Man Ray visto da Warhol

Nelle aste viennesi di arte moderna e contemporanea da Dorotheum anche molti italiani, da Marino Marini a de Chirico, da Severini a Vedova e Castellani

Un particolare di «Man Ray» (1974) di Andy Warhol (stima (300-500mila euro). Cortesia di Dorotheum
Elena Correggia |

È una drammatica tensione di forze quella che viene sprigionata da «Piccolo Miracolo», un bronzo di dimensioni contenute (44 cm) appartenente alla serie di sette realizzata da Marino Marini a metà degli anni Cinquanta. Il tema del cavallo e del cavaliere, caro all’artista, viene caricato di un pathos particolare: l’animale indomito è colto nell’atto di disarcionare il cavaliere, una metafora di un’umanità disorientata e ferita dalla tragedia della guerra. La scultura, valutata 180-280mila euro, è uno dei lotti di punta dell’asta di arte moderna organizzata da Dorotheum a Vienna il 31 maggio.

L’immagine del cavaliere disarcionato viene riproposta anche attraverso un dipinto di Marini «Miracolo di colore» del 1955, permeato da un forte dinamismo di forme che amplifica il senso di fallimento e di caducità dell’uomo (150-200mila). Fra gli italiani all’incanto si segnalano anche una veduta di «Venezia. Canal Grande» dal cielo cangiante, dipinta da de Chirico nel ’56 (100-150mila) e una «Natura morta con fruttiera blu, carciofi e pipa» di Gino Severini del ’39, che segna il distacco dell’autore dal linguaggio futurista per abbracciare una nuova fase contraddistinta da valori pittorici più tradizionali (40-60mila).

L’immaginario lirico e fantastico di Marc Chagall è ben rappresentato da «Animal fabuleux: Fabel-Tier» (1926-27), un acquarello che nelle linee essenziali si avvicina alla sensibilità del Primitivismo russo e che al contempo rende omaggio al mondo dell’infanzia, con figure quasi mitologiche che paiono emergere da un sogno a tinte delicate (140-180mila).

La condizione di esule accomunò Chagall a un altro cittadino russo, Alexej von Jawlenskij, che traduce i suoi sentimenti in accordo cromatico nella tela «Variation: Winter» del 1915 (120-160mila), parte di una serie importante di lavori astratti incentrati sul cambiamento ciclico della natura e sul proprio mondo interiore. Il primo giugno, sempre da Dorotheum, è la volta dell’arte contemporanea che vede protagonista Andy Warhol con il ritratto di Man Ray, uno dei suoi artisti preferiti (300-500mila).

L’incontro fra i due, organizzato nel 1973 dal gallerista torinese Giovanni Anselmino, avvenne a Parigi per una sessione fotografica. Da qui nacque l’opera l’anno successivo. Warhol immortalò il maestro surrealista con un cappello da pescatore e il sigaro in bocca, catturandone i tratti con vivide tonalità acriliche fra i rossi e i blu. Accesi contrasti cromatici e un grande senso di libertà traspaiono poi da «SFP89-40», tela del 1989 in cui Sam Francis esemplifica la sua tecnica gestuale del dripping per applicare il colore sulla tela (180-250mila).

Dalle sembianze in apparenza di reperto archeologico, «Snake in a square» di Antoni Tapiès rivela l’elaborato mondo segnico dell’artista che nei lavori materici e dai toni terrosi coniuga una riflessione sulla storia e sull’attualità con tracce di vita vissuta e quotidiana (160-220mila). Meritano infine una menzione «Immagine del tempo ’57-3, T», olio su tela di Emilio Vedova del ’57 che mette in scena una sinfonia informale potente, giocata sulle pennellate violente dei bianchi e dei neri contrappuntate dal giallo (180-240mila), e «Superficie Bianca», un’estroflessione di Enrico Castellani del 1985 proveniente da una collezione privata europea (170-230mila).

© Riproduzione riservata «SFP89-40» (1989) di Sam Francis (stima 180-250mila euro). Cortesia di Dorotheum
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