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Marea a Venezia. Chi pagherà | 7. I Comitati privati

360 milioni di euro: a tanto ammonterebbe il danno ai soli beni pubblici dopo le ondate di marea eccezionale iniziate il 12 novembre

L'acqua alta al Campo del Ghetto Nuovo

Nell’immediatezza, un ruolo non secondario hanno giocato i Comitati privati internazionali per la salvaguardia di Venezia: ben 21 afferenti a 11 Paesi, riuniti in un’apposita associazione presieduta da Paola Marini, già direttrice delle veneziane Gallerie dell’Accademia. In virtù di un accordo sottoscritto con il Mibact raccolgono le segnalazioni da Curia, Comune, Soprintendenze e promuovono il finanziamento di singoli restauri.

Ciò spesso si traduce in una velocizzazione per l’affidamento d’incarico a ditte specializzate. In prima linea nel prestare tempestivo soccorso è l’americana Save Venice. «Dal 12 novembre ad oggi abbiamo riunito in tutto 500mila euro con apposita campagna (di cui 45mila dollari generati in una sola serata di gala, il 16 dicembre, ospitata dall’ambasciatore italiano negli Stati Uniti a Washington) e da alti nostri fondi, spiega Melissa Conn, direttrice dell’ufficio veneziano.

Di questi la metà sono già stati destinati alla Galleria Giorgio Franchetti alla Ca’ d’Oro, a 10 chiese (tra cui San Sebastiano, Santa Maria dei Miracoli, e Santa Maria Assunta a Torcello), al Conservatorio Benedetto Marcello, al Cimitero ebraico al Lido, alla Scuola Dalmata di San Giorgio degli Schiavoni e a quella di San Giovanni Evangelista. Abbiamo rapporti consolidati e collaborazioni con le scuole di restauro. Contattiamo personalmente i referenti chiedendo quali siano le necessità in maniera da poter capire come e dove intervenire».

Stesse modalità e reazione immediata anche da parte dell’altro comitato d’oltreoceano, Venetian Heritage alla cui campagna «Support Venice» hanno aderito brand della moda come Bottega Veneta e Pomellato, entrambi orientati a sostenere i restauri per San Marco.

«Sono stati i grandi gruppi a contattarci, dichiara Toto Bergamo Rossi, direttore della Fondazione. Fino a qualche anno fa accadeva il contrario». Destinazioni dal valore emblematico? «Non solo. Utilizzeremo ad esempio 40mila euro messi a disposizione dal fondo della Fondazione Cologni di Milano per ripristinare fan coil e intonaci della Fondazione Cini, ci spiega. Confesso comunque che a fronte di rapporti splendidi, da parte di alcuni funzionari pubblici continuo a percepire una specie di avversione nei confronti del contributo privato. Un tempo lo Stato provvedeva. Ora non è più così: è necessario un update. Personalmente ho deciso di finanziare il restauro del Crocifisso di Giuseppe Torretto, nella Chiesa di San Moisè mentre come Fondazione mi piacerebbe “fare sistema” con gli altri comitati per convogliare finanziamenti in progetti ancora più grandi».

Una linea che Paola Marini conferma di voler già seguire: «Ci faremo promotori di un’azione coordinata per l’emergenza e non solo: crediamo più in generale sia necessaria un’azione congiunta anche per fornire una progettualità». Tra le molte campagne lanciate dai comitati dopo il 12 novembre (tra cui il britannico Venice in Peril) colpiscono gli esiti di quella del Comité Français pour la Sauvegarde de Venise rivolta nello specifico alla Basilica di San Marco.

«Dopo circa 6 miliardi di euro investiti per il Mose e per ora senza alcun risultato, la raccolta fondi da noi lanciata non si è rivelata così semplice, dichiara il presidente Jérôme-François Zieseniss. Alla Basilica riusciremo a destinare, in previsione, circa 30mila euro, un piccolo gesto simbolico rispetto al nostro grande impegno nel restauro del Palazzo Reale. Lo scandalo per la costruzione della maxi opera ha purtroppo trasmesso al mondo un messaggio di corruzione e d’incompetenza.

La sola cosa che vedo come positiva è che oggi molte autorità, che non hanno nessuna responsabilità nello scandalo, si rendono conto del male fatto da coloro che hanno tradito il loro Paese dando un’immagine sbagliata anche dell’ingegneria italiana. Da parte in particolare del ministro Franceschini e del sindaco Brugnaro vedo la determinazione a reagire e a fare della città un paradigma positivo per il futuro
».

Veronica Rodenigo, da Il Giornale dell'Arte numero 405, febbraio 2020



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