Luigi Gallo: «I progetti per i prossimi anni a Palazzo Ducale»

I nuovi direttori dei «supermusei» statali | Galleria Nazionale delle Marche

Stefano Miliani |  | Urbino

La Galleria Nazionale delle Marche a Palazzo Ducale a Urbino, tra i musei statali autonomi del Mibact, è destinata a cambiare. Lo dice il neodirettore Luigi Gallo, in sella da novembre. Storico dell’arte, nato a Roma nel 1966, con diverse esperienze tra antico e moderno, ha preso il posto tenuto da Peter Aufreiter che a fine incarico, il 31 dicembre 2019, ha preferito tornare in Austria.

Direttore Gallo, come avete risposto alla pandemia?

Con i musei chiusi dai primi di novembre abbiamo potuto riflettere meglio sui progetti per i prossimi anni. Con lo staff ci siamo concentrati sul riordino della collezione permanente che partirà dalle sale del secondo piano, mai aperte al pubblico, con la collezione del ’500, ’600 e ’700 che contiamo di inaugurare nella seconda metà del 2021. Inoltre lavoriamo al progetto di un ascensore che permetterà alle persone disabili, agli anziani, alle famiglie con bambini o a chi non vuole salire le scale di arrivare al secondo piano rendendo l’intero museo accessibile a tutti. Il riordino proseguirà poi con il piano nobile nella successione delle sale sul ’300 e ’400. Oltre a creare una vera lista di opere da restaurare abbiamo lavorato molto anche per attivare convenzioni con istituti di ricerca. Ne abbiamo firmata una con la Scuola di specializzazione di Storia dell’arte dell’Università La Sapienza di Roma, dove c’è un insegnamento di scrittura per l’arte per cui studenti del terzo ciclo, già formati dunque, ci aiuteranno nella redazione di tutte le didascalie. Le vogliamo «diverse», molto raccontate: di ogni opera vogliamo dire qualcosa in più, da dove viene, quale storia ha l’autore, di che cosa parla il soggetto. Tramite app le renderemo scaricabili sui device dei visitatori. Inoltre vorrei creare una rete di «Amici del museo» in cui riunire chi si voglia identificare nella sua storia. Le Marche vantano molte eccellenze imprenditoriali che dovrebbero riconoscersi nella Galleria, considerarla quasi il «salotto buono» della regione.

Ritiene adeguato il sistema di illuminazione?

È tra gli interventi strutturali più urgenti e importanti. L’illuminazione risale agli anni ’90, è desueta, bisogna ripensarla con le nuove tecnologie, come le luci a led. In questo lavoro di ripensamento museografico e di valorizzazione dell’intera collezione possiamo contare sui nostri bravissimi storici dell’arte, architetti e amministrativi. Sarà utile inoltre confrontarci con consulenti esterni per migliorare le nostre proposte: una convenzione con l’Istituto superiore per le industrie artistiche di Urbino è stata firmata per ragionare sull’identità grafica e la museografia della Galleria.

Con la chiusura forzata avete lanciato in rete video di alta qualità.

Per far parlare il museo abbiamo lavorato molto sulla sua immagine, promuovendola sui social grazie all’impegno costante del nostro ufficio comunicazione. Inoltre abbiamo la fortuna di avere un collaboratore che è un regista e autore di un lungometraggio, Claudio Ripalti: cura con noi la serie «Il museo si racconta», in cui in tre minuti parliamo del palazzo e delle sue opere. Sta avendo molto successo in rete.

Siete intervenuti nello Studiolo degli uomini illustri di Federico da Montefeltro?

Lo abbiamo liberato dalle paratie di protezione per fare una campagna fotografica degli intarsi quattrocenteschi e una pulitura. Le paratie tornano perché il pubblico va separato dai preziosi intarsi, ma intanto abbiamo condiviso immagini bellissime, molto seguite sui canali social.

Quali mostre avete in programma?

Le mostre sono importanti ma questi tempi di crisi sanitaria, con la difficoltà di movimentare le opere e le incognite legate agli spostamenti del pubblico, hanno evidenziato la fragilità di una politica culturale troppo legata agli eventi a discapito delle collezioni permanenti. A fine maggio apriremo una grande mostra sugli arazzi tratti dai disegni di Raffaello, in collaborazione con i Musei Vaticani e il Moblier Nationale di Parigi, e in quattro anni ritengo si possano organizzare altre due importanti mostre: una sarà per il centenario di Federico da Montefeltro nel 2022, alla quale stiamo già lavorando, e una nel 2024 su Federico Barocci, pittore di Urbino. Mi piacerebbe fare anche due mostre di arte contemporanea in quello che era lo «Spazio K». Avremo modo di riparlarne.

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