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Mostre

Mamma Africa all'Archeologico di Bologna

La più articolata esposizione mai organizzata in Italia sull’arte africana

Un scultura lignea Baulé (XIX secolo), Costa d’Avorio. © Hughes Dubois

Bologna. Dal 29 marzo all’8 settembre al Museo Civico Archeologico di Bologna si tiene la mostra «Ex Africa. Storie e identità di un’arte universale» che, con oltre 300 opere rappresenta senza dubbio la più articolata esposizione mai organizzata in Italia sull’arte africana. La mostra non si segnala solo per la quantità, ma anche per la presenza di capolavori assoluti tra cui diversi reliquiari Fang, una sensazionale selezione di opere di potere e di magia del Congo, un nutrito gruppo di opere antiche, fino alle realizzazioni degli artisti africani di oggi. Una grande novità per estensione tematica e temporale.

Nove le sezioni in cui è articolata la mostra: «Semplicemente arte», testimonianza della qualità estetica di opere di grande e piccola dimensione; «Non creazione anonima ma arte di artisti». Per superare lo stereotipo di un’arte frutto di un «generico sapere collettivo» si presentano le opere di alcuni maestri: un artista Mumuye della Nigeria, un gruppo di maschere dei Luwalu, un complesso di opere in avorio dei Lega del Congo, e alcune rare sculture dell’area dell’Ubangi; «Il caso Mande: 1.000 anni di arte del Mali». Una straordinaria selezione di opere medievali, in terracotta e legno per sfatare un altro luogo comune di «un’arte senza tempo»; «Avori afro-portoghesi». Preziosi manufatti che, a partire dal XV secolo, i portoghesi commissionarono ad artisti africani per le collezioni eclettiche europee; «Un’arte di corte, il Benin». Alcuni dei capolavori della città stato di Ife e una selezione delle opere giunte in Europa alla fine del XIX secolo a seguito della razzia inglese in Benin; «Mostra di “Scultura Negra” Venezia 1922». Ripropone una pionieristica rassegna alla XIII Biennale di Venezia; «L’Europa guarda l’Africa». Documenta il rapporto fra le avanguardie storiche del XX secolo e la cosiddetta «Art nègre»; «Un’estetica “diversa”. Ordine e disordine nell’arte vudu». Una straniante selezione di opere cariche di materialità e magia; «Arte africana contemporanea». Opere di artisti africani contemporanei, che affermano la loro identità senza negare la possibilità di contaminazioni critiche con l’Occidente.

La mostra è prodotta da CMS.Cultura con la curatela di Gigi Pezzoli ed Ezio Bassani, il quale, pur essendo scomparso alcuni mesi fa, figura come curatore non solo perché insieme a Pezzoli aveva lavorato alla preparazione della mostra, ma anche perché si è voluto tributare un omaggio a un maestro che, non unicamente in Italia, ha avuto un ruolo fondamentale nella promozione dell’arte africana nella sua dimensione estetica e non come etnografia.

Malgrado le cronache dei primi europei entrati in contatto con l’Africa subsahariana avessero testimoniato, fin dal Quattrocento, interesse e stupore per le opere, le architetture e l’organizzazione sociale di quei popoli, ci sono voluti cinque secoli per ottenere il riconoscimento della qualità artistica degli oggetti africani, culminato con il loro ingresso al Pavillon des Sessions del Louvre.

Pezzoli chiarendo le finalità della mostra ha dichiarato in esclusiva al nostro giornale: «Con il titolo “Ex Africa” abbiamo voluto alludere a un mondo che non esiste più, irrimediabilmente cambiato dalla modernità e dall’impatto con il modello culturale occidentale; mentre, con il sottotitolo “Storie ed identità di un’arte universale” abbiamo fornito la chiave interpretativa di un’esposizione che vuole raccontare storie d’arte e vicende di incontri con uomini e oggetti, che sono contemporaneamente testimonianze di un tempo lontano ma anche di processi in corso».

Antonio Aimi, da Il Giornale dell'Arte numero 395, marzo 2019


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