Massimo Listri, inviato speciale a Kiev

Un grande fotografo visita la capitale ucraina, dove lo splendore convive con le trincee: «Il mio intento non è raccontare un Paese sotto la macerie, ma la sua bellezza e la sua cultura»

Massimo Listri durante le riprese. L’Istituto Politecnico «Igor Sikorsky». Foto Massimo Listri Massimo Listri nel Monastero delle grotte. Foto Massimo Listri La Casa di cioccolato. Foto Massimo Listri La Casa degli scrittori. Foto Massimo Listri Sede Presidenziale Kyiv. Foto Massimo Listri La Biblioteca Nazionale dell’Ucraina Vernadskij. Foto Massimo Listri Massimo Listri davanti al Palazzo del Parlamento (particolare)
Laura Lombardi |

Quando era intento a montare la mostra nella galleria parigina di Fabrizio Moretti, «Regards français» (9-17 novembre), Massimo Listri ci ha raccontato la sua nuova avventura, la serie di fotografie dedicate alla città di Kiev che, sebbene la notizia sia ancora ufficiosa, verranno presentate entro la primavera 2024 a Firenze nella sala d’Arme di Palazzo Vecchio: «Ho già pensato a un titolo ed è ispirato a un libro di Marc Fumaroli. Solo che invece di Parigi-New York andata e ritorno, il mio sarà “Firenze-Kiev andata e ritorno”. Peraltro Firenze è anche gemellata con Kiev».

Che cosa l’ha convinta a scegliere questo soggetto?
Olga Iaroshevska, la mia fidanzata, è ucraina e si è coalizzata con la sua amica Svetlana Tereshchenko Taccori, mediatrice culturale tra Ucraina e Italia (spesso ospite anche da Bruno Vespa), convincendomi a immergermi in questo lavoro che mi ha portato a trascorrere 19 ore in treno, perché com’è noto il traffico aereo sull’Ucraina è interrotto, quindi Firenze-Bologna-Varsavia-Kiev. Lì hanno organizzato tutte le tappe del mio soggiorno, che è stato breve ma molto intenso e durante il quale ho incontrato personalità del Governo e della cultura ucraina.

Sono immagini che si ricollegano al suo stile, quindi spazi vuoti, interni di architetture, di teatri, di musei, e non è la Kiev che ci arriva dai media.
Il mio intento non era infatti raccontare un Paese in guerra, sotto le macerie. Volevo mettere in luce la bellezza di certi luoghi di Kiev, chiese, Università, edifici istituzionali quali il Ministero della Cultura, Verkhovna Rada ovvero il Parlamento, la Casa degli scrittori, la Biblioteca Nazionale Vernadskij con il grande murale sovietico, ma anche la Casa di cioccolato. Volevo partecipare con spirito di solidarietà e far vedere, tramite i mei occhi, gli aspetti più belli e più poetici di quel Paese.

Come definirebbe questo suo lavoro?
Le mie immagini hanno sempre un tono quasi metafisico e qui ce ne sono alcune molto particolari come quella del Museo Khanenko: una parete rossa con al centro un telo bianco che ricopre un dipinto.

Per proteggere il dipinto? Dunque la guerra, in qualche modo, appare.
Sì, certo, ma in maniera indiretta, specie in una foto emblematica che raffigura quattro colonne del Palazzo presidenziale che sul basamento hanno sacchi di sabbia e sullo sfondo si intravedono altri sacchi con feritoie.

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