Mecenatismo d’altri tempi, oggi

Boccioni, Severini, Sironi, Balla, de Chirico e Savinio, più 5 milioni per il Secondo Arengario. Sono i doni di Giuseppina Antognini al Museo del Novecento, che ha realizzato il sogno di Francesco Pasquinelli, per trent’anni compagno di vita e di collezionismo

«Crepuscolo» (1909) di Umberto Boccioni
Ada Masoero |  | Milano

Quattro nuove, magnifiche opere di maestri futuristi della prima ora (Boccioni, Severini, Sironi e Balla) e due, non meno importanti, di Giorgio de Chirico e Alberto Savinio (quest’ultimo sinora assente dalla collezione permanente) sono esposte dal 30 settembre nel Museo del Novecento. Sono il dono (valore di mercato oltre 15 milioni) di Giuseppina Antognini, per oltre trent’anni compagna di vita e di collezionismo di Francesco Pasquinelli (1922-2011), milanese doc, maestro di musica, imprenditore di successo nel campo degli isolanti termo-acustici per edilizia e industria e collezionista raffinato.

«A 26 anni chiuse il pianoforte che per vent’anni di studi l’aveva accompagnato, sebbene si fosse diplomato al Conservatorio di Milano a soli 17 anni, ricorda Giuseppina Antognini. Era un perfezionista ed era solito ripetere “in ogni attività bisogna essere il numero uno e io nel pianoforte non lo sarò mai”. Restò però sempre un grande appassionato di musica classica. Si dedicò allora al lavoro e alla collezione, che avrebbe desiderato condividere, alla sua morte, con la sua città, cui si sentiva di dovere molto. Ma non riuscì a realizzare questo suo sogno e mi ripeteva: farai tu quello che non sono riuscito a fare io». Oltre alle opere, Giuseppina Antognini ha deciso di destinare 5 milioni di euro per promuovere la realizzazione del Secondo Arengario del Museo del Novecento.

Signora Antognini, perché, oltre alle opere, ha voluto fare una donazione in denaro?
Ho sempre pensato che Milano sia degna di avere un grande museo del Novecento, convinta che molti collezionisti sarebbero pronti a riempirlo; ma per il momento dobbiamo accontentarci di quello che abbiamo. Quando il Secondo Arengario sarà pronto (quattro anni?) rifletterò sulla possibilità di donare altre opere della collezione (di Picasso, Modigliani, Kandinskij, Rousseau, Carrà, Fontana e altri, Ndr), che è cresciuta nel tempo grazie soprattutto ai suggerimenti dell’amico Frediano Farsetti. Per il momento, con la direttrice Anna Maria Montaldo e il professor Antonello Negri (membro del comitato scientifico del Museo e consulente della Fondazione Pasquinelli, Ndr) abbiamo optato per opere che entrano principalmente nel percorso del Futurismo.

Quando ha iniziato la trattativa?
Era il gennaio 2018 quando chiesi al sindaco Sala un appuntamento per proporre di pensare al raddoppio del Museo del Novecento, con la conseguente donazione, da parte mia, di un contributo finanziario e l’eventuale cessione di un certo numero di opere. Il sindaco mi suggerì di promuovere in città un movimento d’opinione, al quale avrebbe garantito il suo sostegno. La mia richiesta di aiuto ad amici di peso non ebbe successo: nessuno ci credeva né voleva esporsi. Non mi sono arresa e grazie a Clarice Pecori Giraldi e alla sua équipe abbiamo iniziato a lavorare sul progetto. Paradossalmente la pandemia ci è stata d’aiuto: Anna Maria Montaldo, il suo staff e noi tutti, abbiamo potuto concentrarci su questo percorso. La verità è che la mia proposta è arrivata al momento giusto: la città era in piena espansione, i visitatori a Milano erano quell’anno dieci milioni! Solo qualche mese dopo il lockdown avrebbe bloccato tutto. Credo di essere stata guidata dall’alto.

Subito dopo la scomparsa di Francesco Pasquinelli, nel 2011, lei ha istituito in sua memoria la Fondazione Pasquinelli che promuove attività di sostegno nel sociale e in ambito musicale e artistico. Quale ruolo ha avuto la Fondazione in quest’ultima operazione?
Sono due realtà del tutto indipendenti: la Fondazione non è proprietaria delle opere della collezione, però promuove cicli di mostre («L’Arte in una Stanza») curate da Antonello Negri. Dall’8 ottobre al 19 novembre presenteremo la monografica «Julio Paz. Storie fantastiche tra Argentina e Italia», accompagnata dai consueti laboratori didattici per i bimbi delle scuole elementari. Durante la pandemia abbiamo continuato a sostenere vari progetti sociali e anche la sezione musicale, guidata da Maria Majno, non si è mai fermata. A breve apriremo in corso Magenta 42 uno sportello d’aiuto per gli anziani, un mondo che ci sta molto a cuore.

Si sente sola senza i suoi capolavori attorno?
Sono sempre meno attaccata alle cose materiali: ho ancora molti progetti in corso e altri da realizzare, che certamente non mi permetteranno di sentirmi sola.

© Riproduzione riservata
Altri articoli di Ada Masoero
Altri articoli in MUSEI