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Mostre

Mai più arte noiosa

John Baldessari dalle ceneri all’oro

© John Baldessari and Marian Goodman Gallery, New York Electronic Arts Intermix (EAI)

Stoccolma. Se i lavori di John Baldessari nella sua lunga e prolifica carriera sono stati presentati in più di 120 mostre, quella del Moderna Museet, che si tiene dal 21 marzo al 16 agosto, è la prima in Svezia di questo livello. La mostra era in programma già da tempo, da prima della morte, lo scorso 2 gennaio a 88 anni, del gigante dell’Arte concettuale, ma è stata annunciata solo alcuni giorni dopo. Il Moderna Museet allestisce una trentina di lavori, tra cui un’opera cardine come «The Cremation Project»: il 24 luglio 1970, Baldessari annunciò che aveva fatto «cremare» tutte le sue opere realizzate, tra il 1953 e il 1966. Riunì le ceneri in una decina di scatole, alcune a forma di libro su cui scrisse «John Anthony Baldessari, maggio 1958-marzo 1966». Con alcune ceneri ci fece dei biscotti e li chiuse in un barattolo che fu esposto lo stesso anno al MoMA nella mostra «Information». Per Baldessari era stata una «rinascita», la «liberazione» dall’arte tradizionale dei dipinti di gioventù e l’inizio di una nuova carriera, in cui l’idea e il concetto vincevano sulla forma. Nel 1971 dichiarò: «Non farò mai più arte noiosa». Di quell’anno è l’opera video «I’am Making Art» (nella foto), in cui l’artista si mette in scena filmandosi in posizioni diverse, perlopiù sgraziate, rigide, rivendicando la libertà creativa dell’artista in ogni sua azione. È tra le opere allestite a Stoccolma: «Con una vena di umorismo e autoironia, John Baldessari ha sfidato di volta in volta le regole e le nozioni prevalenti nell’arte», ha osservato la curatrice Matilda Olof-Ors. Nato nel 1931 a National City (California), figlio di un italiano emigrato negli Usa, Baldessari è stato uno degli artisti più influenti della scena americana e mondiale. Mescolò fotografia, pittura, scultura, performance, poesia, traendo spunti anche dalla cultura di massa. Nel 2009 ottenne il Leone d’oro alla Biennale di Venezia e lo stesso anno la Tate Modern di Londra gli dedicò una grande retrospettiva.

Luana De Micco, da Il Giornale dell'Arte numero 406, marzo 2020



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