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Mostre

Miró al carborundum

Alla Fondation Maeght l’opera grafica dell’artista catalano

Miró nell’Imprimerie Arte-Adrien Maeght a Parigi mentre lavora a un manifesto. Foto: Clovis Prévost Archives Maeght.

Saint-Paul de Vence (Francia). L’opera grafica di Joan Miró, che fu molto vasta, con una selezione di gouache presentate al pubblico per la prima volta, è al centro di una mostra organizzata dalla Fondation Maeght fino al 17 novembre, «Joan Miró. Oltre la pittura». La Fondazione, che fu inaugurata nel 1964, vanta una collezione unica di opere dell’eclettico artista catalano (1893-1983) che donò a Aimé Maeght, mercante d’arte e gallerista a Parigi, e alla moglie Marguerite: un fondo importante di sculture, pitture, ceramiche nonché di opere grafiche. Si aggiunge la collezione personale, circa 200 opere, donate alla Fondazione, di Adrien Maeght, figlio dei fondatori e dal 1982 presidente del consiglio di amministrazione dell’istituzione, che lavorò con Miró nei laboratori della moderna Imprimerie Arte aperta dalla famiglia nel ’64 e messa a disposizione degli artisti.

Miró si dedicava alla litografia e all’incisione già dalla fine degli anni Trenta, tecniche a cui era stato iniziato dal pittore cubista franco-polacco Louis Marcoussis. Lo stesso Miró diceva: «Sono un pittore, ma un pittore che vuole esprimersi attraverso tutte le tecniche disponibili». Nel 1967 apprese anche una nuova tecnica, detta del carborundum, a base cioè di carbonato di silicio, messa a punto dall’incisore franco-americano Henri Goetz e introdotta da Adrien Maeght nella stamperia di famiglia.

La mostra è curata da Rosa Maria Malet, direttrice della Fundació Joan Miró di Barcellona dal 1980: «Tutto ciò che l’incisione e la litografia offrivano in temini di opportunità rappresentava una sfida per Miró, ha detto la curatrice. Da questo interesse attivo e durato per tutta la vita, è derivata una produzione notevole, in termini di quantità e soprattutto di qualità».

La mostra si sofferma su tutti questi aspetti pratici, «tecnici», della fase di creazione, presentando stampe originali, tra cui l’ironica «Automobilista coi baffi» del 1973, realizzata con la tecnica del carborundum, insieme ai cartoni e alle matrici preparatorie.

Luana De Micco, da Il Giornale dell'Arte numero 399, agosto 2019


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