Mario Scaglia, «collezionista metallaro»

Il mecenate ha donato medaglie e biblioteca all’Accademia Carrara di Bergamo

La sala dedicata a Mario Scaglia all’Accademia Carrara di Bergamo
Alessandro Morandotti |  | Bergamo

Come collaboratore esterno non sono stato interpellato sulle graduatorie del meglio dell’anno (pubblicate nello scorso numero) stilate da chi «costruisce» con il suo lavoro il mensile ma, se avessi dovuto scegliere la persona da «incoronare», non avrei avuto dubbi: Mario Scaglia. Il grande collezionista e mecenate è stato protagonista recente di una donazione importante all’Accademia Carrara di Bergamo e indirettamente il motore di un riallestimento del museo che ne ha fatto un perfetto pendant della Pinacoteca di Brera degli anni di gestione Bradburne: non ci sono altri musei in Italia, almeno nella mia conoscenza, che abbiano saputo rinnovarsi con analoga intelligenza e pulizia di allestimento in questi anni.

Scaglia ha portato in dotazione una delle raccolte più importanti al mondo di medaglie e placchette, rinascimentali e barocche, e insieme una biblioteca specializzata su quegli argomenti unica nel suo genere, anche per la presenza di libri molto rari. Una dotazione che ha permesso di immaginare nelle sale dell’istituzione civica bergamasca un dialogo molto efficace tra dipinti e medaglie (il caso di Pisanello, di cui il museo possedeva già un ritratto stupendo, è il più eclatante) e che si traduce poi in un ambiente dedicato alla raccolta, una specie di Kunstkammer, dove sono i dipinti, le sculture e le incisioni del museo a essere al servizio dei confronti utili a documentare le invenzioni degli esemplari Scaglia.

Le due collezioni sono state schedate scientificamente nel recente passato in volumi (in più tomi) che costituiranno a lungo libri di riferimento per gli specialisti ma anche per chi studia la fortuna dei modelli attraverso i canali delle riproduzioni incise, o, come nel caso delle placchette, delle fusioni metalliche. Come ha spesso indicato Scaglia, questa passione da «metallaro» è nata in stretta connessione con il suo lavoro e la sua storia familiare, visto che gli Scaglia sono, tra l’altro, leader mondiali da oltre un secolo nella produzione di rocchetti metallici per la manifattura di filati.

Mario Scaglia, attento promotore degli studi, grazie al suo sostegno costante di riviste di storia dell’arte, pubblicazioni e istituti di ricerca, ha anche una collezione di pittura, con opere perlopiù di area lombarda, ed è di nuovo generoso donatore alla Carrara di uno dei più bei dipinti del ’600 non solo lombardo, il «Ragazzo con cesto di pane e dolciumi» di Evaristo Baschenis, un’opera di un naturalismo indimenticabile, alla Michael Sweerts. Non è facile trovare un equivalente in Italia della donazione Scaglia, una devoluzione al patrimonio pubblico esemplare, in un Paese in cui nascono per fortuna molte fondazioni private che si aprono al pubblico, ma dove la difesa delle prerogative private rimane un fondamento imprescindibile iscritto nello statuto.

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