Mosaici romani in mezzo ai vigneti dell’amarone

Nuovi ritrovamenti nella villa romana a Negrar in Valpolicella, servono 100mila euro per il proseguimento degli scavi

Il ritrovamento di un mosaico con figure di volatili inscritte in medaglioni Il ritrovamento di un mosaico con un cesto di melograni e volatili
Camilla Bertoni |  | Negrar (Vr)

Non smette di stupire il ritrovamento della villa romana del IV secolo d.C. che i vigneti di amarone stanno restituendo a Negrar di Valpolicella, in provincia di Verona con un’estensione di circa 3mila metri quadrati, una parte residenziale con impianti termali e una parte legata alla produzione agricola. L’ultima apparizione ieri, 10 marzo 2022: magnifici mosaici con figure di volatili inscritte in medaglioni, mentre un altro mosaico rappresenta un cesto di melograni.

Le loro tessere, composte di marmi locali, paste vitree colorate con rame o ferro e cotto, hanno conservato perfettamente i colori. La piccola porzione emersa potrebbe in realtà estendersi per parecchi metri: si tratta infatti del pavimento che rivestiva il porticato perimetrale del cortile di 400 metri quadrati attinente alla parte residenziale della villa. Ritrovamenti abbondanti di semi di uva e legno di vite fanno ipotizzare che già a quei tempi la villa fosse legata alla produzione del vino.

A spiegarlo sul sito sono stati il soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Verona, Vicenza e Rovigo Vincenzo Tinè con il direttore scientifico dello scavo Gianni de Zuccato, archeologo funzionario della stessa Soprintendenza, che lanciano un appello: servono urgentemente altri 100mila euro per poter proseguire questa parte della campagna di scavo. A giorni infatti saranno esauriti i 40mila euro messi a disposizione dal Bacino Imbrifero Montano dell’Adige grazie all’intervento del Comune di Negrar.

La parte sud orientale della villa è stata invece messa in luce grazie a fondi ministeriali, ma soprattutto grazie alla disponibilità dei proprietari dei terreni su cui insistono i resti: i fratelli Benedetti, dell’omonima cantina e azienda agricola, hanno dato il via alla stipula di un innovativo accordo pubblico privato per il ritrovamento e la gestione del bene, mettendo a disposizione il terreno per lo scavo e finanziandolo in parte, così come hanno finanziato ora le coperture provvisorie con cui è stato protetto quanto finora emerso in attesa della musealizzazione dell’area, secondo il progetto realizzato dal Politecnico di Milano.

L’esempio di Benedetti è stato seguito da Giuliano Franchini dell’omonima azienda agricola e cantina che ha acquistato il terreno adiacente rinunciando alle viti che già vi crescevano per destinarlo alle ricerche. Ed è proprio in questa parte che sono emersi i nuovi mosaici che corrono in parallelo a quelli a motivi geometrici già emersi l’anno scorso sul lato orientale del cortile. Il lato sud era invece l’unica porzione di cui si conosceva l’esistenza fin dal 1922, anche se la collocazione precisa si era persa, quando l’archeologa Tina Campanile ne aveva portato in luce i mosaici conservati ora nel Museo Archeologico al Teatro Romano di Verona.

«Il cortile con giardino doveva essere molto elegante, ha spiegato de Zuccato, stando ai frammenti d’intonaco dipinto ritrovati che lasciano supporre l’esistenza di pareti affrescate a colori vivaci e di un soffitto a cassettoni prospettici simile a quello del Pantheon di Roma. Un sigillo permetterebbe inoltre di far risalire questa proprietà alla gens Valeria, e in particolare al nome di Lucio Valerio: personaggio non noto, il suo nome tuttavia ricorre in altri siti archeologici veronesi».

In attesa della risposta del MiC, a cui la Soprintendenza di Verona ha fatto richiesta di finanziamento per un totale di 1 milione e 200mila euro nell’ambito della programmazione straordinaria per il triennio in corso, prevista dalla legge 190, Tinè fa dunque appello ad altri privati che vogliano contribuire all’avanzamento del cantiere nel quale sono stati coinvolti, oltre ai tecnici della Società Archeologica Padana, anche gli studenti dell’Università di Verona per lo scavo e quelli dell’Accademia di Belle Arti di Verona per il restauro, enti con cui il Comune di Negrar ha stretto accordi per la valorizzazione della «Villa dei Mosaici».

© Riproduzione riservata Archeologi al lavoro sul sito di Negrar in Valpolicella (Vr)
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