Max von Oppenheim e i regni d’Anatolia

Il diplomatico è l’eroe della mostra in programma nella Hall Napoléon del Louvre

Lo scavo del sito di Tell Halaf in Mesopotamia nei primi decenni del Novecento. © Fondation Max Freiherr von Oppenheim
Giuseppe Mancini |  | Parigi

È Max von Oppenheim, diplomatico tedesco convertitosi all’archeologia, l’eroe della mostra in programma dal 2 maggio al 12 agosto nella Hall Napoléon del Louvre: «Regni ritrovati. Dall’impero ittita agli Aramei», dedicata alla storia, poco conosciuta, dal grande pubblico, degli imperi e dei regni della Anatolia tra l’Età del Bronzo e l’Età del Ferro. L’impero ittita, che estese il suo dominio fin sul Levante rivaleggiando con l’Egitto di Ramses II. I regni neoittiti o aramei emersi dopo la sua caduta improvvisa, verso il 1180 a. C., e considerati «eredi delle tradizioni politiche, culturali e artistiche dell’impero scomparso», come si legge nel dotto catalogo edito da Lienart.

Membro di una famiglia di banchieri e appassionato sin da giovane di Medio Oriente e di Islam, impegnato in una missione per definire il tracciato della linea ferroviaria Berlino-Baghdad, nel 1899 von
...
(l'articolo integrale è disponibile nell'edizione su carta)

© Riproduzione riservata
Altri articoli di Giuseppe Mancini