Monique Veaute e il confine tra arte e scienza: «Stiamo affidando il nostro immaginario alle macchine»

Intervista con l'ideatrice e fondatrice di Digitalife, la sezione del Romaeuropa Festival dedicata alle nuove tecnologie e all’arte digitale, in programma dal 7 ottobre al Palexpo

Monique Veaute,  ideatrice del progetto DIGITALIFE, ottava edizione, al Palazzo delle Esposizioni dal 7 ottobre 2017 al 7 gennaio 2018; fondatrice e presidente della Fondazione Romaeuropa
Margherita Criscuolo |

Roma. Vera ambasciatrice della cultura contemporanea, già al vertice di Palazzo Grassi e membro del Cda del MaXXI, Monique Veaute è a Roma da oltre trent’anni e qui ha fondato il Festival Romaeuropa, palcoscenico per artisti internazionali, partendo dall’amore per la creatività in ogni sua forma e da quello per la condivisione del sapere e delle esperienze. Una carriera, la sua, trascorsa fra coreografi, registi, artisti, autori e filosofi che l’hanno accompagnata dalla natia Tübingen a Roma, passando per Strasburgo, Atene, Parigi, Lisbona e Venezia.
Dal teatro, la forma d’arte che più di tutte vive come la sua dimensione, la Veaute si è avvicinata all’arte attraverso le performance e, in anni più recenti, si è dedicata allo studio del rapporto tra arte e scienza, spingendosi fino al territorio dell’interazione uomo-macchina, affascinata dal controllo che sta diventando possibile
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(l'articolo integrale è disponibile nell'edizione su carta)

© Riproduzione riservata L’installazione video MEMORANDUM OR VOYAGE, in mostra al Palexpo di Roma nell'ambito di Digitalife 2017, ripercorre il lavoro del collettivo giapponese Dumb Type (OR del 1997, memorandum del 1999 e Voyage  del 2002), rivisitato da Shiro Takatani
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