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Archeologia

Meraviglie dal SUDAN | 1. Ricomincia l’avventura

Il taccuino di viaggio di Francesco Tiradritti

Facciata dell’Hotel Acropole a Khartoum (fotografia di Francesco Tiradritti)

Francesco Tiradritti, archeologo e storico corrispondente di «Il Giornale dell'Arte», è in viaggio in Sudan per una missione scientifica. Pubblicheremo in esclusiva per i nostri lettori il suo «diario di bordo» da un territorio poco conosciuto e prezioso per gli studiosi.

Un’ostrica perlifera. Un involucro insignificante e duro da aprire con dentro un prezioso e brillante tesoro. Questa è l’immagine che mi si ripresenta alla mente da circa una decina di giorni. Ovvero da quando sono atterrato con un volo Egypt Air all’aeroporto di Khartoum. Il Sudan è così. Un’ostrica perlifera.

Sono arrivato alle due del mattino e con una rapida corsa in un taxi sgangherato lungo stradoni bui e deserti ho raggiunto l’Hotel Acropole. Più che un albergo, un’istituzione. È qui che ho alloggiato nel 1984, la prima volta che sono venuto in Sudan, ed è da qui che comincia questa mia nuova avventura.

Trentacinque anni. Una vita fa. Eppure l’ingresso dell’Acropole è lo stesso, identiche sono le scale che conducono al primo piano dove si trova la reception dove nulla o pochissimo è cambiato. Le trasformazioni sono avvenute nelle camere. Gli ampi spazi sono stati ridotti per far posto a bagni molto comodi, ma anche molto orrendi. Sparito è il mobilio in legno scuro che con le luci tenui e gli scuri perennemente chiusi ricordava tanto l’Africa dei film hollywoodiani in bianco e nero. Hanno anche smesso di usare il Dettol. Nel 1984 permeava tutta la struttura dell’albergo e così il suo odore è per me al profumo dell’Africa. Mi dolgo di non sentirne più traccia nell’aria. Strani scherzi opera la nostalgia in un uomo. Mi ritrovo a rimpiangere un disinfettante.

L’Hotel Acropole è diretto dai fratelli Pagulatos. Tra gli ultimi greci della numerosa comunità che risiedeva a Khartoum nella prima metà del XX secolo. Negli anni ho mantenuto sporadici contatti con George e la moglie Eleonora, di origini italiane. La mia prima moussakà della mia vita l’ho mangiata sulla terrazza dell’Acropole. George me la fa preparare quando sa che mi trattengo per qualche giorno. Stavolta non è così. L’Acropole è un tuffo al cuore, ma troppo caro per le tasche di un archeologo.

Dovendo trattenermi a Khartoum una settimana ho cercato una sistemazione più economica. Ho così provato il brivido della prenotazione online di un appartamento. Il primo vero brivido che mi ha regalato il Sudan. Prenoto, nessuna risposta. Disdico, il proprietario si fa vivo. Prenoto di nuovo, silenzio totale. Stavolta aspetto. La telefonata del proprietario arriva poco prima che scenda a prendere il taxi che deve portarmi all’appartamento. Si chiama Salah e mi prega di ritelefonargli quando sarò sul taxi. Devo passargli il taxista perché l’appartamento è «più o meno» nella posizione indicata. Così tutto si risolve in stile sudanese: all’ultimo minuto e con un ampio grado di approssimazione. L’appartamento si rivela dignitoso, ampio ed è a un prezzo accettabile.

Sono in Sudan per dare inizio a una nuova impresa archeologica. È una proposta arrivatami direttamente dagli amici che ho nelle antichità sudanesi. L’ho accettata volentieri. In Egitto, dove lavoro da trent’anni, le cose sono diventate difficili. Nell’attesa che migliorino, ho deciso che è il momento di mantenere la promessa che mi ero fatto mentre l’aereo Klm decollava dall’aeroporto di Khartoum nell’aprile 1984. Guardando la città, allora una manciata di case ordinatamente sparpagliate nel deserto che rimpiccioliva dal finestrino, avevo pensato che mi sarebbe piaciuto tornare a impiantare un progetto in questo paese che mi aveva stordito con il suo fascino sgangherato, ma irresistibile. Sono trascorsi trentacinque anni. Eccomi! Sono qui a concretizzare il sogno di quel ragazzo ventiduenne, catapultato da un paesino della Toscana in piena Africa. Eccomi! Sono qui a lenire una nostalgia che dura da decenni. Eccomi! Sono qui per aprire quest’ostrica perlifera e per raccontarvi le meraviglie che vi troverò!


MERAVIGLIE DAL SUDAN
Il taccuino di viaggio di Francesco Tiradritti

1. Ricomincia l'avventura
2. Una jabana a Khartoum
3. Ana sudani, ana afriki!
4. Musawwarat es-Sufra
5. Naqa
6. Meroe



Francesco Tiradritti, edizione online, 14 novembre 2019


  • L’autore con l’operaio Osama sullo scavo nel 1984 (fotografia di Irene Liverani)

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