo, Leonardo, Raffaello» nella Royal Academy of Arts dal 9 novembre 2024 al 16 febbraio 2025, partendo dal «Tondo Taddei» di Michelangelo conservato nel museo, esplora la rivalità tra Michelangelo e Leonardo e la loro influenza sul giovane Raffaello attraverso alcuni dei migliori disegni del Rinascimento italiano, tra cui il cartone di Burlington House di Leonardo e gli studi di Leonardo e Michelangelo, rispettivamente per le pitture murali della «Battaglia di Anghiari» e la «Battaglia di Cascina» sulle pareti opposte di Palazzo Vecchio, mai terminate e andate perdute.

NEW YORK, MoMA «LaToya Ruby Frazier. Monuments of Solidarity», 12 maggio-7 settembre
«Marilyn Moore, Uaw Local 1112» (2019), di LaToya Ruby Frazier. © 2023 LaToya Ruby Frazier
L’artista-attivista LaToya Ruby Frazier (Braddock, Pennsylvania, 1982) ha usato la fotografia, il testo, le immagini in movimento e la performance per far rivivere storie di lavoro, genere e appartenenza etnica nell’era postindustriale. Per questa mostra, che ripercorre l’intera gamma della sua pratica artistica evidenziando il suo ruolo di attivista sociale e di collegamento tra le classi culturali e lavoratrici, Frazier ha reimmaginato i suoi lavori come installazioni definite «monumenti per i pensieri dei lavoratori», che affrontano gli effetti dannosi di industrializzazione e deindustrializzazione, le disuguaglianze sanitarie per le comunità nere della classe operaia nella Rust Belt, la crisi idrica in corso a Flint e l’impatto della chiusura di uno stabilimento della General Motors a Lordstown.

ROMA, Mercati di Traiano «Elagabalo e i culti orientali a Roma», 1 maggio 2024-31 marzo 2025
Un ritratto di Elagabalo
A cura di Claudio Parisi Presicce, Simone Pastor, Massimiliano Munzi, Lucia Cianciulli, Paolo Vigliarolo, la mostra, con circa 60 opere di musei italiani e internazionali, è articolata in due grandi macroaree: la prima è un’introduzione a tema storico e religioso che evidenzia la diffusione dei culti orientali a Roma dall’età della Repubblica al II secolo d.C. e ripercorre la fortuna dei culti siriaci a Roma nel III sec. d.C. La seconda è dedicata alla figura di Elagabalo, dalle origini alla morte precoce, alla successione, con particolare attenzione all’ambito familiare: dal rapporto con il presunto padre naturale, Caracalla, che lo legittimò come imperatore, alla relazione con le donne della sua famiglia. Infine il suo ruolo come sacerdote di ‘Ilahâ Gabal, dio della montagna, dio formatore e deformatore, maschile e femminile, e il malcontento del popolo di Roma nei confronti delle scelte afferenti al suo ruolo sessuale che ne accompagnarono l’imperium: il lusso, la dissolutezza e le rose.

Luglio
LONDRA, Design Museum «Barbie», 5 luglio 2024-23 febbraio 2025
«Day to Night Barbie» (1985). Foto: Mattel, Inc.
In concomitanza con il 65mo anniversario del marchio «Barbie», la mostra ripercorre l’eredità della bambola più famosa al mondo, una vicenda iniziata nel 1959 quando Ruth Handler inventò una storia diversa per sua figlia Barbara. La rassegna è incentrata sul «mondo» di Barbie: dalla moda e dall’architettura al design di mobili e veicoli. La partnership con Mattel Inc. ha consentito ai curatori di accedere ai vasti archivi di Barbie in California e di esporre decine di oggetti rari e unici insieme ad altri prestiti e acquisizioni fondamentali per raccontare la storia dell’iconico marchio: dalla Casa dei sogni di Barbie del 1962, a vari esemplari di bambole, anche inedite.

Settembre
BASILEA, Fondation Beyeler «Henri Matisse. Un invito al viaggio», 22 settembre 2024-26 gennaio 2025
«Grande nudo disteso (Nudo rosa)» (1935), di Henri Matisse. © Succession Henri Matisse/2023, ProLitteris, Zurich. © The Baltimore Museum of Art: The Cone Collection/Mitro Hood
Curata da Raphaël Bouvier, è la prima retrospettiva dedicata a Matisse (Le Cateau-Cambrésis, 1869-Nizza, 1954) in area germanofona da quasi vent’anni. Forte di oltre 70 capolavori da musei europei e americani e da collezioni private, la mostra prende le mosse dagli esordi pittorici intorno al 1900, procede con i lavori rivoluzionari del Fauvismo e le opere sperimentali degli anni 1910, arriva ai sensuali dipinti del periodo di Nizza e degli anni Trenta per culminare nei leggendari papier découpé della maturità negli 1940 e 1950. Punto di partenza concettuale della mostra è la poesia di Charles Baudelaire «Invito al viaggio» del 1857 per addentrarsi nella produzione e nella vita di Matisse, profondamente ispirate proprio dai frequenti viaggi realizzati dall’artista in Italia, Spagna, Marocco e Tahiti.

BARCELLONA, Sedi varie «Manifesta», 8 settembre-24 novembre
Hedwig Fijen. © Flaminia Pelazzi-Manifesta 15 Barcelona
Come ha puntualizzato Hedwig Fijen, fondatrice e direttrice di Manifesta, la 15ma edizione della rassegna si articola attraverso tre cluster della regione metropolitana che corrispondono ai tre temi principali della biennale «europea non catalana». Le emblematiche tre ciminiere (Tres Xemeneies), che diventeranno il grande centro di cultura digitale e videogiochi di Barcellona, accolgono la sezione «Immaginare il futuro»; il Monastero di Sant Cugat, simbolo storico di spiritualità e riflessione, ospita «Prendersi cura ed essere curati», mentre a Casa Gomis, minacciata dall’espansione dell’aeroporto, si affronta il tema «Equilibrare i conflitti». Per la prima volta la mostra coinvolge anche 11 località dell’area metropolitana: Badalona, Cornellà, El Prat, Granollers, L’Hospitalet de Llobregat, Mataró, Sabadell, Sant Adrià de Besòs, Santa Coloma de Gramenet, Sant Cugat, Terrassa.

PARIGI, Centre Pompidou «Surrealismo», 4 settembre 2024-6 gennaio 2025
«Le bain de cristal», di René Magritte. © Photothèque R. Magritte, Adagp Images, Paris, 2019
Il 2024 è un anno di ricorrenze per Parigi: oltre al 150mo anniversario della nascita dell’Impressionismo, la città celebra anche il centenario della nascita del Surrealismo, ad opera di André Breton che ne pubblicò il Primo manifesto nell’autunno del 1924, pochi mesi dopo lo svolgimento dell’VIII Olimpiade, mentre quest’anno la capitale francese ospita i Giochi della XXXIII Olimpiade. In attesa della grande mostra del centenario al Centre Pompidou, anche il Bozar di Bruxelles, dal 21 febbraio al 16 giugno, celebra il movimento d’avanguardia belga che abbraccia ben 60 anni con opere, tra gli altri, di Paul Nougé, René Magritte, Paul Delvaux, Max Ernst, Yves Tanguy, Salvador Dalí, Giorgio de Chirico.

NEW YORK, MoMA «Life Dances On: Robert Frank in Dialogue», 15 settembre 2024-11 gennaio 2025
«Trolley-New Orleans» (1955), di Robert Frank. © 2023 June Leaf and Robert Frank Foundation
La prima personale dell’artista (Zurigo, 1924-Inverness, 2019) al MoMA, organizzata nel centenario della nascita, esplora i sei vivaci decenni della sua carriera dopo la pubblicazione del suo libro fotografico di riferimento, «The Americans», nel 1958. Curata da Lucy Gallun con Kaitlin Booher e Nancy Newhall, espone circa 200 opere sia della collezione del museo sia inedite che illustrano la sua irrequieta sperimentazione attraverso vari medium, ossia la fotografia, il cinema e i libri. La mostra trae il titolo dal film di Frank del 1980, in cui l’artista riflette sulle persone che hanno plasmato la sua visione.

LONDRA, National Gallery «Van Gogh: poeti e amanti», 14 settembre 2024-19 gennaio 2025
I «Girasoli» di Vincent Van Gogh. © The National Gallery of Art, Londra
In occasione del bicentenario della sua fondazione, la National Gallery presenta una grande mostra che riunisce i dipinti più celebri e più amati di Vincent van Gogh, alcuni dei quali raramente esposti, oltre a un’ampia scelta di disegni. Questa selezione di opere, definita «epocale» dal museo, avviene a 14 anni dall’ultima mostra di Van Gogh nel Regno Unito e a 100 anni esatti dall’acquisizione da parte della National della «Sedia» e dei celeberrimi «Girasoli». 

PARIGI, Bourse de Commerce-Pinault Collection «Arte povera», 25 settembre 2024-24 marzo 2025
«Essere vento» (2014), di Giuseppe Penone. Cortesia di Marian Goodman Gallery, Giuseppe Penone. © Adagp, Paris, 2023
È «per il 90% Arte povera e per il 10% ciò che è venuto prima e dopo», ha affermato la curatrice della mostra, Carolyn Christov-Bakargiev. La rassegna si concentra principalmente sul movimento italiano attraverso le opere di 13 figure chiave, tra cui Giovanni Anselmo, Pier Paolo Calzolari, Jannis Kounellis, Giuseppe Penone, Mario e Marisa Merz e Giulio Paolini, ma si ripercorreranno anche i «precursori del movimento, risalendo fino agli Etruschi, che guardano a questa idea di energia e di metamorfosi costante», aggiunge Christov-Bakargiev, che intende dimostrare «come l’Arte povera si colleghi a ciò che molti artisti fanno oggi in tutto il mondo, come David Hammons si collega a Jannis Kounellis, per esempio». La mostra include opere della Collezione Pinault e prestiti del Castello di Rivoli-Museo d’Arte Contemporanea, e di altre collezioni pubbliche e private, sia francesi sia italiane, oltre a lavori di poveristi viventi.

Ottobre
VIENNA, Mumok, «Medardo Rosso. Inventare la scultura moderna», 19 ottobre 2024-23 febbraio 2025
«Ecce puer» (1920), di Medardo Rosso. Collection Peter Freeman, Inc. New York/Parigi e Amedeo Porro Fine Arts Lugano/Londra. Foto Marilena Anzani
Rivale di Auguste Rodin, Medardo Rosso (Torino, 1858-Milano, 1928) è stato uno dei grandi pionieri del Modernismo. Questa retrospettiva, resa possibile dalla stretta collaborazione con l’Archivio Medardo Rosso e curata da Heike Eipeldauer, presenta una cinquantina di sculture e un’ampia selezione di fotografie, fotocollage e disegni. Una scelta di opere di artisti influenzati direttamente o indirettamente da Rosso, come Edgar Degas, Constantin Brâncusi, Louise Bourgeois, Jasper Johns, Robert Morris, Lynda Benglis, Eva Hesse, Marisa Merz e Phyllida Barlow, crea un dialogo con l’opera altrettanto innovativa di Rosso e risponde alla sua pratica artistica di non esporre mai da solo, ma sempre in «conversazione» con altri. Da marzo ad aprile 2025 si trasferirà nel Kunstmuseum di Basilea.

FERRARA, Palazzo dei Diamanti «Il Cinquecento a Ferrara», 12 ottobre 2024-16 febbraio 2025
«Cristo sorretto da Nicodemo», di Giovan Battista Benvenuti detto l’Ortolano. Lewisburg, Bucknell University, Samuel H. Kress Collection
La mostra racconta le vicende della pittura del primo ’500 a Ferrara, dagli anni del passaggio di consegne da Ercole I d’Este al figlio Alfonso (1505), fino alla scomparsa di quest’ultimo (1534). Il tramonto della generazione di Cosmè Tura, Francesco Cossa ed Ercole de’ Roberti lascia a Ferrara la difficile eredità di un ricambio artistico di alto livello. All’inizio del nuovo secolo si sviluppa una nuova scuola, più aperta agli scambi con altri centri, che ha come protagonisti Ludovico Mazzolino, Giovan Battista Benvenuti detto l’Ortolano, Benvenuto Tisi detto il Garofalo, il principale interprete locale della maniera di Raffaello, e Giovanni Luteri detto il Dosso, influenzato tanto da Giorgione e Tiziano quanto dalla Roma di Michelangelo.

NEW YORK, Metropolitan Museum of Art «Siena: l’ascesa della pittura, 1300-50», 13 ottobre 2024-26 gennaio 2025
«L’Annunciazione» (1307/8-11), di Duccio. © The National Gallery, Londra
La vita culturale europea si è scrollata di dosso il Medioevo nella Siena del XIV secolo o lo ha farro nella Firenze del XV? È ciò che sostiene la mostra del Met, che riunisce circa 90 opere in prestito da collezioni negli Stati Uniti e in Europa. La mostra è stata ispirata dall’espansione delle collezioni trecentesche del Met negli ultimi decenni, tra cui l’acquisizione nel 2004 della «Madonna col Bambino» di Duccio (1290-1300 ca). La «Maestà» di Duccio non può giungere a New York da Siena, ma il Met ha in programma di riassemblare tutti gli otto dei nove pannelli superstiti della predella, per la prima volta da quando furono dispersi nel XVIII secolo. Oltre a diverse opere di Duccio, ci saranno lavori di Simone Martini e Ambrogio Lorenzetti. L’esposizione sostiene che Martini (1284-1344 ca), che lasciò l’Italia per recarsi alla corte francese del papato avignonese, portò con sé la Scuola senese e comprende opere realizzate durante gli anni di permanenza dell’artista in Francia. La mostra si trasferirà poi alla National Gallery di Londra.

Dicembre
ROMA, Musei Capitolini-Villa Caffarelli «Origini e splendori della collezione Farnese nella Roma del XVI secolo», 1 dicembre 2024-31 maggio 2025
«Ercole al Bivio», di Annibale Carracci
A cura di Chiara Rabbi Bernard e Claudio Parisi Presicce, la mostra presenta opere rappresentative del momento di maggior splendore della Collezione Farnese, massima espressione del collezionismo erudito di papa Paolo III e dai suoi nipoti, che riuniva dipinti, sculture antiche, bozzetti, disegni, manoscritti dai primi decenni del XVI secolo all’inizio del XVII. Sono esposti 100 capolavori provenienti dal Museo Nazionale Archeologico di Napoli, dal Museo di Capodimonte, dalla Biblioteca Nazionale e da altre collezioni pubbliche e private. Un’attenzione particolare è riservata al significato delle sculture antiche anche rispetto alla loro collocazione nelle residenze farnesiane, e al recupero di opere originariamente presenti nella collezione, nel tempo disperse in raccolte pubbliche o private. Un ulteriore focus riguarda la figura e la corte di Paolo III.

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