Monache perfino più affascinanti delle fanciulle di Ariccia

Un volume racconta la «galleria delle belle romane» e la «Stanza delle suore» del museo di Palazzo Chigi

Jacob Ferdinand Voet, «Ritratto di suor Flavia Virginia»
Arabella Cifani |

L’ideazione del nuovo volume di Francesco Petrucci è legata alla pandemia, alla necessità di mantenere viva la luce degli studi di arte, e, in maniera diretta, al nostro giornale. Durante la primavera 2020 l'edizione online di «Il Giornale dell’Arte» ha pubblicato una serie di articoli di storici dell’arte intitolati «Chiusi ma aperti» e dedicati ai musei temporaneamente non visibili.

Francesco Petrucci, che dirige da anni il museo di Palazzo Chigi di Ariccia, ha raccontato le meraviglie che quel palazzo racchiude: una sorta di Pompei del barocco romano, rimasto intatto attraverso i secoli con tutto il suo carico di storia e arte. Fra i saggi di Petrucci uno era dedicato (come il libro) a «mondanità e segregazione» e alla celebre «galleria delle belle romane», commissionata dal cardinale Flavio Chigi al pittore Jacob Ferdinand Voet e copiata poi in tutta Europa.

Bellissime fanciulle, fra cui spiccavano le nipoti del cardinal Mazzarino e le sorelle Mancini, dalle vite moderne, disinibite, a volte scandalose, in grado di suscitare passioni e amori tempestosi. Vere influencer del loro tempo. Nei ritratti esibiscono occhioni sgranati, seni prosperosi, braccia scoperte, labbra sensuali, capelli arricciati e infiocchettati, vesti elegantissime, gioielli come se piovesse.

Il pittore ci ha messo del suo; le ha imbellite, ringiovanite, lisciate e gonfiate nei punti giusti. Chissà com’erano dal vero? Accanto alle belle, però, il cardinale Chigi volle avere anche una «Stanza delle suore»: le cinque sorelle monache di papa Alessandro VII Chigi, suor Maria Pulcheria, sorella del principe Agostino Chigi e tutte le dieci figlie del principe.

Le femmine, secondo l’uso del tempo, venivano infatti spedite in convento per ridurre le spese delle loro doti, molto alte per una famiglia nobile. In convento diventavano badesse, disponevano di denaro, organizzavano intrattenimenti musicali. Le monache Chigi avevano anche a disposizione una cameriera personale: non se la cavavano troppo male. Alcune, come suor Flavia Virginia Chigi, erano molto carine.

Nei ritratti di Ariccia le monache belle battono in fascino le altre dame di mondo: hanno il profumo attraente di un giardino di rose e gigli dall’ingresso murato. La serie sprigiona una poetica barocca veramente significativa: contrasto vivo fra amor sacro e amor profano, fra piacere e rinuncia, fra esaltazione dei sensi e loro inibizione. Contrasto da vertigine, che nel libro di Petrucci si coglie assai bene in tutto il suo sottile e sofisticato fascino.

Mondanità e segregazione. La «galleria delle Belle» e la galleria delle «Monache» a Palazzo Chigi in Ariccia
di Francesco Petrucci, 158 pp., ill. col., Ceccarelli, Acquapendente (Vt) 2021, € 12

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