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Il cuoco è un artista

Mangiare nel museo con un critico d'arte | Musei reali

Una merenda reale a Torino, tra porcellane di principi e regine

L'interno della Caffetteria Reale a Torino

Dopo il lungo lockdown i Musei Reali di Torino hanno riaperto i battenti e oltre che perdersi per le storiche sale della reggia dei Savoia, riscoprendo luoghi magici come l’Armeria e la Biblioteca Reale, si può anche passeggiare nei Giardini, chiusi da tempo per restauri. Ma la bella notizia per i visitatori è che ha riaperto anche il piccolo gioiello della Caffetteria Reale, nelle sale di quello che nel ’700 era il Servizio di Frutteria, luogo d’elezione per conservare le preziose porcellane delle collezioni di principi e regine.

L’ingresso è dalla Corte d’Onore di Palazzo Reale e qui sono stati sistemati i tavolini all’aperto, alla giusta distanza per i diktat da Coronavirus. Segno dei tempi è il fatto che all’ingresso ti misurino la temperatura, ma a differenza di altri posti dove per farlo ti si presenta uno con una vagamente inquietante pistola da marziano, qui devi fermarti tu davanti a uno schermo. Io ci sono stato con un’amica la seconda domenica di giugno e mi sono, da un lato, quasi commosso pensando a quando la stessa corte decine di anni fa era la sera gremita di sedie per il cinema all’aperto e, dall’altro, non sono rimasto deluso dal cibo, cosa assai rara per le caffetterie dei musei torinesi.

Il locale all’ora di pranzo offriva un menu del weekend dove brillavano una grigliata di carne con verdure (versione easy, 450 grammi a 16 euro, e versione deluxe, 650 grammi a 20 euro), tagliolini al pesto nonché cozze e fagioli in guazzetto. Questi due ultimi piatti erano terminati, ma l’ampia carta dal titolo «Cucina reale» ha fatto superare ogni rimpianto. Tra gli antipasti, acciughe al verde e rosso, insalata russa, giardiniera, vitello in salsa tonnata. Tra i primi, agnolotti al ragù o burro e salvia, tagliatelle con sughi vari, crespelle al prosciutto. Tra i secondi, brasato, pollo alla cacciatora, filetto ai ferri, seppie con piselli. Non mancano piatti come il riso con verdure grigliate o l’insalata d’orzo. Chi era con me non ha avuto dubbi e ha scelto la giardiniera che si è rivelata all’altezza delle attese, verdure gustose e il giusto tocco di aceto. Io ho optato per i classici agnolotti al burro e salvia che erano buoni ma leggermente secchi. Mi sono tenuto leggero e sono passato a un affogato al caffè, chi era con me ha preso ancora un’insalata d’orzo senza infamia e senza lode. Con due calici di Arneis e di Barbera si sono spesi in tutto 52 euro, cifra accettabile per la qualità del cibo e la bellezza della «location».

Per chi ha fretta o vuole spendere meno ci sono comunque tramezzini, panini, focacce e toast a 4 euro. Ma val la pena tornarci per assaggiare la Merenda Reale con biscotti «bagnati» e cioccolata calda o il classico bicerin con paste di meliga (rispettivamente 10 e 8 euro). Da aggiungere che si può accedere alla Caffetteria anche senza il biglietto per i Musei Reali, il che (tanto per i turisti quanto e soprattutto per i torinesi) è una scelta intelligente.

Rocco Moliterni, da Il Giornale dell'Arte numero 409, agosto 2020



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