Mercato: Carla Accardi in cinque anni ha raddoppiato i prezzi

La sua fama ora ha eclissato quella del marito, Antonio Sanfilippo. I suoi collezionisti principali sono italiani, ma la domanda dall’estero appare in crescita

«Biancobianco» (1966), andato in asta da Dorotheum nel 2016 e aggiudicato alla Fondazione Getz per 235mila euro
Alberto Fiz |

È un caso piuttosto raro che nelle coppie di artisti la fama della moglie eclissi quella del marito. Pochi ricordano la consorte di Willem de Kooning, la talentuosa Elaine che fece persino il ritratto a John Kennedy. E Lee Krasner, tra i maggiori esponenti dell’Espressionismo astratto, non ha certo la notorietà del marito Jackson Pollock. Nemmeno Niki de Saint Phalle e Marisa Merz hanno raggiunto i vertici dei loro compagni di una vita, Jean Tinguely e Mario Merz.

Carla Accardi invece è assai più popolare e ricercata di Antonio Sanfilippo detto Totò, con cui si è sposata nel 1949 (si separeranno nel 1965 e negli anni Settanta Carla inizierà una romantica relazione con Ugo Zovetti, imprenditore e fotografo conosciuto da adolescente), dopo essersi conosciuti all’Accademia di Belle Arti di Palermo. Entrambi trapanesi, sbarcarono ben presto a Roma e nel 1949 furono tra i fondatori di Forma 1 a cui presero parte anche Attardi, Consagra, Dorazio, Guerrini, Perilli e Turcato. Carla, unica donna del Gruppo, e Antonio furono determinanti per modificare le prospettive dell’arte rendendola autonoma da ogni meccanismo riproduttivo.

Il segno, affrancato da ogni forma geometrica prestabilita, diventa così la matrice di un linguaggio che prende le distanze sia dalla figurazione sia dall’informale. Antonio è, in una prima fase, riferimento essenziale per Carla che, pur prendendo una strada autonoma dal consorte, non lo dimenticherà mai del tutto. La differenza fondamentale tra i due la rintraccia con chiarezza sintetica Francesco Impellizzeri, artista, nonché assistente di Carla dalla fine degli anni Ottanta: «Mentre il segno di Sanfilippo è centripeto, claustrofobico e interno alla superficie, quello dell’Accardi va oltre la tela, crea nuovi spazi, nuovi ambienti e nuove prospettive». Impellizzeri, insieme a Paola Bonani, Pier Giovanni Castagnoli e Francesco Tedeschi, fa parte del comitato scientifico dell’Archivio Accardi Sanfilippo presieduto dalla figlia Antonella che a Roma in via del Babuino 164, per anni studio di Carla, ha creato una struttura dove viene contemplato il lavoro dei genitori.

Se sotto il profilo estetico non mancano punti di contatto, il mercato dei due ha preso strade completamente differenti. Carla è oggi una star favorita dalla svolta del mercato post Covid-19, quando la pittura e un certo edonismo decorativo hanno riconquistato le posizioni perdute. L’artista siciliana, che in passato ha attraversato momenti bui (nel 1988 fu determinante l’invito di Giovanni Carandente alla Biennale di Venezia), nell’ultimo biennio ha avuto un forte incremento stabilendo il suo nuovo record il 20 aprile quando in un’asta online di Sotheby’s «Labirinto Barrato (A settori)» (1957) ha fatto fermare il martello del banditore a 355mila euro (all’inizio degli anni Novanta non avrebbe superato i 20mila euro). Il prezzo è superiore di oltre tre volte rispetto al top lot di Sanfilippo che risale al 23 ottobre 2018. Quel giorno nelle aste Boetto a Genova «Senza titolo del 1955» si era imposto per 99mila euro. Da allora i prezzi di Antonio non hanno avuto alcun cambiamento, mentre quelli di Carla sono raddoppiati, ed è probabile che il centenario della nascita previsto il prossimo anno porterà nuova linfa al suo mercato ampliando i consensi.
«Labirinto Barrato (A settori)» (1957) di Carla Accardi è stato venduto lo scorso aprile da Sotheby’s a 355mila euro
Sono molte le iniziative in programma: a marzo è prevista l’inaugurazione di un’ampia antologica a Palazzo delle Esposizioni di Roma a cura di Paola Bonani e Daniela Lancioni, che traccia un percorso lungo oltre mezzo secolo, e nei prossimi mesi verrà annunciata l’acquisizione di un lavoro storico da parte di uno dei più prestigiosi musei europei. Sono italiani i collezionisti principali, da Prada a Rosa Sandretto, da Nesi a Corrado Levi sino a Nancy Olnick e Giorgio Spanu che hanno creato a New York Magazzino Italian Art.

Ma, come afferma Alessandro Rizzi, responsabile per l’arte contemporanea di Dorotheum, «appare in crescita la domanda dall’estero e proprio da Dorotheum a Vienna già nel 2016 era stata la Fondazione Goetz di Monaco ad acquistare per 235mila euro “Biancobianco”, uno storico sicofoil del 1966. Due anni dopo, sempre da Dorotheum, “Integrazione ovale” (1958) è finito in Baviera con un’aggiudicazione di 295mila euro». Le indicazioni di un mercato che sta ampliando gli orizzonti arriva anche dalle gallerie private. Insieme a Massimo Minini di Brescia e alla Galleria dello Scudo di Verona, storici riferimenti per l’artista, dal 2021 Carla è entrata nella scuderia di Massimo De Carlo.

Sul fronte delle garanzie appare assai limitata la presenza di falsi. Le autentiche vengono rilasciate dall’Archivio Accardi Sanfilippo che con rigore ha catalogato sino ad ora 3.350 dipinti (di Sanfilippo le tele sono appena 900) e un numero persino maggiore di carte, un ambito d’investimento ancora in parte inesplorato dove non mancano opportunità favorevoli anche al di sotto dei 10mila euro. Quanto alla produzione storica, sono particolarmente ricercati i lavori su caseina realizzati dal 1954 al 1965, oltre ai sicofoil (è bene fare attenzione allo stato di conservazione) degli anni Sessanta e Settanta.

È in questo ambito che si concentra la fascia alta della domanda con limitate punte speculative. Dalla fine degli anni Settanta l’artista ha realizzato oltre 2mila opere con qualche concessione di troppo al mercato ed è naturale che la produzione appaia quanto mai variegata. Anche in questo ambito, i prezzi sono schizzati e talune tecniche miste degli anni Novanta non imprescindibili, che sino al 2020 venivano proposte intorno ai 15mila euro, attualmente hanno richieste superiori ai 40mila.

Per coronare l’ascesa di Carla è infine necessario un catalogo ragionato davvero esauriente. Attualmente i due volumi di riferimento sono quelli curati da Germano Celant nel 1999 e 2011 editi rispettivamente da Charta e Silvana in collaborazione con Zerynthia. Regesti essenziali ma non sufficienti che l’Archivio Accardi Sanfilippo dovrà completare.

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