Mercato globale. Il report Art Basel/Ubs | 4

Le fiere implicano la questione dei viaggi e la possibilità di continuare a farli

Anny Shaw |

Le fiere d’arte implicano la questione dei viaggi aerei e del loro impatto sul pianeta. Secondo il report della McAndrew, il 58% dei ricchi collezionisti afferma che nei prossimi anni per loro è «essenziale o una priorità importante» riuscire a compensare l’impronta ecologica dei loro viaggi per vedere e acquistare arte. Tuttavia alla domanda su quali siano i progetti di viaggio per i prossimi dodici mesi, il 67% ha dichiarato l’intenzione di partecipare a diverse fiere e sono pochi quelli che intendono ridurre gli spostamenti per ragioni ecologiche.

I galleristi dal canto loro fanno una media di dodici viaggi all’anno: sette di corto raggio (meno di sei ore) e cinque di lungo raggio. Secondo myclimate.org, e basandosi sui viaggi in classe economica, si stima che ogni galleria, contando i soli spostamenti aerei in un anno, potrebbe essere responsabile dell’emissione di circa 27 tonnellate di Co2. Oltre ai viaggi, l’imballaggio e la spedizione delle opere d’arte è un altro forte motivo di preoccupazione.

Rokbox, società che si occupa di imballaggi sostenibili, stima che un imballo piccolo (ca 1,10 m per lato), contenente un’opera d’arte di 5 chili spedita da New York a Hong Kong via aerea, abbia un’impronta ecologica di circa 0,91 tonnellate di Co2, l’equivalente di 51 sacchi di rifiuti portati in discarica o di quasi 4.620 chilometri percorsi in macchina. Un mercante riassume la questione dicendo: «Potremmo ridurre il trasporto di opere solo vendendo a livello locale, ma questo non solo renderebbe impossibile sostenere il nostro budget, ma sarebbe anche contrario alla responsabilità fondamentale di una galleria».

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